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L'Aquila Mon Amour

Creato il 23 ottobre 2012 da Gianlucaciucci
L'Aquila Mon AmourSuccede, non da poco tempo, che mi trovi in difficoltà di fronte alle notizie che hanno maggior presa sul pubblico, fenomeno testimoniato dalla rincorsa di commenti sui social di tutte le specie.
Ne è esempio lampante quanto avvenuto domenica, quando da tutte le parti rimbalzava la polemica (interessantissima) interna al Partito Democratico sulla questione Serra; mentre avevo trovato piuttosto degna di nota l'intervista che il costruttore Piscicelli (quello che rideva a L'Aquila per intenderci) aveva rilasciato a Repubblica. Un'intervista in cui si parlava di fatti gravi, personalità di rilievo che avrebbero un prezzo, la politica che si farebbe pagare il pizzo e amenità del genere. Mi sarei aspettato una sollevazione da parte di coloro che venivano nominati in quell'intervista, ma ancor più mi sarei aspettato un serrato botta e risposta tra le migliaia di opinion leader di sé stessi che animano la rete. Ma questo è un altro discorso, o meglio è lo stesso ma non è questo il centro del discorso.
Ieri il giudice unico Billi ha condannato sette membri della Commissione Grandi Rischi a sei anni di reclusione e al risarcimento delle famiglie delle vittime del sisma de L'Aquila del 6 aprile 2009; sette scienziati di chiara fama sono stati considerati colpevoli di aver dato avvertimenti insufficienti alla popolazione, esponendola al pericolo mortale di una scossa più forte di quelle registrate in precedenza.
Una sentenza della quale conosciamo in realtà poco più che la pena comminata, visto che soltanto quando sarà depositata la sentenza si potranno leggere le vere e chiare motivazioni che hanno portato ad una decisione tanto dura, esemplare secondo il CSM, folle secondo la comunità scientifica. Sono seguite le reazioni di praticamente tutti: da Schifani che, se non lo ricordate, è ancora Presidente del Senato a Sergio Rizzo sulle pagine del Corriere (Mario Tozzi ha scritto su La Stampa), giù giù fino ad un gruppo di miei contatti personali su Facebook.
Molte questioni risultano oscure in questa vicenda e nessuno che se ne sia interessato. In particolare mi ha colpito il fatto che professionisti, anzi luminari come Franco Barberi ed Enzo Boschi si siano prestati ad una messa in scena orchestrata dall'ex governo in carica, per mano di Guido Bertolaso che non risultava tra gli indagati ma che dovrebbe invece spiegare molte cose. Ad esempio perché abbia convocato in tuta fretta una riunione della Commissione, recuperando alcuni membri in elicottero e portandoli a L'Aquila il 31 marzo per poi congedare tutti dopo appena quarantacinque minuti. Perché di quella riunione non sia stato steso un verbale il 31 marzo stesso ma solo una settimana dopo, quando ci si trovava in mezzo alla macerie. Come mai le conclusioni, alle quali avrebbe portato l'incontro, fossero già conosciute dalla stesso Bertolaso ben prima che l'incontro avvenisse, tanto da esporle con la sua solita boria in una telefonata intercettata (e per la quale è in corso un'altra causa). Ma più di tutto mi chiedo, di nuovo, perché degli uomini tanto importanti abbiano deciso di firmare un documento senza sapere chi l'avesse redatto (parole di Boschi), perché mettere la faccia e la firma su quel documento che li avrebbe portati alla sbarra. La situazione appena descritta mi ricorda un modus operandi ma pure un clima figlio del Governo Berlusconi, durante il quale si facevano cose con grande leggerezza nella certezza che nessuno avrebbe eccepito mai, che il commander in chief (in questi frangenti Guido Bertolaso) vivesse al di sopra di tutto e tutti. Oggi in pochi sono pronti ad ammetterlo ma per anni Bertolaso è stato visto come un dono della Provvidenza, un uomo da ascoltare e seguire; i fatti, come sempre, hanno dimostrato che la provvidenza non esiste, esistono solo uomini disonesti.

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