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L’ascesa di Sottile e il boom di ascolti

Creato il 31 ottobre 2010 da Iltelevisionario

(A fil di rete di Aldo GrassoCorriere della Sera) C’è chi sostiene che il prossimo conduttore di «Matrix» sarà Salvo Sottile, giornalista del Tg5 (dopo una breve e infruttuosa parentesi a SkyTg24), promosso sul campo per aver conquistato audience a «Quarto grado», un programma sui grandi gialli irrisolti che finora non era stato ancora intercettato, o quasi, dal radar degli ascolti (Retequattro, venerdì, ore 21.10) Salvo è palermitano, figlio del giornalista Giuseppe (ex Giornale di Sicilia, ex Studio aperto di Liguori,attualmente curatore del Foglio del sabato, quello delle lenzuolate), cronista e anche scrittore.

Il botto, «Quarto grado» l’ha fatto con il caso di Sarah Scazzi: inviati sul posto a strappare l’ultima diceria dell’untore, la solita compagnia di giro in studio (dove brillano il criminologo Massimo Picozzi e l’ineffabile Barbara Palombelli), rafforzata, volta a volta, da altri criminologi (una genia in via d’espansione), da psichiatri, dall’ex comandante dei Ris Luciano Garofalo, da gente che ha tempo da perdere e una gran voglia di mostrarsi. Il delitto viene, ogni volta,rappresentato secondo un preciso format che nulla ha a che fare conl’informazione, con ciò che normalmente chiamiamo giornalismo. Premesso che, in Europa, solo la nostra tv dedica così tanto spazio ai delitti risolti e irrisolti (un tratto antropologico, una decisione politica, una totale mancanza di riservatezza da parte delle procure?), conviene fare qualche considerazione sul successo di «Quarto grado», come di tutti queiprogrammi il cui ascolto è stato drogato dal caso Scazzi. Per mantenere alti gli ascolti, bisognaaugurarsi un delitto scellerato al mese (è ovvio che quelli normali non bastano più), bisognatrasformare ogni fatto di «nera» nell’espressione della crudeltà, della perversione, delle sporcizie,dell’inferno in cui siamo immersi? E se non se ne trovano, bisogna crearli? Per un pugno di desolati spettatori in più ci nutriamo allegramente del nostro sfacelo.



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