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L’ETERNO RITORNO ALL’ORDINE DELL’ ARTE #classicismo #avanguardia #estetica

Creato il 08 marzo 2014 da Albertomax @albertomassazza

sironiDopo l’orgia iconoclasta e anti-figurativa delle avanguardie storiche, con la fine della Grande Guerra, in tutta Europa si assistette a un ripensamento generale delle estreme sperimentazioni che avevano caratterizzato il decennio precedente l’inizio del conflitto, anche da parte degli stessi protagonisti di quel periodo. La necessità di ritrovare un’armonia davanti alle macerie della catastrofe bellica, portò gli artisti a rivolgersi verso la grande tradizione figurativa, rigettando quell’estetica del brutto così tenacemente ricercata dalle avanguardie storiche. Gli epicentri di questa nuova tendenza estetica, destinata a condizionare per lungo tempo il gusto artistico non solo europeo, si localizzarono in Francia, in Germania e in Italia, sul finire degli anni dieci del secolo. In Francia, Ozenfart e Jeanneret (che pochi anni dopo prese il nome di Le Corbusier) fondarono il movimento purista, con l’intento di superare il cubismo attraverso la ricerca di un equilibrio tra il bello ideale e la civiltà delle macchine. In Germania, dopo l’estrema esperienza anti-figurativa del Blauer Reiter, ci si rivolse a un realismo espressionista fortemente radicato nel contesto sociale, con una lettura capace di evidenziarne le miserie e le contraddizioni, attraverso l’uso del grottesco e del satirico; tale tendenza si incanalò nella corrente Nuova Oggettività di Otto Dix e George Grosz.

La nuova visione estetica, in Italia trovò applicazioni teoriche e pratiche più diversificate e diffuse. Se ne fece promotore un gruppo di intellettuali ed artisti gravitanti attorno alla rivista Valori Plastici, edita dal 1918 al 1922, che già dai primi numeri, con interventi dei fratelli De Chirico, di Carrà e di Morandi, decise di indirizzarsi verso una riscoperta del classico, reinterpretato in chiave contemporanea, seguendo il sentiero della pittura metafisica che Giorgio De Chirico aveva aperto già da alcuni anni. Partendo da questi presupposti, la critica d’arte Margherita Sarfatti, in stretti rapporti con Mussolini, coordinò un movimento artistico denominato Novecento che coinvolse, oltre agli artisti di Valori Plastici, pittori come Severini, Casorati e Sironi, letterati come Bontempelli, architetti come Muzio e Giò Ponti. Da questo movimento si generarono stili diversi, tra classicismo e arte popolare, realismo magico e razionalismo, modernismo e tradizione. Il regime italiano – come più tardi quello sovietico e quello tedesco – favorì gli aspetti più funzionali all’estetica della sua politica per farne strumento di propaganda. Questo complesso movimento trans-nazionale è passato alla storia dell’arte come Ritorno all’ordine (Rappel a l’ordre in francese).

Ad ogni buon conto, il rapporto tra avanguardie storiche e Ritorno all’ordine sintetizza in maniera esemplare la dicotomia nietzscheana tra dionisiaco e apollineo. Quanto avvenuto negli anni venti non è altro che una replica radicalizzata dei ciclici avvicendamenti di stili manifestatisi nel corso della storia dell’arte. Sotto questa luce, il Romanico rappresentò un ritorno all’ordine rispetto all’arte barbarica; l’Umanesimo rispetto al Gotico; il Neoclassico rispetto al Barocco; il Realismo rispetto al Romanticismo. E’ l’eterno conflitto tra estro e razionalità che deve trovare il suo bilanciamento; ad un periodo dominato da uno dei due aspetti deve necessariamente far seguito uno in cui è preponderante l’altro aspetto.



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