Magazine Attualità

L’indebitamento nei bilanci dei comuni

Da Openblog

Per un ente locale l’indebitamento non è di per sé un elemento negativo, in quanto può servire a finanziare infrastrutture necessarie per la comunità. Detto questo, va tenuto conto della sua dimensione per capire se potrà essere sostenibile. Un focus sulle maggiori città italiane.

Gli enti territoriali possono contrarre debiti solo per finanziare i propri investimenti. SI tratta della cosiddetta golden rule: le amministrazioni pubbliche non possono indebitarsi per pagare le spese correnti (come quelle per il personale o i servizi che eroga ai cittadini) ma solo per opere pubbliche e altri tipi di investimenti.

Questo principio è stato addirittura inserito in costituzione con la riforma del titolo V nel 2001. Da allora, infatti, la nostra carta fondamentale recita all’articolo 119:

«(…) I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti. »

Quindi il debito di per sé non deve essere letto come un dato necessariamente negativo, in quanto può essere impiegato per fornire alla propria comunità le infrastrutture necessarie al suo sviluppo sociale ed economico.

Ovviamente però è un dato da tenere d’occhio per la salute del comune e la sua futura solvibilità. Per questa ragione sulla piattaforma openbilanci esiste un indicatore apposito per valutare l’incidenza del del debito sul bilancio comunale. Per fare ciò, misura l’incidenza dei debiti totali (in bilancio e fuori bilancio) del comune in relazione alle entrate correnti riscosse nel corso dell’anno. Più è alta questa percentuale, maggiore è il peso del debito per l’amministrazione locale.

Osservando questo valore tra le città superiori ai 200mila abitanti nel 2014, notiamo che quella dove l’indicatore è più alto è Torino (301,46%).

A seguire, staccate, Catania (171,76%), Milano (159,68%), Genova (149,72%) e Napoli (128,09%). In tutte le altre maggiori città italiane, questa quota è inferiore al 100%. I livelli più bassi si riscontrano in particolare a Bologna, Padova, Bari e Roma, tutte sotto il 35%. A questo proposito va ricordato che la Capitale, nel 2008, ha visto gran parte del suo debito spostarsi a carico di una gestione commissariale.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog