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L’UE e i rischi dell’allargamento: quale tutela per i prodotti nostrani?

Creato il 05 giugno 2015 da Ostinato @MatteoCinalli

Schermata 2015-06-05 a 15.32.50L’allargamento dell’UE prende sempre di più piede. Più si va avanti, più arrivano richieste e conferme di nuove Sorelle Europee. Oltre alle domande di alcuni Paesi dell’Ex Iugoslavia come l’Albania, è arrivata la conferma della Croazia come nuovo Stato Membro dell’UE. E’ un evento importante; storicamente si sa, l’UE nasce per unire chi in tempi passati era continuamente in guerra, spesso per motivi di confine. Ora però nasce un nodo non da poco, quello dell’omonimia o l’estrema somiglianza di alcuni prodotti. L’UE nata per unire ciò che era diviso, rischierà di finire in una “guerra” dei prodotti come successe fra Italia e Francia sui vini? Quest’ultimo però è un caso ben diverso. Dalle Regioni della Ex- Jugoslavia non è la prima volta, che si riscontrano casi di omonimia, non solo fra i prodotti, ma anche nell’ambito dell’associazionismo, dove in alcuni casi oltre al nome sono stati ripresi anche i simboli. Ma questa è un’altra storia… La partita del Prosecco Italiano contro il quasi omonimo, benché sia stata già discussa nelle sedi opportune della Comunità Europea, pare che sia ancora aperta. I Croati rinunceranno difficilmente al nome Prošek ed è ancora fresca nella mente di molti produttori e consumatori Italiani, la sorte che toccò al “Tocai” friulano, che dopo strenue battaglie contro l’omonimo “Tokaji” ungherese, perse il confronto e alla ditta Italiana toccò il semplice titolo di “Friulano”. Su questo tema complesso abbiamo chiamato in causa Luca Avenanti, titolare dell’azienda vinicola “Terra Cruda” : D. – L’UE pone dei vincoli sui prodotti degli stati membri, che a volte risultano poco attenti alle particolarità del singolo stato, se si va avanti così si rischia l’omologazione e la globalizzazione in senso Europeo- La vicenda del Tocai potrebbe ripercuotersi su un prodotto Italiano, per esempio un Bianchello del Metauro? R – La tutela del marchio è un argomento molto difficile e controverso. E’ ovvio il fatto che l’etichetta che si vorrebbe plagiare è quella più blasonata e famosa. C’è chi ha impiegato tempo,denaro e idee per creare un prodotto, se il primo che passa può plagiarci, il lavoro diventa inutile.– continua Avenanti – Le faccio un esempio, noi in questo momento stiamo lavorando su un progetto che riguarda il Vino di Visciole. Mettiamo che un giorno la Romania si accorge che con le proprie visciole può fare un vino simile e può utilizzare senza problemi un nome altrettanto simile: il nostro sarebbe uno spreco inutile di forze, perché porterebbe a svantaggio l’originalità, il lavoro del produttore italiano e la rovina delle tradizioni, quelle tradizioni tramandate di padre in figlio per secoli e che derivano da un sapere artigianale e contadino, un sapere e un modo di lavorare che partendo da una base semplice che si sono evoluti nel corso degli anni. Ma una cosa è sicura: non potranno mai copiarci il DNA. Le nostre montagne, i nostri mari, il nostro clima …e noi stessi. Di certo, però, l’omologazione in tempi di crisi non aiuta.” Nel frattempo solo verso metà luglio si è sentita una risposta ancora troppo flebile, dell’Unione Europea sul tema. Per quanto l’UE abbia riconosciuto la denominazione di Origine Protetta, afferma che: “spetta alle autorità competenti degli Stati membri l’assegnazione del marchio D.O.C.” . L’allargamento dell’UE agli Stati che fanno parte geograficamente dell’Europa è importante, ma lo è ancor di più la protezione dei prodotti degli Stati Membri, soprattutto in tempi di Crisi. Questa volta l’UE ha però davanti a sé una Croazia, che ancora non ha scoperto le carte sulle proprie intenzioni, perché nel trattato di adesione all’UE non era prevista la protezione del Prošek. In questi giorni gli esperti legali dell’UE stanno studiando tutti i cavilli legali e burocratici, per capire se “Prošek” sia una evocazione illegale del nome “Prosecco”. Inoltre i Legali ritengono che se il governo o i produttori italiani dovessero presentare ricorso contro il ‘Prosek’, solo la Corte di giustizia dell’Ue potrebbe trovare una soluzione a tutto ciò e dall’altra parte il Governo Croato dovrà togliere ogni velo dalle proprie intenzioni sul caso in questione.

Matteo Cinalli

Pagina originale del Magazine “L’Artigiano – 5″


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