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L’umorismo di Edgar Allan Poe

Creato il 04 settembre 2011 da Patrizia Poli @tartina

“Dall’adolescenza alla tomba, Poe visse un’esistenza tormentata - visitato da fantasmi di speranze deluse, ossessionato dalla morte nell’amore, dalla stupidità, dalla quasi follia di tanti suoi gesti, dalla vana attesa del successo, della sicurezza e della felicità.  In un mondo indifferente che valutava il denaro più della poesia egli trovò sollievo unicamente nell’annientamento di se medesimo.”

Così Philip Lindsay definisce Edgar Allan Poe nella sua biografia dello scrittore americano. Dalla sua descrizione emerge il ritratto di un uomo triste e allucinato, perennemente sgomento, incapace di sprazzi di allegria. Questa è, infatti, l’immagine che scaturisce dai racconti orrifici più famosi di Poe - il quasi autobiografico “William Wilson”, “The Fall of the House of Usher”, “The Pit and the Pendulum”, etc.

In realtà, accanto a questi celebri racconti del terrore, in cui l’atmosfera è effettivamente tesa e allucinata, coesistono racconti meno noti, che possono essere definiti senza esitazione umoristici.

Ne esamineremo sei - “The Man who was Used up”, “The Spectacles”, “Le Duc de L’Omelette”, “Bon Bon”, “X-ing a Paragraph”, e “Diddling Considered as One of the Exact Sciences” - cercando di estrapolare da essi le caratteritiche principali dell’umorismo di Poe.

Poe si è interessato all’umorismo anche da un punto di vista critico. Nel 1836 recensì per il Southern Literary Messenger   le Gerogia Scenes di Longstreet.

Seldom in our lives

dice Poe

have we laughed as immoderately over any book as over the one now before us.

Poe è capace di ridere, e anche di far ridere, prova ne sia che la recensione alle Georgia Scenes non è soltanto un saggio sull’umorismo, ma è anche un saggio umoristico.  

Per esaltare la cultura di Longstreet, Poe afferma che egli è:

learned in all things appertaining to the biped without feathers

Poe apprezza notevolmente l’umorismo di Longstreet, soprattutto per il suo realismo, per la capacità dell’autore di riprodurre bozzetti genuini di vita del sud. Tuttavia, balza immediatamente agli occhi il fatto che l’interesse di Poe si appunta soprattutto su alcuni dei racconti di Longstreet, che egli gode particolarmente nel riportare.

Uno di questi contiene una scenetta in cui un viaggiatore assiste inconsapevole alle prove di una recita, credendo si tratti di verità.  Corre perciò al salvataggio di un disgraziato a cui dei malviventi avrebbero strappato un occhio.

Un’altra scenetta apprezzata da Poe è quella di un maestro di scuola picchiato selvaggiamente dai suoi alunni a cui non ha concesso le vacanze pasquali.

Un’altra ancora è la riproduzione di un gioco diffuso nel sud-ovest, durante il quale un povero papero è sottoposto ad atroci torture finché uno dei giocatori non riesce a staccargli di netto la testa. Poe definisce tali azioni “barbare” ma il lettore avverte sicuramente quanto in realtà esse risultino divertenti per lui. 

Sorge quindi il dubbio che l’umorismo di Poe sia di tipo un po’ particolare, basato sul sadismo e sulla bizzarria.

Tornando alla definizione di Lindsay, dovremmo correggerla in questo senso: Poe era un uomo strano, allucinato, il quale, tuttavia, sapeva ridere, per lo meno di un riso sinistro e beffardo. 

 continua…


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