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La chiave del successo? Capire il lettore, non scrivere quello che vuole

Da Marcofre

mioglia panorama

Eh, lo so cosa pensi.
Qui alla fine parliamo sempre delle stesse cose, almeno in apparenza. In realtà se si parla sempre delle stesse cose significa due cose:

  1. Non sono in grado di farmi capire;
  2. Sono cose importanti, e allora ne parlo spesso e volentieri.

E comunque puoi sempre mollare questo blog: nessuno ti obbliga a seguirmi, giusto? Giusto!

Alle prese con un golpista. Cioè moi

Tutti o quasi hanno eletto a proprio re il lettore, non la parola. Se non intercetti il lettore, dove vuoi andare? E per riuscirci devi per forza guardare cosa legge, e poi costruire su misura dei suoi gusti una o più storie. E il successo è garantito.
O quasi.
Qui ai margini della Savana, cioè volevo scrivere: qui da Savona, abbiamo un altro modo di pensare.
Sarà che i liguri sono cupi e funerei, hanno orrore delle feste, e pensano seriamente che le persone allegre lo siano perché hanno i minuti contati, ma crediamo (anzi no: credo), che il lettore non sappia affatto quello che vuole. Glielo devo dire io.
Praticamente sei alle prese con un golpista. Un tipaccio poco raccomandabile, da evitare come la peste, che non si cura di quello che gli altri pensano e fanno, e anzi è persuaso di essere nel giusto (ti svelo un segreto: è proprio così). E allora? Allora cospira.
Fa piani per rovesciare lo status quo.
Tesse una rete di storie, di racconti, poi li mette in vendita come file. E continua a scrivere.

Per salvarmi, cito Nabokov!


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