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La Consulta cancella la Fini-Giovanardi. Ecco un ddl per la legalizzazione

Creato il 12 febbraio 2014 da Molipier @pier78

Scritto da: Ivan Lagrosa 12 febbraio 2014 in Attualità, News, Politica Inserisci un commento

Come largamente preannunciato, la Consulta ha dichiarato incostituzionale, e quindi annullato, la legge Fini-Giovanardi. È così tornata in vigore la legge precedente, la Iervolino-Vassalli del 1990.

Adesso è necessario proporre una nuova legge che disciplini la materia degli stupefacenti, non potendoci certamente affidare ad una legge di venticinque anni fa.  Vediamo quindi perché è assolutamente necessario ripensare le politiche sulle droghe, in un’ottica di legalizzazione.

Innanzitutto c’è da dire che, come già affermato da Roberto Saviano, essere a favore della legalizzazione non significa affatto tifare per le droghe e tantomeno incentivarne il consumo. Significa semplicemente affrontare il problema in modo diverso, dato il totale fallimento dell’impostazione proibizionista.

Nonostante le politiche repressive, la droga è infatti tutt’oggi la merce più reperibile al mondo, sia di giorno che di notte. Attorno ad essa si sviluppa il giro d’affari più florido del mondo: 400 miliardi annui. In Italia, come si sa, questa florida economia della droga è totalmente in mano alle mafie. Il che non si traduce semplicemente in non-guadagni per lo Stato, ma si traduce in ben altri danni: le mafie, facendo aumentare i costi delle droghe, inducono coloro che hanno dipendenza ma non disponibilità economica a rubare. Inoltre, non essendoci alcun tipo di controllo sulle sostanze vendute, queste vengono spesso mischiate con plastica, cera per scarpe, grassi animali, pezzi di vetro e ammoniaca. Tutto ciò aumenta i guadagni delle mafie e mina pericolosamente alla salute dei consumatori: molte delle morti legate all’uso delle droghe sono causate proprio da queste sostanze letali usate per i tagli. E guai a dire “hanno solo da non drogarsi”. Si potrebbe fare lo stesso discorso per coloro che fumano, giocano ecc.

Se poi pensiamo che stiamo parlando di legalizzazione esclusivamente della cannabis, si vede come ciò non costituirebbe un pericolo serio per la salute, come molti vogliono invece far credere, essendo la cannabis, secondo la rivista medica “The Lancet”, meno dannosa del tabacco e dell’alcool.

Ritornando sull’aspetto economico, secondo il professor Marco Rossi dell’Università La Sapienza, la legalizzazione potrebbe portare fino a 5 miliardi di entrate dirette e fino a 2 miliardi di entrate indirette, l’anno, nelle casse dello Stato. Si andrebbero inoltre a creare tra i 250000 e i 300000 posti di lavoro e si andrebbe, non da ultimo, a ridurre i costi legati alle attività di contrasto, quantificabili in circa 2 miliardi l’anno.

Benché sarebbe auspicabile che fosse lo Stato ad occuparsi direttamente della produzione, della distribuzione e della vendita di stupefacenti, dobbiamo realisticamente concordare nel fatto che nell’immediato ciò non sarebbe realizzabile sia per questioni di principio, ancora profondamente radicate nella cultura del nostro paese, sia per difficoltà pratiche oggettive.

Ecco quindi che un disegno di legge dell’Onorevole Giuseppe Civati (Pd), presentato pochi giorni fa alla Camera, si pone come obiettivo proprio quello di aprire una fase sperimentale e transitoria che dovrebbe portare, in un futuro, al monopolio statale della cannabis.

L’articolo 1 del ddl prevede che “la coltivazione a fini di commercio, l’acquisto, la produzione e la vendita di cannabis e di prodotti da essa derivati sono soggetti ad autorizzazione”.

Si dovranno quindi stabilire i presupposti per il rilascio e la revoca delle autorizzazioni e la tipologia di esercizi autorizzati alla vendita.

La quantità massima acquistabile da un singolo soggetto sarebbe di cinque grammi e la vendita sarebbe comunque vietata ai minori.

cannabis Corte Costituzionale legalizzazione Pippo Civati 2014-02-12

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