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La correttezza paga. Sei un editore scorretto? Fuori da qui!

Creato il 10 luglio 2014 da Diletti Riletti @DilettieRiletti

pappice

Che zappare sia faticosissimo non lo mette in dubbio nessuno, io figlia di un operaio men che meno, ma che scrivere e compiere operazioni affini non sia una passeggiata di salute pare l’abbiano dimenticato in molti. Tutto, come spesso accade, comincia in rete, da un articolo di Chiara Beretta Mazzotta, dalle riflessioni di Federica Aceto, dai post divertentissimi e intelligentissimi di Gaja Cenciarelli su facebook, da un’idea di Luca Pantarotto di Holden & Company e dalle braccia mie e di Francesca Schipa nasce e prende vita un’idea. Voi non pagate? Fuori da qui! E chi sono i voi? Sono alcuni editori che mentre piangono per la crisi del libro da una parte, dall’altra decidono che il lavoro dei propri collaboratori sia classificabile come gentilissima elargizione spontanea, cioè gratis. Ma gratis lo decidono loro, da soli e di forza. Non lo sapevate che i traduttori compiono il loro lavoro solo toccando le pagine e recitando una formuletta magica tipo simlabin, ma in quattordici lingue? E che gli editor si limitano a osservare la pagina finché quella, vergognatasi, si rende perfettissima da sola? E i grafici? Ah, quelli sono proprio dei lavativi, che tanto fa tutto il computer. E altri, tanti altri ancora. E noi blog, siti, giornali e chiunque voglia aderire, dal libraio all’edicolante, decidiamo di prendere una posizione: se non retribuisci chi collabora con te io non voglio che i tuoi libri siano sul mio blog, e visto che nessuno ci paga, e quello che facciamo lo facciamo con e per passione siamo liberissimi di fare come ci pare. Di fare una lista no, di quello non siamo liberi, che se pure scrivi cose vere in Italia il rischio di passare un guaio resta troppo alto, ma di dirci tra noi chi e cosa combina di quello siamo liberissimi, come pure di decidere di spendere i nostri soldi per comprare libri frutto dell’impegno di editori che siano corretti. Siamo solo una goccia? Può essere, la gente spesso si affida ancora a criteri disparati per decidere cosa far arrivare nella propria libreria, però il dialetto mi supporta per esprimere il concetto che al momento mi è caro:

Ricett’ ‘o pappice vicino ‘a noce: ramm’ ‘o tiemp’ ca’ te spertoso!

(per i non partenopei: disse il tarlo alla noce, dammi il tempo che ti buco)

La foto a corredo di questo articolo, realizzata da me, Francesca e Luca sarà a diposizione di tutti quelli che vogliano lanciare un messaggio dal proprio blog.

Le cose devono cambiare e qualche volte un cambiamento può cominciare pure da un pappice.

 

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