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La differenza tra metodi naturali e contraccettivi

Da Uccronline

SposiPersiste spesso un equivoco sulla posizione della Chiesa la quale sottolinea come un bene per gli sposi l’utilizzo dei metodi naturali per la regolazione della fertilità (sicuri tanto quanto gli anticoncezionali, dicono gli studi) ed invece mantiene una posizione critica verso la contraccezione.

Molti non capiscono la differenza e non avendo approfondito le differenze ritengono sia una posizione ipocrita da parte della Chiesa cattolica. C’è ovviamente un errore di comprensione su cosa siano i metodi naturali, questa disinformazione è all’origine del pregiudizio (identico a quello per cui l’annullamento del matrimonio tramite la Sacra Rota sarebbe la “via cattolica per il divorzio”).

Il teologo padre Angelo Bellon ha risposto precisamente a questa confusione spiegando la posizione della Chiesa: i metodi naturali sono il ricorso ai periodi infecondi della donna per regolare l’attività sessuale della coppia sposata. Questo non costituisce «una barriera nei confronti dei figli e un ostacolo alla volontà di Dio», ha spiegato padre Angelo, «perché usando dei periodi infecondi si fruisce di un’indicazione data da Dio stesso e nel contempo si rimane aperti ad un eventuale concepimento. Il rapporto coniugale e la disposizione intima degli sposi è di comunione col progetto di Dio e di accoglienza dell’eventuale nascituro. Nella contraccezione invece, come nel coito interrotto che è una forma di contraccezione, ci si sostituisce a Dio e c’è il volontario rifiuto del bambino».

«Nello stesso tempo», ha proseguito, «fruendo dei ritmi infecondi ci si dona in totalità, mentre nella contraccezione questo palesemente non avviene e l’atto cessa, secondo il Magistero, di essere un atto di autentico amore [...]. Va aggiunto che percorrendo la strada dei ritmi maturali di fertilità e infertilità i due coniugi si sanno comandare. Nella contraccezione, no. Anche quest’aspetto è particolarmente importante perché l’atto sia un atto di vero amore, di consegna di se stessi, di dono all’altro, e non un atto in cui ci si lascia trasportare dalle passioni. Insieme con l’autodominio, cresce anche la stima e la fiducia vicendevole. Perché quando non si è mai capaci di rinnegare se stessi all’interno del matrimonio, diventa difficile rinnegare se stessi quando le tentazioni extraconiugali si fanno più forti». Ovviamente «la Chiesa non si pronuncia sui vari metodi naturali. Ognuno può scegliere quello che vuole, purché nell’atto coniugale si rimanga in un atteggiamento interiore e vicendevole di vero dono, di amore puro». Per chi volesse approfondire le differenze tra contraccezione e metodi naturali, padre Angelo ha risposto esaustivamente alla questione nel 2010 in quattro articoli consecutivi: primo, secondo, terzo e quarto.

Spesso giungono a padre Angelo delle testimonianze da parte di coppie che hanno iniziato ad usare i metodi naturali. Una giovane ragazza scrive che ora, «nella mia piccola cerchia di conoscenze cerco di promuovere i metodi naturali perché risanano la coppia più di una seduta dallo psicologo, istruiscono al rispetto del proprio corpo e di quello del partner e aiutano la donna ad aver una maggior consapevolezza della propria natura femminile, altro che la menzogna della contraccezione!». Per un’altra donna è stato come vedere la luce dopo anni di buio.

Come ha spiegato Giovanni Paolo II, tra i metodi naturali e quelli anticoncenzionali c’è «una differenza assai più vasta e profonda di quanto abitualmente non si pensi e che coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili». Ed è solo con il ricorso ai metodi naturali che «la sessualità viene rispettata e promossa nella sua dimensione veramente e pienamente umana, non mai invece “usata” come un “oggetto” che, dissolvendo l’unità personale di anima e corpo, colpisce la stessa creazione di Dio nell’intreccio più intimo tra natura e persona» (“Familiaris consortio” n. 32 (EV VII, 1624).).

La redazione


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