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La fabbrica dei "mostri" - i mass media

Creato il 21 ottobre 2010 da Bruno Corino @CorinoBruno

Hieronymus Bosch
«Ciò che sappiamo della nostra società, e in generale del mondo in cui viviamo, lo sappiamo dai mass media. Questo non vale solo per la nostra conoscenza della società e della storia, ma anche per la nostra conoscenza della natura». Così scriveva Niklas Luhmann (La realtà dei mass media). Queste parole di Luhmann mi sono tornate alla mente osservando come i media stanno trattando il caso di Sarah Scazzi. I milioni di italiani/e, che come me seguono attraverso i media lo sviluppo di questo vicenda, non hanno una conoscenza diretta dei protagonisti. Le immagini o le rappresentazioni che ci formiamo sono costruite dai media. A questo punto, come Luhmann, dobbiamo chiederci: come costruiscono la realtà i mass media? A questo domanda il sociologo tedesco risponde: con l’informazione. Con l’informazione il sistema dei media può lavorare. Luhmann fa sua la definizione di “informazione” di Gregory Bateson, secondo il quale l’informazione è «una qualsiasi differenza, che fa differenza in un evento successivo». La peculiarità dell’informazione sta nel suo rapporto con il tempo: «Le informazioni non si possono ripetere. Non appena diventano degli eventi, si trasformano in non-informazioni. Una notizia che viene data una seconda volta mantiene certo il suo senso, ma perde il suo valore informativo» (Luhmann).

Questa condizione spinge i media ad offrire nervosamente notizie sempre nuove. Inoltre, devono creare tensione; devono alludere a un’incertezza; devono privilegiare l’attribuzione ad azioni, cioè ad attori. Tutto ciò però lo deve fare in tempo reale. Date queste condizioni di sistema, la realtà costruita dai media è una realtà instabile, fluttuante. Infatti, acquisita attraverso i media una certa immagine di un attore, è sufficiente una nuova informazione, contraddittoria all’immagine acquisita, per modificare tutto il quadro della realtà. Se teniamo presente queste condizioni, possiamo capire perché al «caso Scazzi» sono dedicate oltre sessanta ore settimanale di televisione: il susseguirsi di informazioni (giornalisticamente chiamati “colpi di scena”) sempre nuove in un lasso temporale piuttosto breve ha il potere di tenere desto il caso. Inoltre, per il fatto che le azioni vengono attribuite a degli attori, tutta l’attenzione si sposta su di essi, anziché sulle azioni. In base a questo assunto non sono “mostruose” le azioni compiute, ma le persone che compiono queste azioni, perché giornalisticamente funzionano meglio. Dal momento che, come abbiamo affermato, la realtà costruita dai media è fluttuante, instabile, lo diventano anche i “personaggi” costruiti dai media: ogni notizia nuova ha il potere di accentuare o sminuire un lato del carattere o della personalità del protagonista al centro dei media. I media, in sostanza, non fanno altro che accentuare ed esasperare ciò che il senso comune crede fermamente: che le azioni siano una variabile dipendente da una personalità costante. In base a questo presupposto, chi vuole capire le azioni deve riferirsi al quadro caratteriale della persona che le compie. Ecco, allora, che i media, venendo incontro a questo sentire comune, focalizzano tutta l’attenzione e l’interesse sulle storie, sul vissuto di quelle persone, interpellando psicologi, criminologi, psichiatri, ecc., cioè esperti capaci di leggere le azioni sulla scorta della personalità o del proprio vissuto, come se, scandagliando quel vissuto, si riesce a decifrare e a interpretare (e quindi a razionalizzare) i motivi che hanno spinto quelle persone a commettere delitti così orrendi.


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