Era da tempo che la politica non forniva così tanti spunti come in queste ore. Nonostante sembri tutto fermo, cosa che in questo momento agevola non poco il cammino del manovratore (che guai a disturbarlo), quando si torna a premere, a sfiorare tasti delicati, il pianoforte all’improvviso si scorda. Così succede che alla Camera passa, con voto segreto, un emendamento leghista che sanziona pecuniariamente i giudici che sbagliano. La diatriba è vecchia come il cucco ma il Pdl, che della personale lotta contro la magistratura ne ha fatto un vessillo, non perde occasione per vendicarsi dei presunti torti subiti dall’Imperatore e la Lega continua ad andargli appresso. I giudici che si rendono protagonisti di sentenze ‘sbagliate’, secondo l’emendamento della Lega passato anche con i voti della sinistra (almeno 50), dovranno mettere mano al portafogli e pagare di tasca propria il condannato che dovesse risultare innocente. Su questo tema ci siamo fatti un’idea ormai da tempo e, pur ammettendo che una sanzione ai giudici ne limiti fortemente l’autonomia, sono stati tanti e tali i casi di giustizia ingiusta in Italia che una regola all’onnipotenza delle toghe occorreva darla ma, come sempre, in questo paese si ragiona tanto al chilo e si fa di ogni erba un fascio per cui alla fine o tutti innocenti o tutti colpevoli alla faccia dell’equità. Crediamo sia inutile ricordare il processo Tortora o quello di Genova per il G8, crediamo sia inutile ricordare come Silvio si è preso la Mondadori o come ha corrotto Mills, crediamo sia inutile citare tutte le cause di morti sul lavoro nelle quali lo strapotere di certa magistratura ha dato sempre ragione agli industriali, così come in quelle sulla violenza alle donne, sulla pedofilia, sugli abusi e sulla difesa strenua dei ricchi e dei potenti. Crediamo sia inutile perché poi pensiamo ai giudici antimafia, a quelli anticamorra e anti-‘ndrangheta, ai magistrati delle sedi periferiche che non hanno la carta per le fotocopie e devono combattere contro una criminalità sempre più cruenta. Ma poi pensiamo a quei giudici della Cassazione che hanno stabilito, per chi si rende colpevole di stupro di gruppo, ai lupetti del branco, che il carcere può essere evitato e sostituito con altre pene e magari affidati ai servizi sociali che gli faranno accompagnare le vecchiette. Ma il Pdl e la Lega non partono da queste considerazioni, loro pensano a quei farabutti di magistrati che vogliono incastrare senza prove, e anche se le hanno il Parlamento gliele toglie, Silvio, Papa, Cosentino, Brancher, Verdini, Dell’Utri, Bisignani, Bertolaso, Lavitola, Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti e tutta la santa compagnia di un partito che sembra più uno schedario giudiziario che non un’associazione di libere persone. E a noi questo ragionamento non piace più. Bersani ha fatto finta di incazzarsi ma ormai non gli crede più nessuno visto che per tenere in piedi questa maggioranza è disposto anche a mangiare piadina tutto l’anno (e a bere birra in solitaria). E poi c’è un altro piccolo fatto, questo apparentemente più legato alla finanza che alla politica, che ci sta facendo pensare. Giulio Tremonti ha scritto un libro, lo fa anche Vetroni e quindi non è un problema. Nel libro, dal titolo emblematico “Uscita di sicurezza”, l’ex superministro dell’economia tratteggia un quadro a tinte fosche dell’attuale situazione economico-finanziaria mondiale. Da tempo nemico giurato dei “derivati tossici bancari”, Giulietto a un certo punto scrive che è la finanza che fornisce soldi allo stato e che quando lo stato non è più in grado di restituirli ecco che partono i commissariamenti della politica che limitano la democrazia e danno il via al governo dei banchieri. Ma Giulio è ancora più esplicito e parla di “fascismo finanziario”, un termine senza dubbio forte ma che sintetizza al meglio quello che è accaduto in Grecia e sta accadendo in Portogallo e in Italia (in Spagna Zapatero è già stato mandato a casa e Sarkò in Francia rischia di brutto). Quello che pensiamo di Tremonti lo abbiamo scritto e lo scriviamo da anni ma in questo caso non ce la sentiamo di dargli torto a prescindere. E se qualcuno pensa che la sua sia una ripicca per essere stato pensionato in anticipo, potrebbe anche essere nel vero ma il ragionamento di Giulio, una volta tanto, non fa una grinza. Chi si illude ancora di vivere in un paese libero se ne faccia una ragione, così non è. E qualora dovesse iniziare a temere per la propria incolumità stia tranquillo, il fascismo della finanza non prevede deportazioni né forni speciali ma solo campare nelle stazioni ferroviarie e in quelle del metrò. Magari suonando Mr. Tambourine Man.
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La finanza è un pentolone, la politica un colabrodo
Creato il 03 febbraio 2012 da MassimoconsortiPossono interessarti anche questi articoli :
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