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La fotografia dei diritti umani

Da Psychomer
by Angela Sofo on febbraio 11, 2013

Oggi vorrei presentare un’associazione privata, no profit, nata con l’intento di promuovere la salute, l’educazione, l’arte e i diritti umani nei luoghi disagiati del mondo. Si tratta di Doctors for Global Health (DGH) ed è formata da professionisti della salute come medici e psicologi e da studenti, avvocati, artisti, ingegneri e pensionati. Il loro progetto ha l’obiettivo generale di migliorare le condizioni di salute delle popolazioni svantaggiate che vivono in aree critiche del mondo e che sopperiscono a situazioni di marginalità ed emergenza. Ciò che inseguono ormai da anni è offrire una rete di servizi di salute nelle comunità beneficiarie che possa fornire un sostegno concreto ad affrontare problemi di ingiustizia sociale con prestazioni di qualità rispondenti alle loro necessità e avendo particolare riguardo per le fasce più deboli. L’associazione sostiene da sempre quanto l’educazione, il benessere economico e la sicurezza ambientale siano essenziali nella promozione dei diritti umani. I volontari portano la loro esperienza alle comunità che richiedono il loro aiuto, unendosi a loro, supportando i progetti locali, favorendo l’accesso alle cure sanitarie, creando opportunità educazionali, stimolando l’espressione artistica e promovendo i concetti di pace e giustizia. L’associazione ha lavorato a fianco di svariate popolazioni rurali in Argentina, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Perù, Uganda e Stati Uniti, considerando i membri delle comunità come partners piuttosto che guardando loro come pazienti o vittime.

DGH si interessa inoltre di promuovere l’arte sostenendo che l’anima abbia bisogno di nutrimento tanto quanto il corpo; uno dei loro principi d’azione è infatti quello di integrare nelle loro attività l’espressione artistica al fine di promuovere la salute e celebrare la vita in tutti i suoi aspetti. Queste attività comprendono la letteratura, la musica, la pittura, la scultura e altre forme d’arte.

Un esempio che vorrei riportare è la storia un fotografo che ha lavorato a stretto contatto con alcune popolazioni, la cui esperienza spiega quanto sia stato importante l’incontro tra la fotografia e le persone che vivono ancora ai margini della società.

Secondo il punto di vista del fotografo documentarista Steve Cagan, non si può pretendere che una semplice immagine cambi il mondo ma piuttosto, quello che importa, è riuscire, attraverso la fotografia e all’impatto sociale che essa può possedere, a sostenere e a diventar parte di un ampio movimento sociale che va dalla lotta per la giustizia a quella per la pace e per la salute ambientale. L’obiettivo di Cagan è di fare in modo che i suoi scatti svolgano un ruolo rilevante per la lotta a favore dell’attivismo sociale e politico e far si che gli interessi culturali di una determinata popolazione vengano ascoltati e resi visibili attraverso le immagini.

Il fotografo sostiene che sia necessario prendere in considerazione e confrontarsi con alcune difficoltà nelle quali è possibile imbattersi. Un primo passo importante è il modo con cui si approccia ai soggetti che saranno fotografati; è necessario non solo rispettare le persone e la loro cultura ma anche accettare la loro iniziale mancanza di fiducia e comprendere la realtà di ciò che si ha di fronte. Un buona soluzione per gestire questi problemi iniziali è quello di lavorare in stretta collaborazione con le comunità ospitanti, le loro organizzazioni e i loro leaders; solo così sarà possibile presentare delle immagini che ben documentino il mondo in cui vivono, i loro reali bisogni e le battaglie che stanno combattendo. Per quanto riguarda la pubblicazione o la distribuzione delle immagini, continua Cagan, è necessario valutare quali siano i canali migliori per raggiungere il maggior numero di pubblico favorendo una comunicazione cross culturale ad ampio raggio. Non basta produrre dei buoni scatti ma è anche essenziale tener presente le responsabilità che un artista deve assumersi nei confronti degli esseri umani che verranno fotografati e nei confronti di chi osserverà e avrà una propria percezione di ciò che le fotografie racconteranno.

Prima di intraprendere la missione a El Chocò in Colombia, Steve Cagan e suoi collaboratori si chiesero quale messaggio volessero comunicare con il progetto fotografico che intendevano svolgere nella comunità e gli obiettivi che si prefissarono furono principalmente due: fornire del materiale visivo alle persone ospitanti, materiale che avrebbe potuto essere utile per la loro battaglia contro la violenza e l’estrema povertà causate del conflitto civile e portare la loro storia in altri luoghi del mondo, non solo per aiutare le popolazioni nella raccolta di fondi con l’eventuale vendita delle immagini ma anche per documentare il momento sociale che stanno affrontando.

L’ambizione della fotografia è da sempre quella di rendere la comunicazione più libera e attiva, permettendo di raccontare le proprie storie dall’interno e ritrovando la propria identità a volte lacerata dalle situazioni estreme con le quali molte comunità sono costrette a convivere.

Per chi fosse interessato può visitare il sito dell’associazione e quello del fotografo documentarista Steve Cagan:

http://www.stevecagan.com/


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