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"La mafia uccide solo d’estate"

Creato il 25 novembre 2013 da Oggialcinemanet @oggialcinema

Il consiglio di Elisabetta Bartucca

Si può ridere di mafia? Sì, e a farlo con l’innocenza del clown che da sempre lo contraddistingue, è Pierfrancesco Diliberto, ai più noto come Pif, ex ‘iena’ e autore delle divertenti incursioni del programma in onda su Mtv, “Il testimone”. Al suo esordio da regista Pif sceglie la strada della risata amara e con “La mafia uccide solo d’estate” (in sala dal 28 novembre per 01 Distribution) tenta un ritratto ironico, dissacratore e allo stesso tempo romantico della Sicilia insanguinata dalle grandi stragi di mafia tra gli anni ‘70 e ’90.

Un racconto lungo vent’anni, visto dagli occhi di un bambino, Arturo (Pif), che diventa grande in una città, Palermo, affascinante e martoriata; il film seguirà la sua crescita e gli impacciati e ripetuti tentativi di conquistare il cuore della sua amata Flora (Cristiana Capotondi), una compagna di banco di cui si è invaghito alle elementari. Sullo sfondo si rincorrono i fatti che riempirono le cronache dell’epoca, gli omicidi eccellenti, Cosa Nostra, gli attentati di mafia che per vent’anni – quasi sempre d’estate – segnarono la vita di una città e prima ancora della sua gente.

Pif e Cristiana Capotondi in una scena di La mafia uccide solo d'estate

Immagine promozionale de La mafia uccide solo d’estate

Allora Pif era poco più che un ragazzino, nato “davanti alla casa di Ciancimino”, un’infanzia trascorsa frequentando le elementari dalle suore di Maria Schiminà, “un ordine che non esiste, forse riciclavano denaro sporco” e giocando a pallone nel cortile di casa mente “forse Vito riceveva Bernardo Provenzano”. Deve essere stato il ricordo di quegli anni a portarlo oggi a girare il suo primo film, irriverente, graffiante a metà tra inchiesta e commedia, dopo una gavetta in tv e poi come assistente alla   produzione di “Un tè con Mussolini” di Franco Zeffirelli e di Marco Tullio Giordana nel celebre “I cento passi”. Così quando lo sceneggiatore Marco Martani lo contatta per sapere se ha idee e materiali da utilizzare per il cinema,  Pif, non si fa sfuggire l’occasione di proporre  un’idea a cui lavorava da almeno quattro anni.

“All’epoca le ragazze indossavano le orrende spalline, perché andavano di moda. E voi vi chiedete: ma come mai le spalline entravano nella mia vita ed io non dicevo nulla? – racconta Pierfrancesco – Ecco, una domanda simile me la sono posta con Palermo, la città dove sono nato e cresciuto. Infatti, un giorno mi sono fermato e ho guardato indietro. E lì la domanda: ma come è possibile che a Palermo la mafia entrasse così prepotentemente nella vita delle persone e in pochi dicevano qualcosa?”. Il risultato è un ritratto agro-dolce fatto di uomini coraggiosi, immagini di repertorio e nomi, gli stessi che la storia ci ha poi consegnato attraverso le pagine dei giornali: Rocco Chinnici, Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Boris Giuliano. Il tutto condito da un sarcasmo che arriva in punta di piedi, senza ledere i sentimenti e la dignità dei familiari di chi fu vittima di quelle stragi, perché “la cosa fondamentale è che la satira non offenda la tragedia”.

“Vengo dal mondo de ‘Le Iene’, dove ho imparato che attiri molta più attenzione se arrivi scherzando, poi tirando fuori temi importanti, come cazzotti nello stomaco, per poi tornare a ridere”, precisa Pif, che è riuscito a girare quattro settimane a Palermo senza pagare il pizzo. “Ho detto da subito che non l’avrei pagato perché sarebbe stato assurdo, visto il senso del film. – spiega – Ci siamo riusciti, e non è una cosa così scontata, grazie all’aiuto fondamentale dell’associazione ‘Addio Pizzo’ e perché non ho la mentalità dei miei genitori, che erano rassegnati”. Il film, in concorso al prossimo Festival di Torino, diventa così la prova che la mafia si può anche combattere con il coraggio irriverente di una risata, con la lucidità e la consapevolezza di chi ha avuto occhi per guardare e memoria per raccontare. Ma soprattutto con la caparbietà e l’ostinazione di chi si accorge che “la mafia non uccide solo d’estate”.

di Elisabetta Bartucca per Oggialcinema.net

Pif e Cristiana Capotondi in una scena di La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate

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