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La motivazione al cambiamento negli offenders. 1°parte

Da Psychomer
by Angela Sofo on marzo 27, 2013

Il lavoro in merito al cambiamento del comportamento degli offenders è una questione professionalmente molto stimolante ma altrettanto impegnativa. La recidiva, il totale    fallimento nel rispettare il trattamento e l’assenza di una reale motivazione al cambiamento stesso, portano spesso alla frustrazione sia chi delinque, sia il professionista che segue la terapia. La mancanza di aderenza al trattamento è solitamente attribuita ad una scarsa motivazione dell’individuo, ad una caratteristica o ad un problema irrisolvibile insito nella persona stessa. Limitarsi ad attendere che il paziente desideri cambiare, rischia di diventare professionalmente mortificante e poco efficace.

Gli studi effettuati fin’ora hanno dimostrato che esistono diversi modi per potenziare la motivazione intrinseca dei criminali e favorire il cambiamento.

Esiste una prospettiva motivazionale esposta da alcuni studiosi britannici che può essere applicata ad una vasta gamma di problemi apparentemente restii al cambiamento, compresa la dipendenza e i comportamenti antisociali.

Sono state riportate sei pietre angolari sulle quali si basa questa teoria:

la motivazione è modificabile: può essere aumentata o diminuita in base ai principi della natura umana;

la motivazione è questione di probabilità: ciò che può influenzare la motivazione sono interventi specifici che effettivamente possono aumentare o diminuire la probabilità di un azione;

la motivazione è un fenomeno interpersonale e si verifica all’interno dei rapporti umani;

la motivazione può dipendere dal corso d’azione: una persona può essere immotivata ad iniziare un tipo di trattamento ma più propensa ad intraprenderne un altro;

la motivazione è sia intrinseca che estrinseca: sebbene sia possibile costringere qualcuno a cambiare comportamento, la motivazione intrinseca porta senza dubbio a risultati più longevi e concreti;

la motivazione intrinseca al cambiamento si ottiene aiutando la persona a scoprirla dentro di sé piuttosto che imponendogliela.

 In Inghilterra quando un individuo è realmente motivato a fare qualcosa, si dice che egli è “pronto, disposto e in grado di farlo”. Ognuna di queste componenti motivazionali rappresenta una premessa importante per il cambiamento. Una persona può essere disposta ma non in grado di cambiare oppure può averne le capacità ma non essere interessata a metterle a frutto.Il cambiamento non si verifica improvvisamente ma gradualmente, sviluppandosi nel corso del tempo. La capacità di scegliere e di decidere includono la volontà dell’individuo.

La motivazione estrinseca deriva da fattori esterni come le pressioni sociali, i rinforzi e le punizioni. Uno dei problemi della motivazione estrinseca è che essa tende ad essere di breve durata.

Continua…

La motivazione intrinseca al contrario, nasce all’interno della persona ed è positivamente associata con gli interessi, la flessibilità, la spontaneità, e la creatività nel comportamento. Il cambiamento, quando intrinsecamente motivato, risulta più persistente anche in assenza di controlli esterni. Strettamente legato alla motivazione intrinseca è il concetto di autonomia. Quando una persona intraprende un’azione per libera scelta e con autodeterminazione è più probabile che si verifichi e che persista nel tempo. Avere la percezione che il proprio comportamento sia manipolato e controllato da altri, tende a pregiudicarne la durata anche se il comportamento iniziale era intrinsecamente motivato.


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