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La nuova emigrazione – Australia dreaming

Creato il 22 novembre 2011 da Ilreferendum

di Stefania Manservigi

La nuova emigrazione – Australia dreamingPer anni l’America è stato il sogno proibito di giovani e famiglie italiani, che vedevano nel nuovo continente la possibilità di svolta, di una vita migliore, e di fuga da un futuro avvertito spesso a contorni troppo incerti. Ma, alla luce del 2011, anche il colosso americano sembra aver perso un po’ del suo fascino, almeno nell’immaginario popolare, complice forse una crisi mondiale partita proprio dalle lande americane che non ha guardato in faccia nessuno.

E così, dalle ceneri del sogno americano, ecco sbucare la nuova terra promessa, luce in fondo al tunnel di tanti incubi creati da una realtà, quella italiana, considerata ormai dai più invivibile.

Il futuro, infatti, sembra parlare australiano. Sono proprio i dati a confermarci di quanto l’emigrazione italiana verso la terra dei canguri sia cresciuta in maniera esponenziale: in un anno, infatti, sono arrivati in terra australiana circa 60.000 italiani in cerca di fortuna. Più che semplice emigrazione, sembrerebbe un vero e proprio esodo.

Ma l’emigrazione degli italiani all’estero può davvero considerarsi un fenomeno di così grande portata?

Stando sempre ai dati numerici, la risposta a questa domanda sembrerebbe affermativa. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2011 della Fondazione Migrantes gli italiani fuori dalla Penisola sarebbero aumentati, solo nell’ultimo anno, di 90.000 unità, la metà dei quali acquisendo la cittadinanza all’estero perché figli o coniugi. Numeri impressionanti, senz’altro, che fanno sicuramente riflettere.

Governi sempre meno credibili, disoccupazione alle stelle, costo della vita in aumento e non assolutamente proporzionale agli stipendi dei lavoratori, malessere sociale diffuso, perdurante clima di nepotismo diffuso in ogni ambito, titoli di studio a cui viene attribuito lo stesso valore di un qualsiasi foglio di carta. Le motivazioni atte a giustificare una scelta di vita così radicale sono molteplici, tutte da ascriversi sicuramente ad una estesa sfiducia verso la politica, e in un’intolleranza verso una società che sembra sempre più allo sbando.

E così, in tempi bui, torna attuale l’immagine dell’italiano con la valigia in mano pronto a partire per terre migliori. Immagine che ha caratterizzato la grande emigrazione italiana che si estese dal 1876 al 1915, e che venne definita senza troppe obiezioni il più grande esodo della storia moderna.

Ma il fenomeno migratorio che vede come protagonisti gli italiani può davvero ascriversi unicamente a determinati periodi storici?

Sembrerebbe di no. Infatti, sempre recenti studi sul nuovo flusso in uscita dai confini nostrani, mostrerebbero come ogni anno il numero degli italiani in partenza sia costante e, allo stesso tempo, elevato. Si stima infatti che circa ogni anno siano 45.000 gli italiani che lasciano l’Italia in cerca di lavoro o di miglioramento della propria condizione professionale.

Insomma, numeri in aumento senz’altro. Ma non un fenomeno isolato, bensì quasi un rito che si ripete in maniera costante. Dati non trascurabili, e che dovrebbero indurre chi di competenza a svolgere riflessioni accurate perché, purtroppo, troppo spesso si analizzano e criticano i flussi in entrata nel nostro paese ma, quasi mai, per l’appunto, si considerano le condizioni di chi da questo paese ha deciso di scappare.

In questa affannosa corsa alla ricerca della felicità, dunque, vince l’Australia. Molteplici sono le storie di nostri connazionali finiti dall’altra parte del mondo, riportate da Il Fatto Quotidiano.

La storia di Martina Cesano, ad esempio, laureata alla Bocconi, trasferitasi in Australia per uno stage e un master in Marketing, tornata poi di nuovo in Italia nella giungla di stage gratuiti e promesse di lavoro mai mantenute. Il risultato? La ripartenza alla volta di Sydney dove, in due settimane, ha trovato lavoro in un’azienda che le ha offerto un contratto a tempo indeterminato, uno sponsor e quindi un regolare visto di lavoro. Oppure la storia di Barbara Romeo, quarantenne, che per poter vivere a Sydney è costretta a pagare costosi corsi professionali per ottenere il permesso di residenza. Ma, come dice la stessa, “sempre meglio che tornare in Italia”.

Storie diverse tra loro, ma con un unico denominatore comune: la ricerca di una stabilità altrimenti impossibile.

La nuova emigrazione – Australia dreamingE così per questi motivi sempre più ragazzi tra i 25 e i 35 anni giungono in Australia pieni di speranze e con in tasca un visto turistico o un Working Holiday Visa, che permette loro la permanenza di un anno nel Paese. Quest’anno 812 italiani hanno ottenuto il certificato di residenza australiano, contro i 707 del 2009/2010. Numeri in aumento anche in questo, dunque.

A Sydney ci sono tre strutture rivolte agli italiani in arrivo, per facilitare l’ambientamento in una realtà sconosciuta e molto diversa: il Coasit che ha inaugurato l’apertura di uno sportello dedicato ai giovani italiani, Sydneypuntoit un network di aggregazione per i nuovi arrivati, e Il Faro, un’associazione che presta aiuto pratico, in particolare per aiutare chi arriva senza un visto di lavoro e senza conoscere nessuno.

Dunque, non resta che partire alla volta della meta felice. Almeno finché il governo Australiano non inasprirà ulteriormente le politiche di immigrazione, già abbastanza selettive. A quel punto, sarà il momento di un esame di coscienza collettivo.


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