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La porta sbagliata

Da Samilla

LA PORTA SBAGLIATA

 

Quante volte ho riscritto e corretto questo dannato racconto? Non lo so neppure io. Mi passo una mano tra i capelli che ricadono pesantemente sulle mie spalle. Sono stufa, stanca e disillusa dal mondo editoriale, ma non riesco a smettere di sognare. Voglio entrare in quella dannata rivista femminile! Le mie amiche mi hanno consigliato di non inviare più niente, io, caparbia per natura, non mi do per vinta. Acquisto il giornale ogni settimana e mi è capitato di leggere delle storie carine ma anche delle narrazioni improponibili. Allora perché non mi viene data la possibilità di esprimermi? Magari lavorando con loro potrei migliorare il mio stile, capire cosa non convince….Alzo la cornetta e digito il numero della segreteria, che ormai conosco a memoria, e appoggio la fronte alla mia mano destra.

“Scusi vorrei parlare con la signora Cammilli”.

“Con chi sto parlando?”

“Una scrittrice emergente, vorrei solo avere una risposta riguardo un racconto che ho inviato per mail questa mattina…”

Sento che la ragazza sbuffa infastidita.

“Ci sono persone che attendono da mesi e lei pretende una risposta entro la giornata! Richiami tra…”

Non la faccio finire e alzo il tono della voce, rasentando così la maleducazione.

“E’ stata l’editor in persona a chiedermi di farlo. Ed è la quinta volta nel giro di poco tempo”.

Sono sicura che sta ridendo della mia disperazione e magari ha attivato pure il vivavoce per far divertire le colleghe.

“Allora non sarà un problema attendere ancora un po’. Arrivederci”.

Spengo il computer, afferro la borsa e mi infilo in tutta fretta il piumino. Sono arrabbiata e delusa. Salgo su un autobus talmente affollato che alla prima fermata scendo e proseguo a piedi. Anzi, quasi di corsa. Raggiungo il quartiere moderno della città dove due palazzi a vetri ospitano uffici di ogni genere. E’ qui che ha la sede amministrativa la rivista, è qui che voglio urlare in faccia all’editor  tutta la mia rabbia. Siamo scrittrici, siamo emergenti e spesso sfigate, ma siamo sempre delle persone! Al terzo piano scorgo una porta aperta e un banco- reception con una segretaria intenta a controllare dei documenti. Alle sue spalle intravedo dei poster che ritraggono copertine di un settimanale femminile. Senza perdere altro tempo mi dirigo verso un ufficio laterale dove all’entrata è appesa una targhetta in metallo con scritto “editor”. Avverto i passi della segretaria che cerca di fermarmi, ma inutilmente.

“ Le sembra una perdita di tempo dare una risposta a chi la attende da troppo tempo ormai? Sono mesi che mi fa riscrivere un racconto pur sapendo che non mi prenderà mai tra le sue pupille, si diverte così tanto a giocare con le mie sciocche speranze?”

La donna si toglie gli occhiali e mi guarda con la bocca aperta, quasi spalancata. E’ di bell’aspetto oltre che estremamente curato nei particolari. Sembra non avere più di cinquant’anni e l’espressione allibita che assume non riesce a celare una dolcezza di fondo.

“Signorina io non so chi lei sia e credo che anche lei …”

Non la lascio finire e allungo una mano per farle cenno di zittirsi. Sono talmente agitata da non riuscire a controllarmi. Mi sento come un fiume che ha rotto gli argini.

“ Non le sto imponendo la pubblicazione di una mia narrazione ad ogni costo, ma solo avere una risposta esaustiva a riguardo. Sapere in cosa sbaglio per potermi migliorare. Dannazione, a volte leggo delle storie sulla vostra rivista che sembrano uscite dalla penna di una quindicenne!”

La segretaria irrompe nell’ufficio tutta trafelata. Ha il fiato corto e non riesce a parlare. Mi guarda come se fossi un criminale.

“Mi scusi signora Romanelli, non sono riuscita a fermare questa ragazza. Devo chiamare la sicurezza?”

Nel sentire quel cognome a me estraneo mi sento svenire. Mi accorgo che sulla mia destra c’è un invitante poltroncina in pelle e mi abbandono su quella comoda seduta senza chiedere il permesso. Sento la faccia in fiamme e non riesco ad articolare neppure una semplice frase di scuse. La donna continua ad osservarmi con un sorriso canzonatorio sulle labbra.

“No, Mara, non c’è alcun problema. Credo che l’ospite indesiderata abbia capito di aver commesso un errore. Portaci due caffè, grazie”.

Rimango basita dalla sua accoglienza quando avrebbe tutto il diritto di sbattermi fuori dalla sua stanza.

“Suppongo che lei cercasse l’editor della nostra concorrenza. Ha il suo racconto con sé?”

“No, ecco..io, non so cosa dirle..mi vergogno, solitamente non mi comporto in questo modo, anzi…”

Apre la sua rivista. Quella alla quale non avevo neppure pensato di inviare qualcosa perché l’ho sempre ritenuta al di sopra delle mie possibilità.

“ Vedi anche io un tempo ero una scrittrice sfigata come te, ma non mi sono mai arresa. Mi piaci, scrivi qualcosa di nuovo per noi e ti assicuro che ti aiuteremo a crescere”.

E’ lei ad alzarsi per stringere la mia mano, fredda ed inerme. Solo dopo aver bevuto un bel caffè bollente realizzo che a volte le porte sbagliate sono quelle più giuste da aprire.

 

SAMANTA

(AUTORE IMMAGIN ZVAELLA)



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