Magazine Cultura

La romantica fine di un poeta

Creato il 10 maggio 2017 da Il Viaggiatore Ignorante
Muor giovane colui che al Cielo è caro (Menandro)La romantica fine di un poeta
A Livorno nei primi giorni di luglio dell’ anno 1822 il tempo era molto caldo e afoso. Vi erano processioni di preti con al seguito molti fedeli che si snodavano nelle vie invocando la pioggia. Le facciate delle case erano adornate da lumini e immagini sacre, ma il cielo sembrava insensibile a queste invocazioni.
Percy Bysshe Shelley la mattina dell' 8 luglio 1822, fece acquisti in alcuni negozi della città. Mancava poco meno di un mese al suo trentesimo compleanno. Nel primo pomeriggio si imbarcò sulla nuova goletta Ariel, per fare ritorno a Villa Magni a San Terenzo nel golfo di Lerici quello che sarà in seguito denominato il golfo dei poeti. Si era stabilito in quella casa dall’ aprile 1822 con la moglie Mary. La villa era descritta come la "bianca casa sul mare", su cui si affacciava col caratteristico porticato ad archi, costruito allora proprio sugli scogli, ed isolata a levante del paese rivolta verso il promontorio che chiudeva la cala verso Lerici. A Villa Magni l’attendeva Mary, reduce dalla gravidanza mancata e dai presagi da tempo percepiti; presagi che in ultimo avevano preso anche lo stesso Shelley, che il giorno prima della partenza aveva sognato un defunto sotto un velo bagnato per scoprire subito che quell'uomo era lui.
Da questo portico in cui si abbatteval'antica ombra di un leccioil luglio del MDCCCXXIIMary Godwin e Jane Williams attesero con lagrimante ansia PERCY BYSSHE SHELLEY che da Livorno su fragil legno veleggiandoera approdato per improvvisa fortunaai silenzi delle isole elisee.O benedette spiaggeove l'amore, la libertà, i sogninon hanno catene.

La romantica fine di un poeta

Nel viaggio di ritorno era accompagnato dal suo amico  Edward  Williams e dal giovane marinaio Charles Vivian. Un altro battello il Bolivar con l’ amico Trelawny avrebbe dovuto scortarli fino al largo  ma quando erano già partiti un battello di ronda si accostò per esaminare dei documenti e dal momento che mancava a Trelawny un autorizzazione alla navigazione fu costretto a ritornare in porto. L’ Ariel invece con Shelley si allontanò in mare aperto e presto scomparve nella foschia che annebbiava l’ orizzonte. Qualche ora dopo verso le sei e mezzo del pomeriggio il cielo divenne terribilmente scuro, il mare assunse il colore di una lastra di piombo coperta da una schiuma oleosa.  Folate di forte vento iniziarono a soffiare sopra di esso senza incresparlo e grosse gocce di pioggia cadevano sulla superficie rimbalzando come se non riuscissero a penetrarla. Suoni minacciosi agitavano l’ aria, in porto si udivano gli urti fra i battelli dei pescatori e le navi da cabotaggio sballottati dalle onde. Poi esplose una terribile tempesta con tuoni e lampi accompagnati da vento e pioggia.  Dalla torre del porto un capitano intravide per l’ ultima volta l’ Ariel e notò che stava riducendo le vele di gabbia. Il tutto durò circa una ventina di minuti. Ma ormai al largo  Shelley aveva risolto con la morte il grande mistero della vita o involontariamente o per un atto di deliberata avventatezza nell’ aver  voluto affrontare la forza della natura. Ma l’ oscurità che circondava il modo della sua dipartita subito sembrò non esser del tutto chiaro. Quando l’ Ariel venne recuperato dal fondo del mare si trovarono segni che indicavano che forse non era stato incidentato a causa della tempesta ma che fosse stato travolto da un'altra nave poiché l’ anca destra era sfondata come se si fosse scontrato con il moncone di una feluca. Qualcuno fece l’ ipotesi che fosse rimasto vittima di un piratesco attacco di pescatori che pensavano che il poeta avesse con se una grossa somma di denaro. Ma di questa ipotesi non si avrà mai alcuna vera prova e rimarrà solo un idea poco sostenibile. Nel fragore del mare in tempesta Shelley ebbe la romantica morte che desiderava, la nave fu travolta dai flutti e lui affogò come ripetutamente aveva desiderato. 
Tre volte il fé girar con tutte l'acque;a la quarta levar la poppa in susoe la prora ire in giù, com' altrui piacque,infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».

La romantica fine di un poeta

Assetato d'infinito, avverso alle religioni costituite, Shelley aveva teso al divino per altre vie: il misticismo e la magia; da un lato rifugiandosi in una concezione platonica del cosmo, da un altro lato elevandosi ad apostolo di una nuova religione, umanizzando  la natura e facendo convergere tutte le aspirazioni della Terra verso un tipo più libero ed etereo di umanità. Ancora giovane la natura l’ aveva richiamato a sé.Per una quindicina di giorni non si ebbero notizie dell’ equipaggio dell’ Ariel. Qualche giorno dopo un barchino, un barilotto e alcune bottiglie appartenute all’ Ariel vennero recuperate sulla spiaggia. Dieci giorni dopo due cadaveri vennero trascinati a riva dai flutti  del mare nei pressi di Viareggio. Il primo fu riconosciuto come di Shelley dall’ amico Trelawny non dal viso poiché ormai scarnificato ma dalla figura alta e snella, dalla giacca da studente che vestiva e dal volume di Eschilo che aveva in una tasca, da una copia delle poesie di Keats che aveva nell’ altra tasca. Il  corpo di Shelley con quello dell’ amico Edward Williams che viaggiava con lui furono temporaneamente seppelliti sulla spiaggia nel luogo del ritrovo. Poi l’ amico Trelawny si recò dalle autorità toscane per evitare di infrangere le rigide leggi sulla quarantena e convinse il poeta Byron ed un altro amico Hunt di disseppellire i corpi per una immediata cremazione. Il giorno 14 agosto fu disseppellito Williams preparata la pila crematoria sulla spiaggia e cremato. La mattina dopo si effettuò la stessa procedura per Shelley. Lo stesso gruppo si ritrovò sulla spiaggia nei pressi di Viareggio. Era una splendida e serena giornata di sole. All’ orizzonte dl mare si stagliavano i contorni delle isole della Gorgona, Capraia e dell’ Elba. Dietro la foresta di pini si intravvedevano elevarsi le marmoree cime delle montagne delle Alpi Apuane.  Il mare era azzurro e calmissimo e di certo avrebbe deliziato Shelley. Il cadavere fu estratto dalla sabbia giallastra. La calce ed i rapidi effetti della decomposizione avevano scolorito la poca carne rimasta che aveva assunto un agghiacciante colore blu. Il cadavere fu posto intatto sul pila crematoria. Venne appiccato il fuoco alla legna e Trelawny gettò incenso e sale sul fuoco e poi versò olio e vino sul corpo, come avvenne durante il funerale diMisenodescritto nel sesto libro dell' Eneide. L’ olio e il sale conferirono alle fiamme una insolita luminosità  e un vibrante fulgore. Lord Byron non avendo la forza di scendere rimase sulla carrozza a osservare la tragica scena. Le lingue di fuoco con bellezza scintillante si levavano verso il cielo in una ampiezza gagliarda e sembravano contenere l’ essenza cristallina della forza vitale del poeta. Il fulgore combinato di fuoco e sole era talmente violento che intorno a loro l’ aria tremava e fluttuava. Ad un certo punto il cadavere si squarciò nel petto scoprendo il cuore ancora intatto che Trelawny con coraggio strappò dal corpo sul braciere, consegnandolo poi alla moglie Mary Wollstonecraft Godwin in una scatola di legno. Il cuore del poeta venne custodito da lei fino al giorno della sua morte, quando venne sepolto con lei nello stesso luogo, (il cimitero della chiesa di St. Peter di Bornemouth,)  E  l’immagine emblematica  di questo cuore, che resiste  alla forza distruttiva del fuoco, è forse la miglior rappresentazione dei  tenaci, generosi sentimenti di questo grande poeta lirico che sognò un mondo migliore. L’osso frontale del cranio cadde e il cervello cominciò a fremere gorgogliare e ribollire come si fosse trovato in un gran calderone. Lord Byon fu profondamente scosso da tutta questa scena e non resistette fino alla fine e fuggi dirigendosi a nuoto verso la nave Bolivar. La sera quando tornarono a casa attraverso la pineta Lord Byron e Hunt furono colti da ilarità isterica che spesso fa seguito ad un dramma doloroso e insopportabile. Bevvero nella carrozza e gridarono a lungo a squarciagola come se un demone li avesse posseduti.  Le ceneri di Shelley vennero sepolte nel Cimitero acattolico (oCimitero degli inglesi) diRoma, insieme al figlio William, dove tuttora è visibile la tomba, nei pressi di quella diJohn Keats. L'epigrafe, in riferimento alla sua morte in mare, riprende tre versi del canto di Ariel (in ricordo della goletta) dallaTempestadiShakespeare:Nothing of him that doth fade / but doth suffer a sea change / into something rich and strangeNiente di lui si dissolve / ma subisce una metamorfosi marina / per divenire qualcosa di ricco e strano.Luciano Querio
Bibliografia
Giuseppe Marcenaro Pero Boragina Viaggio in Italia. Un corteo magico dal cinquecento al novecento 2001 Electa

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Magazine