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La rovinosa caduta dei dittatori

Creato il 26 agosto 2011 da Massimoconsorti @massimoconsorti

La rovinosa caduta dei grandi dittatori, le piazze intitolate ai fascisti e questo agosto terribile che non finirà mai L’altra notte un cittadino di Gemonio (Gimón nell’atlante padano), ridente paesino di 2907 abitanti in provincia di Varese, si girava e rigirava nel suo letto a baldacchino in preda a un parossistico attacco d’insonnia. Spento l’ultimo toscano, e bevuto un sedativo sorso di grappa, si era appena addormentato quando in sogno, all’improvviso, gli si era materializzata la faccia di Bobo Blues Maroni che lo metteva in minoranza durante l’ultima seduta del Gran Consiglio padano. A nulla era valso il suo disperato tentativo di evitare la detronizzazione: l’ora segnata dal destino era scoccata. Ed era stato proprio mentre il nuovo dux gli diceva “foeura dai ball”, che era caduto dal letto, esattamente come un bambino che prova a volare sognando di essere Goldrake. Svegliatosi di colpo, terrorizzato e sudato come un suino della Valtellina, era stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso. Diagnosi: gomito fratturato. Le radiografie avevano però evidenziato che lo stesso gomito era già incrinato, tutta colpa dello spadone crociato che aveva usato per nominare, come un qualsiasi Re Artù dei Pizzoccheri, i cavalieri della tavola rotonda di Martinengo ad Alzano Lombardo. A una certa età i dittatori, specialmente quelli già minati nel fisico e nello spirito, dovrebbero evitare di compiere atti e gesti inconsulti, ma soprattutto nominare Cavalieri senza pedigree, allevatori e falsificatori di quote latte e vichinghi a caso. Più semplicemente, potrebbero recarsi ad Arcore e arredare il loro monolocale nel sacrario di Silvio I°, re di tutte le Brianze, in attesa del lieto evento della dipartita terrena. Una gita di piacere, ma anche un serio investimento per il futuro visto che la storia recente ci insegna che i dittatori amano soggiornare nelle buche come ratti qualsiasi per sfuggire al loro ineluttabile destino. È quello che sta accadendo a un altro dittatore, a qualche chilometro di distanza da Gemonio, in una nazione che si chiama Libia. Un’Ansa di questa mattina ci dice che “il cerchio intorno al Cojonello si sta stringendo”. Nonostante continui a invitare via radio i suoi fedelissimi alla jihad, il destino del dittatore di Tripoli sembra stia per compiersi. L’atto finale sarà quello di riuscire a trovare il buco sottoterra nel quale attualmente si sta nascondendo, amorevolmente accudito dalle sue fiere amazzoni che lo stanno pettinando e truccando in attesa che qualcuno lo faccia uscir fuori dalla tana. Gheddafi non vuole fare la figura di Saddam Hussein quando i soldati americani lo trovarono in una buca di Baghdad tanto che, per l’occasione, ha deciso di indossare un paio di Ray-Ban al posto dei soliti Persol. E c’è un altro dittatore, o meglio qualche suo seguace, che continua bellamente a far parlare di sé. Non si sa come né perché, da un po’ di tempo a questa parte c’è il vezzo di togliere dalle toponomastiche dei paesi tutti quei personaggi legati in qualche modo al Risorgimento e alla Resistenza per rimpiazzarli con adepti dei borboni, degli austriaci e della Repubblica di Salò. Da Alassio a Parma fino ad Aielli in provincia dell’Aquila, coloro che hanno fatto la storia del fascismo, e in qualche modo si sono resi corresponsabili delle spietate leggi razziali, oggi subiscono quasi un processo postumo di riabilitazione se non di beatificazione. Sarà il “vento Saja”, ma sindaci, presidenti di provincia, di regione e qualche capo diocesi stanno facendo a gara per riscoprire personaggi dalla vita non proprio adamantina anzi, contrassegnata da veri e propri aspetti delinquenziali. Così, in questo fine torrido agosto, ci tocca leggere sui giornali che al prefetto fascista Guido Letta l’amministrazione comunale di Aielli ha dedicato addirittura una piazza. Una volta le vie e le piazze si intitolavano alle vittime della criminalità fascista oggi, in un periodo pieno di machi, si preferiscono i carnefici. E tanto è accaduto alle due del pomeriggio di sabato scorso, in una piazza semivuota, quando è stato scoperto il busto dello zio di Gianni Letta posto a presidio dello slargo a lui intitolato. Una cerimonia così strana è stata la conseguenza delle “ragioni di ordine pubblico”, prese a pretesto da Benedetto Di Censo, sindaco di Aielli, il quale, incurante delle proteste dell’opposizione, dell’Anpi e di altre piccole e grandi associazioni e organizzazioni territoriali, ha proceduto ugualmente all’intitolazione della piazza allo zio del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. C’è da dire che i soldi, 20mila euro, utilizzati per pagare il busto e arredare la piazza, sono stati presi direttamente dal fondo per il terremoto (8 milioni di euro), fatto che non deve sconvolgere visto che altri quattrini sono stati utilizzati dal presidente della provincia dell’Aquila Antonio Del Corvo, per tutto meno che per la ricostruzione. “Repubblica” riporta infatti che, grazie al terremoto, sono stati finanziati: un convegno sul federalismo, il campionato del mondo di hockey a Roccaraso, la “comunicazione istituzionale” della Provincia, il cartellone estivo e, udite udite, un premio cinematografico intitolato a quel grandissimo attore che fu in vita Pietro Taricone. C’è da dire, ma la notizia la diamo solo per rendere amarissimo questo post, che lo zio di Gianni Letta (a breve cittadino onorario di Aielli), brillò per essere stato uno dei più “esigenti e rigorosi attuatori delle leggi razziali”. Non lo diciamo noi ma una nota dell’Anpi che riporta nel suo sito web le circolari indirizzate allora dal prefetto Guido Letta agli organi di polizia. Sarà anche vero che tutti i dittatori prima o poi escono dalla buca nella quale si sono rintanati, ma per riparare ai danni da loro causati non bastano anni, occorrono secoli.


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