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La saturazione dell'immaginazione (volontà di potenza insoddisfatta)

Creato il 13 dicembre 2012 da Minerva Jones
La saturazione dell'immaginazione (volontà di potenza insoddisfatta)
"Quando guardo fuori di qui, tutto è saturo, non restano praticamente più immagini possibili, si deve scavare, quasi come un archeologo con il suo badile. E si deve cercare, per poter ancora tirare fuori qualcosa da questo paesaggio ferito. [...] Su questa terra non è più facile trovare ciò che rende le immagini trasparenti. Cosa che esisteva una volta... Sarei pronto ad andare ovunque". (Werner Herzog a Wim Wenders in Tokyo-ga)
Provo spesso questa sensazione di saturazione. Quasi che tutti gli immaginari, e di qui l'immaginazione (immaginari+azione) ovvero le ipotesi di vita, i desideri e le azioni per realizzarli, li abbia già esplorati - o anche solo avvicinati per rendermi conto che in realtà non mi interessavano. Per indole, evidentemente, non tollero soluzioni preconfezionate - belle pronte da consumare e con cui pacificarsi l'esistenza (religioni, ideologie, modelli consumistici così come loro antitesi ecologico-comunitarie-animaliste e via dicendo).
Ma sono anche stanca di sentire che le 'soluzioni' che mi trovo sono cose alla fine piccole, quotidiane, che mi permettono di stare in vita ma non mi rendono mai felice pienamente - non intendo dire che mi accontento, ma che alla fine provo una felicità che è solo in piccolo. Non riesco a starci dentro. Voglio di più di questo, molto di più. Ma non so cosa, né dove, né come.
La mia mente impazzisce nel confrontarsi con l'avere così poco. Ha bisogno di qualcosa di più grande. Ha bisogno di esplodere. E non sta trovando strade per farlo. Ha bisogno che il cuore trabocchi di calore, pienezza, perfezione. Che il corpo e la mente siano in un'espansione d'energia quasi la mia persona fosse una stella che emana luce.
E non ci riesco ad 'accontentarmi', a farmi andare bene la finitezza umana, i limiti temporali dell'esistenza. L'eternità no, ma almeno un paio di vite sì (come diceva Vittorio Gassman). E non riesco a godere di sesso estemporaneo, così come neanche di rapporto continuativi che chiedano mediazioni e compromessi e in tal modo distruggano la felicità assoluta e la sensazione di perfezione che avevamo provato. Non mi interessa produrre cose, scrivere libri, realizzare video, lasciare interpretazioni. E' tutto così piccolo. Così piccolo.
Alla fine penso che la perfezione sarebbe davvero un'isola, la sabbia, il caldo, mangiare solo più pesce e frutta, una bottiglia di rum, e passare le giornate a non fare niente - solo guardare l'orizzonte sul mare. Possibilmente senza nessuno intorno e nell'assoluto silenzio.
"In una radura c'erano tre letti da ospedale con la rete metallica e senza materasso, e sopra erano distesi tre uomini moribondi. [...] Sì, stavano bene. Sapevano dove stavano andando, e sorridevano alla morte sotto l'ombra di un eucalipto". (Bruce Chatwin, Le vie dei canti).
 

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