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La sharing economy del dipendente

Creato il 20 marzo 2017 da Propostalavoro @propostalavoro

La sharing economy del dipendenteFin da quando si è iniziato a parlarne, il termine sharing economy è sempre stato associato a fenomeni lavorativi nuovi: l'economia del web, la condivisione di prodotti e servizi o addirittura di finanziamenti (crowdfunding) e di idee, tramite i vari incubatori di startup. Mai, però, si era pensato di applicarla ai vecchi posti di lavoro.

Del resto, impieghi classici, come quello di operaio o di contabile d'azienda ad esempio, sembravano sul viale del tramonto, colpiti, più di ogni altro, dai problemi generati dalla crisi e dalla globalizzazione incontrollata: stabilimenti manifatturieri che chiudono, per poi riaprire in Estremo Oriente; servizi d'impresa – dalla contabilità all'IT – appaltati a centri con sede in India o nel vicino Est Europeo.

Poco importa alle imprese, soprattutto se multinazionali, se si perdono professionalità e conoscenze: le parole d'ordine sono manodopera a basso costo e standardizzazione, mercato globale e paradisi fiscali. Il tutto con il colpevole silenzio della politica che, senza muovere un dito o addirittura applaudendo, è rimasta a guardare lo smantellamento del nostro sistema industriale e manifatturiero.

Nel frattempo, le imprese rimaste, per reggere il confronto impari con le industrie delocalizzate – che producono di più a meno, ma a che prezzo – sono state costrette a tagliare costi e posti di lavoro, con le conseguenze che conosciamo tutti: precarizzazione del posto di lavoro, compressione dei salari, calo dell'occupazione. Per fortuna, però, non tutti hanno seguito questa strada.

La necessità, si sa, aguzza l'ingegno e per affrontare la crisi e le sfide del mercato globalizzato, senza tagliare il personale, alcune aziende hanno cominciato a condividere i propri dipendenti, creando la prima vera rete d'imprese in Italia, la Rete Giunca.

Questo network di imprese – per ora sono una decina, tutte dislocate nel varesotto e che raggruppano circa 1700 dipendenti – si basa proprio sulla parola condivisione: grazie ad una norma, detta del distacco del dipendente, queste aziende possono letteralmente condividere i propri dipendenti tra di esse, per affrontare, ad esempio, un picco di lavoro, in cui è necessario ricorrere non solo ad altre braccia, ma anche a professionalità differenti. E' uno strumento che può funzionare anche al contrario, cioè durante i periodi di calo di produzione, permettendo all'impresa di condividere i dipendenti in esubero con le altre della rete, anzichè essere costretta alla cassa integrazione o, peggio, ai licenziamenti.

Oltre a questo, il vantaggio è anche quello di fare crescere il dipendente e di apportare nuova professionalità: presso una delle altre imprese della rete, infatti, il lavoratore può acquisire conoscenze e competenze che, poi, vengono importate nell'azienda d'origine, con vantaggi per tutti. La rete, inoltre, è molto attiva anche nel campo del welfare aziendale, con progetti e servizi per i dipendenti (corsi di formazione e aggiornamento professionale; forme di car sharing per facilitarne la mobilità; progetti per la salute ed il benessere; agevolazioni per mutui e assicurazioni) e le loro famiglie.

Il progetto, per ora, va a gonfie vele, tanto che RetImpresa di Confindustria sta lavorando per replicarlo in tutto il Paese. Potrebbe essere che questa sharing economy del dipendente sia una delle strade giuste, per affrontare al meglio la globalizzazione?

Danilo


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