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La sovranità fraintesa

Creato il 17 febbraio 2017 da Gadilu

La sovranità fraintesa

Nel recente discorso d’insediamento pronunciato da Giancarlo Bramante, nuovo capo della Procura di Bolzano, ha colpito un passaggio dedicato al crescente fenomeno di «disconoscimento della sovranità dello Stato» messo in atto da parte di alcuni imprenditori afflitti da debiti, i quali si sarebbero opposti alle previste procedure di pignoramento ricorrendo anche alla violenza o all’intimidazione nei confronti degli ufficiali giudiziari. Un aspetto preoccupante, secondo il giudizio di Bramante, perché tali comportamenti non risultano spontanei o casuali, ma traggono ispirazione dall’esistenza di un movimento ideologico — definito per l’appunto «sovranista» — che ha di mira la rifondazione dei rapporti di rappresentanza (e dunque di potere) tra cittadini e istituzioni.

Per spiegare cos’è il «sovranismo», cominciando così a gettare un po’ di luce sulle contraddizioni che lo spingono a farsi nemico dello Stato pur puntando a una sua completa rifondazione, può essere utile parafrasare un frammento di un articolo pubblicato dal portale «Appello al popolo» (rivista del «Fronte sovranista italiano»). Qui si illustra come gli effetti impoverenti della globalizzazione sul ceto medio occidentale, il senso di alienazione culturale causato dalle nuove ondate migratorie e la debolezza della risposta politica avrebbero ormai posto fuori gioco «la narrazione autoreferenziale delle élite». Così si è originata a una volontà di cambiamento — ovviamente definito come «vero» — costituita dall’incontro di una componente populista (dal lato della domanda) e una componente nazionalista (dal lato dell’offerta), al momento manifestata da un arcipelago di sigle («Fronte sovranista italiano», «Alternativa per l’Italia», «Riscossa Italia») tutte in cerca del grande balzo elettorale.

Quali sono dunque le contraddizioni che abitano una simile pluralità di istanze? Innanzi tutto l’impossibilità di neutralizzare problematiche globali fingendo che tale globalità non intacchi contesti più ristretti. Ma è soprattutto l’impulso a saltare qualsivoglia processo di mediazione democratica in nome di una sua supposta estensione incondizionata, fino a mettere in atto veri e propri tentativi di esautorare la normativa vigente, a destare i sospetti maggiori. Ogni modificazione dello Stato di diritto, infatti, dovrebbe avvenire sempre agendo sul piano delle leggi, non dichiarandone la destituzione in modo arbitrario.

Corriere dell’Alto Adige, 17 febbraio2017


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