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La Terza Madre (aka: Mother of Tears)

Creato il 10 febbraio 2012 da Robydick
La Terza Madre (aka: Mother of Tears)2007, Dario Argento.
Moran Atias/Mater Lacrimarum :- “Chi vuole mangiare la ragazza?”
Asia Argento/Sarah Mandy :- “Ho bisogno di trovare la Madre delle Lacrime!”
"A fine carriera respiro di un passato-il-primo Dario Argento."
Proiettato al SAN FRANCISCO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL del 2008: Questo era diventato Dario Argento regista di opere che abbiamo affrontato fino a qui insieme, come, "Trauma", "Opera", "Phenomena", "Tenebre", "Inferno", "Suspiria", "Profondo rosso", "L'uccello dalle piume di cristallo"), questo terzo film della sua trilogia cosìddetta delle "Tre Madri" (della quale i due capolavori "Suspiria" e "Inferno", furono il primo e il secondo, rispettivamente), è stata alfine conclusa, così: si incomincia con degli incappucciati che sembrano copiati smodatamente dai Jawas di “Star Wars”, i quali attaccano una donna, la pugnalano in bocca, le aprono lo stomaco, per poi strangolarla con il suo intestino mentre una scimmietta malevola strilla nelle vicinanze. Sì, Dario Argento a qualcuno potrà anche essere sembrato di nuovo in forma, ma solo per i primi 5 minuti, accorgendosi anche subito che questa parte è tutta copiata e presa di peso da un suo precedente film, l'omicidio della costumista -sempre la Coralina Cataldi-Tassoni-, in Opera” ('87). Dopo si segue torturando e uccidendo i suoi personaggi femminili nei modi più raccapriccianti, bizzarri, e in modalità sempre gratuite con poco o nulla concesso la logica della storia, mentre, ancora una volta, guardando ad Argento come ad un misogino, sempre si reclama e si cerca ancora di battersi per la sua importantissima carriera cinematografica da autore all'interno del genere horror.
La terza madre”, ovvero “Mother of Tears”, secondo il titolo per il mercato internazionale, si apre con la scoperta di una bara del 19° secolo contenente un'urna, da diversi sacerdoti e da un team di scavatori al di fuori di un cimitero di Viterbo. I sacerdoti decidono di inviare l'urna in un museo di Roma, e precisamente al curatore del museo, Michael Pierce (Adam James). In sua assenza, l'assistente di Pierce,Giselle Mares (Coralina Cataldi-Tassoni), e una stagista, Sarah Mandy (Asia Argento, evidentemente in uno dei suoi periodi di anoressia), lascia in loro custodia l'urna. Lasciando che la loro curiosità abbia la meglio su di esse, decidono quindi di aprire l'urna. Giselle si taglia accidentalmente la mano, lasciando gocciolare sangue sull'urna. Dopo aver aperto l'urna e avere scoperto diversi oggetti, tra cui tre statuti, presumibilmente di tre dee, e una tunica rossa con una scritta in una lingua antica, Giselle invia Sarah per recuperare dei dizionari di aramaico e miceneico da un'altra parte del museo. Prima del ritorno di Sarah, incappucciati, alcuni seguaci della Mater Lachrymarum (Moran Atias), la terza e appena strega appena risorta strega del titolo , arrivano e uccidono Giselle.


Sarah riesce a fuggire, prima passando la notte nell'appartamento di Pierce, e poi, dopo che i seguaci di Mater Lachrymarum hanno rapito il giovane figlio di Pierce, Sarah cerca l'aiuto di Padre Johannes (Udo Kier), un esperto di occulto e, in particolare, delle tre madri, e di Marta Colussi (Valeria Cavalli), una strega bianca che aggiunge utili conoscenze a quelle di Sarah, aiutandola a sviluppare anche “nuovi poteri” (c'è quindi una strega bianca di troppo). Marta racconta a Sarah del suo passato, inclusi i dettagli che circondano la morte della madre di Sarah, Elisa (Daria Nicolodi). La Mater Lachrymarum invia i suoi seguaci a rintracciare e uccidere Sarah e chi ha sta aiutando. Sarah ha anche a che fare con un investigatore della polizia, Enzo Marchi (Cristian Solimeno), che non le crede. Nel frattempo, la presenza della Mater a Roma scatena un'epidemia di suicidi, omicidi, e tutte le possibili declinazioni del male.


“La Terza madre” è enormemente meno coerente (e interessante, se è per questo) che la descrizione che ho fatto precedentemente, potrebbe indicare. Ovviamente lavorando da un budget più limitato (per rendersi conto di ciò, basta dare uno sguardo ai poco convincenti effetti prostetici, che vi diranno tutto), in questo film come nel precedente “Il Cartaio”. Il marchio visivo di Argento è introvabile come lo è lo stile abitualmente barocco dei movimenti della sua cinepresa. Con l'eccezione del l'inquadratura fatta con la gru, sulla quale si apre questo ”La Terza madre”, e una o due sequenze realizzate con la Steadycam, “Mother of Tears” non ha nulla dell'eccessivo stile visivo di Argento. Che “La Terza madre” sia incoerente, illogico , massimamente inespressivo, totalmente inattendibile nei suoi personaggi, Sarah, raccoglie ad esempio un tot di informazioni,(leggi: esposizioni) nei modi più assurdi, per poi passare anche attraverso alcuni personaggi troppo frettolosamente sacrificabili, dal primo fino al prossimo, e fino all'ultimo, creando così una trama veramente assurda, nel quale la Mater alfine verrà sconfitta con l'aiuto di una strega bianca precedentemente sua antagonista, e che appare dal nulla.
Se si ha familiarità con l'opera di Argento, allora non si sarà sorpresi di sapere che i personaggi femminili avranno quasi sempre la peggio. Oltre il primo personaggio di Giselle, strangolata con il suo intestino, un altro personaggio femminile ha gli occhi cavati prima di essere pugnalata a morte, la sua amante, anch'essa una donna, viene uccisa da una lancia inserita nella vagina, e, infine, un altro personaggio femminile muore quando anche lei è penetrata da una lancia, come un favollo in pescheria. Certo, anche i personaggi maschili muoiono violentemente, ma la morte dei personaggi maschili presenti sullo schermo si prende maggiormente tempo, ed è svolta in maniera meno raffazzonata e affrettata. Anche il tasso di violenza è inferiore, e di solito gli omicidi maschili comportano solo una qualche pugnalata al petto o alla schiena, o un taglio alla gola. No, Argento salva e riserva la sua oramai ridicola “inventiva” ultra-gore, come si fa proprio quando si è assolutamente senza idee, per i suoi personaggi femminili. E sarebbe anche meglio non aggiungere nuolla rispetto a quanto detto da tutti, al riguardo della rappresentazione delle streghe che ci propone Argento per questo film, la quale va dal ridicolmente ridicolo (ad esempio, lo stile Jo Squillo ddè noartri al loro arrivo allaStazione Termini, che pare di assistere ad un convegno da tutto il mondo di sosia delle “Spice Girls”) al basso costo pornografico (come l'epitome del male femminile, la Mater impersonata dalla clamorosamente inadeguata Moran Atias, la quale se ne va in giro perennemente nuda e col seno rifatto).


Con questo in mente, è difficile sfuggire alla conclusione che l'Argento dell'orrore sì, ma dei film che commette negli ultimi quindici anni, non è cambiato e, probabilmente non cambierà (o non si cura di cambiare), ma gli atteggiamenti sulle donne e le rappresentazioni delle donne e della sessualità hanno certamente , rendendo Argento una reliquia di un altro tempo, reso egli un autore oggi apprezzato unicamente per i suoi primi lavori con il genere thriller e "giallo" e per gli eccessi dei suoi anni '70, e i film dell'inizio degli anni '80 (ad esempio appunto, "Opera", "Phenomena", "Inferno", "Suspiria", "Profondo rosso", "L'uccello dalle piume di cristallo") e assolutamente non per i suoi lavori più recenti, film per bambocci sottosviluppati, soprattutto proprio questo“La Terza madre”. E pensare che "Mother of Tears”: La terza madre", in realtà debuttò anche al Toronto International Film Festival (il perché è difficile da comprendere). Si potrebbe appunto essere tentati di dire che persino “Nonhosonno” al confronto è un capolavoro, ma ciò (“Il Cartaio” no, è uguale) non aiuterebbe a riuscire a descrivere il livello veramente agghiacciante del film in oggetto, quasi incredibile per il livello di sciatteria, cialtronaggine, qualunquismo e pressapochismo, che lo pervade dal primo all'ultimo fotogramma. Non c'è proprio niente da poter salvare. Qui da salvare non c'è proprio nulla. Dialoghi folli (il film finisce con un delirante “Stai tranquilla” ed è la verità, ma di assurdità di questo tipo ce ne sono mille altre),sequenze dal ritmo anestetizzato quando serveirebbe dinamismo e azione e tutto il resto. In molti momenti la sala cinematografica pareva crollare dall'ilarità (le apparizioni paranormali dei fantasmi, la madre Daria Nicolodi che appare come una sorta di ridicolissimo Obi-Wan Kenobi per dialogare con la figlia, Leroy che parla come L'Ispettore Clouseau.
Talmente pessimo, che praticamente dopo di questo film, Argento ha perso anche una distribuzione e una visibilità cinematografiche.Artisticamente, ma parzialmente pure per quanto riguarda gli incassi, il film si è rivelato un tonfo e un naufragio dalle dimensioni tipo Costa Concordia. Un patetico e goffo tentativo da parte di un grande cineasta che fu, (Argento) di far riparlare di sé, e se non di potere tornare alla gloria delle sue opere più famose, di concludere degnamente la trilogia de “Le Tre madri”. Ma da “La Terza madre” è venuto però fuori solo un incredibile e inaudito guazzabuglio, nel quale la drammatica e terminale mancanza delle idee dell'autore e degli sceneggiatori in primis (ben cinque, come nelle peggiori tradizioni cinematografiche italiche) la si cerca di riempire (senza naturalmente riuscirvi), con un'orgia di effettacci speciali gore e digitali, tra l'altro risibili -e se questo è il top italiano del 2007 in materia di CGI, ad opera di Cinecittà Digital, c'è poco da stare allegri), l'unico effetto speciale veramente terribile, ma nel senso di realizzazione, è la demenziale recitazione della Argento, , la quale riesce sempre a bissare le sue peggiori interpretazioni, in una carriera che è stata soltanto e interamente un equivoco.
Donne che si feriscono e perdono sangue, poco prima d'esser uccise (la Tassoni); riprese e inquadrature che non si sa mai dove vogliano andare a parare e mai efficaci quanto necessarie (tutto l'assurdo finale nelle catacombe della Mater); sequenze di preti ed esorcisti che sembrano quelle che si potrebbero vedere in una fiction clerical-religiosa di Raiuno, e anche le scene che per Argento potrebbero essere una novità mai affrontata nel suo cinema, come il rinvenimento iniziale nella teca ottocentesca, sono risolte in maniera penosa. E' un Argento che vorrebbe essere selvaggio e visionario, come era una volta (le sempre penose sequenze di Roma sconvolta dalla violenza, pienamente della serie “vorrei ma non posso”) il quale vorrebbe ancora riuscire a raggiungere le sue vette di angoscia e di delirio, ma senza mai più potervi appunto riuscire, anche per mancanza di fondi...Perchè, perchè aver voluto dare una coda così vergognosa a quelli che erano stati due dei migliori film horror mai realizzati nel cinema italiano degli anni settanta e ottanta...?
Ma poi, perchè la solita presenza negli ultimi suoi film, di barboni particolarmente orribili, di minacciose orde di stranieri...? Sarà mai, che partito dall'estremismo sessantottardo di Lotta Continua (il secondo e terzo nome anagrafico di Asia è Vittoria Rossa)dopo l'azzurro pallido berlusconiano abbracciato da Argento attraverso le miliardarie produzioni e distribuzioni della Medusa, al verde Herbalife di gradazione leghista?
Qualunque colore politico sia a fargli da protettore, una cosa è certa, Argento dopo questo film è davvero finito, e anche se facesse come poi farà, qualcosa di meno obbrobrioso e baracconesco, ridicolmente insipiente da parodia carnevalesca ma Solamente involontaria, recitazione da cani, effettacci pessimi a profusione di gore per finali che suonano tanto di presa per il culo. Un film di paranormale bruttezza, imperdibile per gli esegeti del sublime nel trash, laddove ogni soglia di bruttezza è varcata,con sprezzo di ogni metro di giudizio. Siamo anche ben oltre a quel che suol dire la canna del gas, la fase terminale del suo cinema a qui compiuto la sua parabola. Non ha più nemmeno senso parlare di quello che una volta fu il suo talento visionario, quando sembra che , della sua tecnica, del senso del cinem e dell'ispirazione, egli se li stia bellamente sputtanando e con la massima leggerezza ed allegria. In senso stretto, anche una porcata che si sta commettendo .facendo anche finta di credere nel contrario- ai danni di tutto ciò che di buono se non eccellente, è stato realizzato nel suo cinema del passato. Qui apparte le solite illogicità della trama, che più o meno vi sono sempre state, in ogni film argentiano, è proprio la mancanza stessa di ogni parvenza di trama, riempita come detto, da alcune scene gore violente oltre il compiacimento di un torture porn, e assolutamente gratuite, così come evidentemente non è un genere a cui è molto aduso, risultando appunto soltanto un'ennesima porcata. Non c'è nemmeno da parlare di un'inizio promettente, come poteva ad esempio essere forse in “Nonhosonno”, sfaldandosi fin da subito, con un'inutile omicidio (quello iniziale della Cataldi-Tassoni), ipercoreografato ma male. Solamente gratuito molto compiaciuto nella violenza.
Un'altra cosa che viene imposta al povero spettatore, è poi la totale suddetta mancanza d'ispirazione, la capacità registica di una volta nel saper evocare, non certo aiutata dai mezzi di produzione, evidentemente ridotti, e che si è voluto italianamente spacciare anche per realizzativamente costosi! Ma il risultato e più che banale, è persino futile e ridicolo. Per non tornare a parlare del simbolo effimero dell'intero film, le suddette streghette in magliette di Dolce & Gabbana, che dovrebbero apparire tanto “perturbanti”, e appaiono invece come le Spice Girls, o come qualcuno efficacemente coniò all'epoca, “un'incrocio tra Loredana Bertè e Cindy Lauper). Sarebbero forse queste quattro streghette -perchè questo sono, altro che le moltitudini convenite a Roma da ogni continente, come vorrebbero spacciare quattro effettacci di moltiplicazione in CGI- a portare l'Apocalisse della ribellione e della sovversione nella Città Eterna di Roma? Se dovrebbe essere racchiusa in questo trucidume scriteriato, la nuova e diversificata visione apportata dall'esausto Argento, all'arido “Nuoco Cinema di Genere” italico. Da voltarsi sì, ma non per l'orrore delle immagini proposteci sullo schermo, ma solo voltarsi di fronte a cotanto orrore derivativo e onanisticamente autocitazionistico, ma senza più l'ombra di alcuna passione che sia una, e soprattutto, anche senza dignità. Si spera almeno che sia questo, il capitolo conclusivo sulle Tre Madri, e che non ci debba mai essere un'ulteriore coda, anche se, nessun'altro che prendesse mai in mano un progetto del genere, potrebbe mai fare qualcosa di peggio in termini almeno di sceneggiatura e reciatazione, dello stesso Argento. Lucky McKee come sappiamo sta realizzando già da tempo il remake americano di “Suspiria”, il quale a questo punto non potrà certo avere la totale mancanza di Vogliamo un po' parlare anche della Atias? Gran bella topona almeno lei, non si discute, seppur con le tette notevolmente rifatte, sulle quali è possibile praticare però delle eccellenti spagnole, ma a parte queste cazzate, come si potrebbe definire la sua “interpretazione”, tra l'altro nella parte cardine del film , di Mater Lacrimarum? “Mater Cubistas”, come da geniale coniazione di un commentatore internettiano? Eppure come definizione è senz'altro “centrata”, per lei, e per le sue ridicole streghe-escort. E tali sembrano e da lì probabilmente le ha prese, visto anche che alcune Atias compresa, sono come la Pieroni di “Inferno”, sono note come “donne di regime”... Se vogliamo anche dirla tutta, il tono semi-porno pretenziosamente “malsano”, della congrega orgiastica finale, tra dita n'culo e pompini più o meno mostrati, è l'unico momento che fa veramente a cazzotti con il tono generale e complessivo del film, da fiction dalle immagini piatte (impagabili comunque saranno forse per i posteri, i tanti momenti veramente senza senso, come la Nicolodi -ologramma, i romani che si accoltellano per un posteggio, la tunica della Atiasdal quale Argento ci fa intravedere anche un po' di pelo...). E che dire dell'abominevole lotta tra la Nicolodi -Obi Wan-Kenobi e la strega di fuoco? E quando Asia diventa invisibile all'Ispettore che la insegue, nella libreria? Gli homeless con i falò nel centro storico di Roma manco fossimo nelle periferie degradate di Detroit, che secondo Argento sono sufficienti a mostrare l'anarchia del Male sopraggiunta in città? La tristezza nel sentire Asia parlare con la sua vera voce, mai finalmente doppiata? L'uccisione della strega giapponese da parte di Asia, fracassandoli la testa fra le porte di un vagone ferroviario? Attori che, a parte i camei veramente sperperati di Udo Kier e Philippe Leroy, sono fisiognomicamente adatti al genere e al film, che vi risulterebbe molto più inquietante Brenda, il trans di Marrazzo.
Napoleone Wilson

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