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La travagliata storia del Real Orto Botanico. Era il sogno di re Ferdinando

Creato il 19 marzo 2016 da Vesuviolive

orto botanico

Risale agli inizi del XIX secolo la realizzazione ad opera dei francesi di un progetto che, già concepito in precedenza da Ferdinando IV di Borbone, era stato ostacolato dai moti rivoluzionari del 1799. Si tratta della realizzazione del Real Orto Botanico di Napoli, il cui decreto di fondazione riporta la data del 28 Dicembre 1807 e la firma di Re Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone.

I terreni sui quali ancora oggi sorge il Real Orto Botanico, già individuati in epoca borbonica, furono espropriati ai rispettivi proprietari, in parte i Religiosi di Santa Maria della Pace e in parte l’Ospedale della Cava, attraverso l’articolo 1 del decreto di fondazione.

La realizzazione della nuova struttura, in via Foria, destinata all’istruzione del pubblico oltre che alla moltiplicazione delle piante utili alla salute, all’agricoltura e all’industria, fu affidata agli architetti Giuliano De Fazio e Gaspare Maria Paoletti. Il primo si occupò, oltre che della facciata monumentale realizzata in uno stile analogo a quello dell’adiacente Palazzo Fuga, del viale ad essa perpendicolare, della Stufa Temperata e del viale che conduce al Castello. E’ opera di Paoletti, invece, l’intera progettazione e realizzazione della parte inferiore dell’Orto Botanico.

Un decreto del 25 Marzo 1810 nominava primo direttore del Real Orto Botanico Michele Tenore, grande appassionato di Botanica che si occupò tanto dell’attività scientifica quanto delle relazioni esterne. E’ a lui che si deve la crescita esponenziale di specie coltivate nell’Orto Botanico che, alla fine della sua esperienza, giunsero addirittura a 9000. A Michele Tenore successe Guglielmo Gasparrini, il quale si occupò di risistemare alcune aree cadute in stato di abbandono durante gli ultimi anni di mandato del suo predecessore.

Dalla morte di Gasparrini all’arrivo di Fridiano Cavara, nel 1906, si successero ben tre direttori che dovettero fronteggiare notevoli difficoltà economiche che condussero la struttura verso un lento percorso di degrado. Una delle più importanti iniziative del Cavara, che pure si occupò della realizzazione di un laghetto e di due vasche destinate alla coltivazione delle piante lacustri, fu l’istituzione nel 1928 della “Stazione sperimentale per le piante officinali“, destinata alla coltivazione delle piante medicinali e alla loro sperimentazione.

Successore di Cavara fu Biagio Longo, il quale si trovò a dover fronteggiare uno dei periodi più bui dell’intera Storia dell’Orto Botanico. Sotto i suoi stessi occhi quel gioiello che i suoi predecessori avevano fatto crescere e prosperare con tanti sacrifici divenne vittima di guerra. Qualsiasi struttura metallica fu estirpata per essere riconvertita ad usi militari, coltivazioni di beni di prima necessità furono introdotte su larga scala, parte delle strutture ospitate dall’Orto Botanico furono adibite a caserma e i prati utilizzati come parcheggio per gli automezzi militari. Al termine della sua direzione, Longo non potè fare altro che constatare il totale disfacimento dell’Orto Botanico.

Giuseppe Catalano successe a Longo nel 1948 ma fu solo nel 1963, con la direzione di Aldo Merola, che avvenne la lenta rinascita del Real Orto Botanico che acquisì, proprio in questi anni, autonomia economica e amministrativa. Tuttavia, non c’è pace per la città e il terremoto del 1980 fa sì che l’orto botanico torni ad essere ancora una volta, come già durante la seconda guerra mondiale, rifugio per la popolazione. Quando nel 1981 Paolo De Luca succederà a Giuseppe Caputo nella direzione non potrà far altro che rimboccarsi le maniche e avviare, ancora una volta, il progetto di ricostruzione di uno dei luoghi più suggestivi della città partenopea.


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