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La Via del Tabacco: Ritratto Polveroso del Profondo Sud

Creato il 12 ottobre 2012 da Dietrolequinte @DlqMagazine
La Via del Tabacco: Ritratto Polveroso del Profondo Sud

Considerato fra i 100 migliori romanzi del XX secolo, La via del tabacco di Erskine Caldwell, la cui prima edizione risale al 1932, è stato pubblicato da Fazi nel 2011, in un’edizione graficamente e contenutisticamente impeccabile, con la traduzione di Luca Briasco. Fra i più noti romanzi di Caldwell, La via del tabacco si inserisce a pieno titolo nel filone dei grandi romanzi del Profondo Sud, quel sud la cui decadenza è stata romanticamente descritta da Margaret Mitchell in Via col vento. Lungo la via del tabacco, però, non c’è spazio per il pàthos dei Cotton States della Mitchell, per le feste sontuose che dicono addio al mondo conosciuto, non c’è spazio per le grandi guerre e i forti sentimenti e protagonista non è l’aristocrazia ricca di valori e povera di denaro del Lower South, ma la disastrata classe contadina, priva di valori, resa grottesca dalla fame, impigrita da un vita fatta di zolle di terra secca e dura legna di quercia che non brucia. Il mondo descritto da Caldwell nel suo romanzo non ha nulla di poetico, nulla di romantico. O almeno, non ha nulla della poesia e del romanticismo che l’immaginario collettivo ha imparato a collegare al Profondo Sud della Mitchell: la poesia delle pigre perdite, della memoria nostalgica, il romanticismo degli spazi sconfinati, afflitti dalla guerra, i canti dei negri nei campi che fanno da sottofondo musicale alla perdita dell’innocenza e alla distruzione dell’“eden”, i tramonti infuocati, le grandi ed arcadiche dimore aristocratiche e su ogni cosa la terra, una madre generosa che accoglie sempre i suoi figli e li riscatta dalla tragedia della vita. Ne La via del tabacco le perdite sono brutali, la memoria indolente, gli spazi angusti, sudici, cupi, la guerra è lontana, rimpiazzata da una battaglia meno eroica e più concreta: quella quotidiana contro la fame, una battaglia per la sopravvivenza, in cui non ci sono eserciti o ideali contrapposti, ma uomini che si ostacolano a vicenda, perdendo ogni onore. I negri vivono in comunità avulse, marginali, assistendo beffardi alla grottesca discesa negli inferi della presunta superiorità dei bianchi.

una immagine di Copertina di La via del tabacco Fazi 2011 620x941 su La Via del Tabacco: Ritratto Polveroso del Profondo Sud

“I negri ridono di me” dice Lov, uno dei protagonisti, che non riesce a consumare il matrimonio contratto con la dodicenne Pearl, figlia di Jeeter Lester, attorno a cui si svolge tutta la vicenda. “I negri ridono di me” dice lo stesso Jeeter. La cosa peggiore che possa capitare ad un bianco, sembrano voler dire, è che un negro, che rappresenta l’infimo gradino della scala sociale, possa ridere di lui. La terra è tiranna e spietata, divora le speranze e le trasforma in rimpianti, non si lascia dominare, non aiuta e non consola. Accoglie dimore fatiscenti che bruciano o crollano su se stesse, uccidendo i loro abitanti. I protagonisti del sud disperato di Caldwell sono poveri, spietati con se stessi e con gli altri, ridicoli e monomaniaci. Lov è ossessionato dalla dodicenne Pearl, la moglie-bambina, che insiste a voler dormire su un pagliericcio, piuttosto che dividere il letto con lui. Jeeter Lester, il capofamiglia, è ossessionato dal denaro e dalla terra, che progetta di coltivare, rimandando di giorno in giorno il momento, per mancanza di denaro ma soprattutto per mancanza di volontà. Rifiuta di trasferirsi in città a lavorare in fabbrica per continuare un circolo vizioso che dura da generazioni.

una immagine di Locandina del film La via del tabacco 1941 di John Ford su La Via del Tabacco: Ritratto Polveroso del Profondo Sud

Ada, la moglie di Jeeter, è ossessionata dall’abito per la sua morte: non vuole morire con addosso il suo vecchio vestito. Mamma Lester è ossessionata dal tabacco, che fuma per tenere a bada i morsi della fame. Dude, il figlio sedicenne, è ossessionato dall’automobile, per la quale accetterà di sposare la predicatrice Bessie, molto più vecchia di lui e Bessie, la predicatrice bigotta, è ossessionata dalla lussuria, desidera Dude e lo attrae con la promessa di un’automobile nuova da guidare, facendolo sembrare il volere del Signore. Le grottesche malformazioni congenite di Bessie, che “ha due buchi al posto del naso” e di Ellie May, l’altra figlia di Jeeter, affetta da quello che comunemente è definito “labbro leporino”, costantemente oggetto di repulsione o dileggio da parte degli uomini, sono la trasposizione materiale delle deformità dello spirito, che la gente comune, però, tende a sminuire. Lov, Jeeter, Ada, Dude, Bessie, ecc. hanno perso la dignità, perdendo automaticamente anche la propria umanità: l’assassinio accidentale di mamma Lester da parte del giovane nipote Dude, che la investe con l’automobile nuova di zecca con cui è stato “acquistato” da Bessie, ritrae in maniera spietata uomini e donne che vivono svogliatamente le proprie tragedie, senza reagire, senza provare rimorsi, uomini sciolti da qualsiasi vincolo, sia esso familiare, amoroso o puramente umano.

una immagine di Gene Tierney nel film La via del tabacco 1941 di John Ford 620x764 su La Via del Tabacco: Ritratto Polveroso del Profondo Sud

L’unico vincolo, forse, è quello con la polverosa via del tabacco, il luogo-ossessione che ritorna e dal quale non ci si può allontanare, come se una specie di maledizione colpisse gli uomini che vi sono nati. La povertà rende la gente miserabile, dura, anaffettiva, concentrata su se stessa, sul cibo, sul denaro o su cose più futili, come un abito non troppo lungo, ma neanche troppo corto, un abito dignitoso da indossare al proprio funerale, perché, in fondo, quel che lega la ricca e romantica aristocrazia terriera dei tempi andati, ai miserabili contadini affamati della via del tabacco, agli uomini di ogni tempo e luogo, non è tanto la paura di una vita abietta, quanto l’orrore di una morte meschina.


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