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La vita nascosta, se Roma si veste di noir

Creato il 08 giugno 2016 da Edizionialtravista

Immagini, pensieri, fash, micro-riflessioni sull’attimo fuggente, ricordi spezzettate di esperienze passate difficili da ricordare, dure da raccontare,  indigeribili, oltre il limite della comprensibilità di chi le ha vissute.  È “La vita nascosta” di Sara Ficocelli romanzo di frontiera edito da MdS (180 pp., 2016) che racconta di vite ai margini nell’ hinc et nunc, nel qui e ora, senza far sconti a nessuno.  La vita magistralmente descritta dall’autrice è quella del mordi e fuggi dei suoi personaggi, del “chi vuol essere lieto sia: di domani non c’è certezza”, dell’ aggrapparsi all’oggi, poiché nello ieri non c’è nulla di buono da ricordare e il futuro è soltanto l’angoscioso rotolarsi davanti agli occhi di un passato che reclama di essere dimenticato. “La vita è adesso”, canta Baglioni nel bar di Roberto o così ci è sembrato. Ponte Milvio in questo romanzo non è  luogo reale ma della mente, quella individuale e collettiva di coloro che sul ponte e intorno ad esso passeggiano, guardano, fotografano, leggono, “lucchettano” l’amore, sorseggiano aperitivi, chiedono l’elemosina, sfornano caffè e cornetti, vendono qualcosa, persino se stessi, fuori e dentro la metafora. Un luogo della mente dove l’autrice ha ambientato la vita esemplare dei sui personaggi, scampoli di un’ esistenza fissata in fini cortometraggi e fermo immagine.  Ognuno dei protagonisti di questo romanzo corale rappresenta una sfaccettatura, un’angolazione, un punto di vista diverso attraverso  cui il elettore può osservare, come in zoommate cinematografiche, una Roma vista ma non guardata, sentita ma non ascoltata, oggetto di sguardi distratti e privi di passione, sordi alla palpitante vita, ai sentimenti e alle esperienze raccontate con l’estraneità propria dei traumatizzati. Ma al tempo stesso è proprio tra le righe che è possibile sentire quei piccoli moti dell’animo che danno senso all’esistenza e sono il punto di partenza per la comprensione di se stessi, della propria vita, del proprio essere al mondo, esistere, starci e attribuire a tutto un senso. Un senso che si trova solo all’interno di una relazione, là dove si aggancia con forza la motivazione per vivere e andare avanti.  E questo accade, ebbene sì, accade, all’improvviso, nel romanzo, come in un’analisi ben condotta.  Perché a un certo punto del romanzo anche le esperienze dolorose, drammatiche, diventano comprensibili ai personaggi e al lettore, e possono essere interiorizzate piano piano, con un lavoro di cesello, come la trama sottile di una filigrana tessuta dalla mano delicata e abile dell’orefice. Così si compie l’incantesimo, i dolori patiti possono entrare a far parte dei ricordi e essere collocate nel passato, ricordati sì per sempre ma non più attivi, dolorosi, oscuranti come piante infestanti il presente.  E’ qui che, con precisione chirurgica, Sara Ficocelli riesce a descrivere la magia che si crea quando si fanno i giusti incontri, quando i rapporti umani diventano salvifici dall’interno, quando il passato nascosto e indicibile non aleggia più come un fantasma nella vita dei personaggi ma diventa un “lare” dentro un focolare domestico finalmente scoperto, trovato, raggiunto, di cui non si conosceva l’esistenza, fino a trovare il rispetto e la dignità delle quali si era perduta la speranza.  E’ nell’incontro, nella comprensione, nella conoscenza e nell’amore che si annullano, come il positivo e il negativo di due elettrodi, il “sopra” e il “sotto” di ponte Milvio. Di questa Roma e delle sue vite nascoste, che non saranno mai più uguali a prima.

L’autrice. Sara Ficocelli è nata a Pisa, dove ha vissuto fino alla fine degli studi. Dal 2007 collabora con Repubblica e altre testate del Gruppo Espresso. Ha ricevuto il premio Sodalitas e il premio Paidoss per le sue inchieste su donne e welfare e prostituzione minorile, e una menzione speciale al premio Tonino Carino per un reportage sull’Australia.

  • Autore: Sara Ficoccelli
  • Editore: MdS Editore

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