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Lasciami per sempre

Creato il 20 aprile 2017 da Veripaccheri
Lasciami per sempre di Simona Izzo con Barbara Bobulova, Maurizio Casagrande, Max Gazzè, Valentina Cervi Italia, 2017 genere, commedia durata, 133' LASCIAMI PER SEMPRE Lorenzo compie 20 anni e questa è l’occasione giusta per riunire una famiglia cosiddetta allargata dinanzi ad una torta di compleanno con candeline. Presto però  la festa diviene una tragicommedia in quanto la famiglia di Viola /Barbora Bobulova è una comunità sgangherata tra figli depressi e malati di disturbi alimentari e genitori separati ed eternamente indecisi in  amore. A completare il quadro a dir poco disfunzionale concorrono poi le presenze delle due sorelle di Viola, delle quali una è lesbica ( o meglio “saffica” come si definisce l’attrice Valentina Cervi) e l’altra è una divorziata “scoppiata” il cui ex marito ha una nuova compagna di razza nera e una figlia bulimica mentre il padre delle sorelle (Renato, impersonato da Mariano Rigillo) è un depresso indefesso Casanova che ha tentato il suicidio. Se la famiglia è chiaramente il tema centrale di “Lasciami per sempre” con le tre sorelle sulla scena - Carmen, Viola e Aida - figlie di Renato, il deus ex machina della storia sarà però l’arrivo di un ospite inatteso, e cioè di  Martina, la ragazza di Lorenzo di cui si sta festeggiando il compleanno. La regia di Simona Izzo inizia presentando i personaggi singolarmente, facendoli sfilare nelle loro storie di vita per poi farli grottescamente scontrare nel momento clou della festa, quello dell’arrivo della torta di compleanno, in cui commedia volge alla farsa con classici bagni in piscina e bagarre continue tra gli ospiti nella cornice floreale della villa della stessa regista. L’ambientazione scelta tra verde e fragranze floreali è propedeutica nel film a evidenziare la passione di Viola che è esperta di profumi e che alla fine darà vita alla creazione di un profumo specifico e nuovo che Max Gazzè denominerà semplicemente “Acqua”.  Attori “importanti” sono il navigato Mariano Rigillo nei panni del capofamiglia Renato, Maurizio Casagrande in quelli del ginecologo Pietro e Max Gazzé nel ruolo del musicista Nikos: i primi due sono presi in prestito dalla loro consumata esperienza teatrale, mentre Gazzè è neofita nella recitazione ma volenteroso nel suo desiderio di apprenderla. Detto questo la commedia, pur nei suoi colori forti ed intensi e nelle battute dei protagonisti non riesce a sorprendere ne ad appassionare a causa di una messinscena troppo carica e grottesca. che rasenta banalità nelle apodittiche affermazioni dei protagonisti sia in merito alle separazioni tra coniugi che per quanto riguarda il tema dell’omosessualità e del razzismo; argomenti che la Izzo  introduce troppo velocemente e che poi vengono liquidati con battute assolutamente non calzanti  e che rasentano la barzelletta raccontata al bar di quartiere. LASCIAMI PER SEMPRE “Lasciami per sempre” è dunque una commedia che non convince, che “eccede” nei colori, nel linguaggio, nelle scene, dipingendo il dramma di tutte le attuali famiglie allargate senza raggiungere alcun livello di poesia e di coinvolgimento emotivo in quello che sono le problematiche di ogni personaggio. Questo perché la storia è prevedibile, già vista nei suoi clichè ripetitivi di ogni insoluto dilemma della società e del costume dei giorni nostri, e soprattutto in ragione di uno sguardo che non riesce a trasmettere passione, ostinato com’è a voler ridurre a fattore comico ognuna delle problematiche affrontate, o per meglio dire, sfiorate. LASCIAMI PER SEMPRE Siamo lontanissimi dalle atmosfere portate in scena nel noto film di Woody Allen “Hanna e le sue sorelle” del 1986: anche lì vi era un’occasione di ritrovo di famiglia allargata che si ritrovava per la festa del Ringraziamento. Il regista americano infatti optava per una soluzione borghese e “politically correct” atteso che estrapolava una immagine di nucleo familiare eterogeneo ma apparentemente unito e felice, senza evidenziare alcun chiasso o frastuono esageratamente esasperato nei rapporti tra i protagonisti, come invece accade in “Lasciami per sempre”. Allen in quell’occasione, nel raccontare uno spaccato familiare anni ‘80 riusciva di converso a mescolare grazia, sorriso e dramma, doti sopraffine di metteur en scene e perfino una recitazione di gran classe. Senza urla, senza personaggi caricaturali e facili battute che in “Lasciami per sempre” hanno la capacità esclusivamente di causare cadute di stile e di non lanciare alla fine alcun messaggio o critica  costruttiva sui costumi del nostro secolo. Michela Montanari



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