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"Le Favole: una funzione importante nella crescita dei Bambini" di Claudia Alioto

Da Risveglioedizioni
Che funzioni hanno avuto le favole d’infanzia? Intrattenimento, cultura, gioco? Almeno negli anni 70 la loro funzione era diversa: era quella di insegnare ai bambini a leggere e a scrivere e, per quanto riguarda le favole animate, divenute poi i cartoni, quale funzione più utile per i genitori se non quella di farli riposare mettendo i bimbi in una fase di ipnosi davanti alla TV? Andando però spesso oltre i tempi consigliati, almeno oggi, da diversi pediatri e pedagogisti...
Le favole e i libri che mi hanno lasciato veramente perplessa sono state proprio le favole considerate oggi i grandi classici che seguivano lo schema identificativo: tu (Biancaneve, Cenerentola, Bella Addormentata etc) sei perfetta (bella, brava, buona, dolce e sottomessa) perché povera e innocente, poi però qualche strega “bacheca” ti invidia e cerca di ucciderti per motivi folli come fregarti il ragazzo azzurro o per essere la più bella del reame, o per avere tutto il potere per sé… insomma te la rischi di brutto!! Non è previsto che ti salvi da sola perché ci pensa qualcun altro: il principe, il cacciatore, il re del mare etc… Quindi tranquilla ragazza, non c’è niente che tu debba fare in questa vita, prima o poi sposerai un ricco giovane che ti porterà nel regno più lussuoso e amorevole del mondo… che altro vuoi che ti serva? Ah, dimenticavo! Vivrete felici e contenti, non avrete bisogno di farvi un “sedere così” per mantenere quel “per sempre!” Ho letto libri di tutti i tipi: da quelli che dicevano ai bambini di andare a dormire a quelli che dicevano loro di finire tutta la pappa nel piatto, molti libri di manipolazione e di poca accettazione dei tempi e delle funzioni di rispetto personale che il bambino riconosce a sé stesso, per quanto sarà lo stesso genitore a un certo punto a dire che è ora della nanna… per quanto anche i libri per bambini oggi stanno cambiando… Esopo, Fedro, Tolstoj riuscivano a dare una morale, perché le favole a mio avviso importanti sono anche quelle che danno morale o insegnamenti di valore, “perché rispettando i suoi tempi anche la tartaruga riesce ad arrivare al suo traguardo”. Gli insegnamenti però non sono manipolazioni, e la morale condita di giudizio poi non aiuta il bambino nel discernimento. Quando sento ancora la parola cattivo riferito al bambino in un libro davvero rimango spiazzata. Per chi conosce la profezia auto avverante in psicologia, sa che poi il bambino si sentirà tale, si sentirà in colpa per non avere ubbidito alle autorità genitoriali, educatrici, parentali perché non ha fatto quello che loro volevano e comincia a sentirsi un bambino cattivo, un bambino sbagliato… finché comincia ad adattarsi, ad adeguarsi a ciò che lui “non è”. Infatti la prima fase del bambino con l’introduzione del linguaggio fraseologico è proprio quella del “credere”, “credo a ciò che mi dicono i miei genitori” ed è proprio lì, che i genitori che hanno consapevolezza di questo, dovrebbero stare molto attenti nel dire: “hai paura del buio?” “è timido” “è una peste”… proprio in quel momento il bambino comincia a credere di “dover” avere paura del buio, di essere timido, di essere una peste, fino a integrare tutto questo nella fase di costruzione della propria personalità a scapito dell’individuo che esso è, puro e semplice, senza paure e senza giudizio. Siamo proprio noi a introdurre quei concetti, ed è per quello che il bambino si affida con totale fiducia lasciando che il condizionamento avvenga. Oggi c’è molta più attenzione riguardo al bambino e alla sua crescita, alle sue emozioni, ai suoi sentimenti, alle sue manifestazioni di disobbedienza che stiamo imparando a rispettare. Ci sono genitori e educatori attenti, consapevoli, che comprendono non solo quanto sia importante la loro presenza per il bambino, ma anche quanto sia importante una loro presenza “attiva”, nel rispetto delle reciproche pause, necessarie e fondamentali per ricaricarsi di tutta l’energia che la dedizione a un bambino di sana crescita richiede. Ci sono genitori, educatori e persino alcune perle della generazione precedente che si stanno dando un gran da fare per i bambini, frequentando corsi pre-parto, corsi di disostruzione, corsi genitoriali e parentali e corsi di crescita personale per acquisire conoscenze e trovare la propria realizzazione nella vita e dare un modello ai bambini a cui un valore non viene trasmesso solo a parole, ma viene proprio incarnato diventando parte dell’essere, nella comprensione che la prima fase del bambino è proprio quella imitativa fino a raggiungere poi una prima differenziazione tra genitori e bambino che si affaccia con i primi “no”detti dal bambino stesso. Spesso i genitori e gli educatori che si accorgono di tutto questo hanno un occhio attento anche alla scelta delle favole e dei cartoni animati da proporgli, lasciando al bambino già da piccolo la facoltà di scegliere il tipo di gioco da fare per esempio, avendo essi stessi l’accortezza di non proporre favole o cartoni animati di condizionamento manipolativo ed evitando di introdurre i concetti di paura e giudizio in modo prospettivo. Le favole di oggi, senza escludere quelle del passato, possono essere un valido aiuto per un bambino, sia nella costruzione del suo linguaggio, sia nell’accorgersi di come sia il mondo e le persone che lo popolano. Attraverso “il leone e la volpe” o “Il gatto e le galline” di Esopo possiamo insegnare al bambino a riconoscere gli inganni, attraverso “Pioggia di stelle” dei fratelli Grimm possiamo insegnare al bambino l’importanza in futuro del dare per poi ricevere anche più di ciò che si è dato e da qui potrei andare avanti all’infinito. Oggi più che mai sentiamo la necessità di riconoscere al bambino quella verità che lui è, e non un falso modello, di accettare le sue emozioni per come sono nel loro riconoscimento senza che queste vengano represse ma trascese in creatività, di accettare i suoi sentimenti per portarlo al proprio sentire, aiutarlo a comprendere come la protezione da parte di una figura più grande sia importante, senza mai confonderla con l’iper-protezione che non lascia che il bambino sperimenti ad esempio anche i giochi di equilibrio. Comprendiamo quanto per i bambini sia utile in questa fase di età, nel primo settennio, il sentirsi al centro e il sentirsi accettati, protetti, guidati nella loro libertà, le favole in questa fase sono di fondamentale importanza nella crescita consapevole di un bambino. Concludo con una citazione di Einstein a me molto cara: “Se volete figli intelligenti leggete loro molte fiabe.” Ti consigliamo di leggere:

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