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LE INFILTRATE ALLA RISCOSSA - Donne “gonfie” della loro vanità

Creato il 28 luglio 2011 da Ciro_pastore
LE INFILTRATE ALLA RISCOSSA - Donne “gonfie” della loro vanitàGuance e zigomi cadenti o svuotati, rimpolpati da grassi idrogenati o piastrine ricavate dal proprio stesso sangue. Labbra striminzite come la cicatrice di un taglio cesareo, improvvisamente esplose tanto da far invidia a Naomi Campbell. Seni corrugati, come fichi secchi natalizi o debordanti come adipose orecchie da cocker, ineluttabilmente preda della legge di gravità, risorgono a nuova vita come miracolati da un chirurgico messia. Natiche flaccide come pneumatici bucati, rianimate da prelievi di grasso ventrale reinserito e modellato. Ma anche infiltrazioni di collagene per zampe di gallina orbitali, così profonde da ricordare gli abissi del Grande Canyon. Sopracciglia spelacchiate come una vecchia pelliccia rosicchiata dalle tarme, rinfoltite con sapienti e dettagliati tatuaggi. Occhi dal colore insipido, trasformati da lentine colorate dagli effetti caleidoscopici. Gambe piene di vene varicose come quelle di un ciclista durante la scalata della Cima Coppi, ripianate con iniezioni di farmaci sclerotizzanti. Per non parlare di baffi da gatto siamese, ascelle da orangutan, schiene da lottatore sumo, genitali ricoperti da vegetazione forestale, lati B ornati di macchia mediterranea, cosce da calciatori tunisini, tutti ripuliti da montagne di peli che è riduttivo definire superflui. Tutto quel “pilu” indesiderato ha bisogno di una quantità di ceretta tale da ricoprire, nel corso di una vita depilatoria, almeno l’intero emisfero boreale. Fanno da controcanto, pubi deforestati dotati di strettissimi sentieri di Ho Chi Min di peluria che indicano la via della soddisfazione, quasi piccole tagliatelle che ornano un piatto da assaporare.
Proprio qualche ora fa, ho incontrato una mia vecchia amica specialissima – ora mia acerrima e denigrante nemica – che di questa abnorme lista delle trasformazioni tralascia pochissimi elementi. Novella Frankestein, nell’impossibile tentativo di imitare una sua vicina di casa di nome Sara, ricorre ad ogni artificio della tecnica del make up, ad ogni nuova diavoleria estetica, disposta perfino al pellegrinaggio a piedi fino a Santiago de Compostela, pur di ottenere il miracolo della apparente bellezza.
Ricordo vividamente, che con cadenza programmata, si faceva accompagnare, da me e alternativamente da altri suoi volenterosi amici, nelle visite periodiche allo studio di un noto chirurgo plastico napoletano, Mario Felicità mi pare si chiamasse. Tale artista del bisturi, esercitava in una traversa del Viale Augusto ed era famoso soprattutto nel mondo dei trans e dei gay. Riusciva, diceva la sua osannante ammiratrice, a trasformare, anche un adiposo e peloso sollevatore di pesi armeno, in una donna desiderabile. Leggende narrano di una tale Vanessa, trans famosa per i suoi testicoli incastonati di diamanti, i cui suoi stessi fratelli, alla fine della lunga serie di modifiche e trattamenti, si mettevano in attesa presso il marciapiede in cui esercitava, per godere incestuosamente di tale meravigliosa creatura artificiale.
Questa amica, molto in là negli anta, provvedeva così con questi tagliandi semestrali a rimpolpare un volto, scavato dai vizi e dalla crudeltà. Il suo tentativo era vano perché, nonostante questi interventi, finì per somigliare buffamente alla Sandra Mondaini degli ultimi anni, pace all’anima sua. A poco servivano gli occhialoni nerissimi, poco utili i fondotinta costosi o la perenne abbronzatura da Mar Rosso, solo dei miserabili palliativi si riducevano ad essere gli abiti griffati o le scarpe alla moda, generosamente offerte da qualche ammiratore riconoscente. Molti, infatti, dotati di acuta memoria ricordavano come la sua giovinezza fosse trascorsa nella consapevolezza della sua bruttezza. Capelli ingrifati nerissimi tanto da somigliare ad una cozza pelosa del Mar Grande di Taranto. Magra come un ragazzino biafrano dopo una carestia decennale. Piatta a tal punto che la potevi usare come una tavola da ponte per le impalcature. Ancora oggi, dopo quasi un quarto di secolo, c’è chi fa la fila incuriosito per vedere la sua foto sul badge aziendale, risalente a quell’epoca pre trasformazioni. Per molti ci sono gli estremi per la verifica dell’identità. Qualcuno ha provato a mandare quella sua foto a CHI L’HA VISTO?, convinto che solo pochissimi ed attentissimi spettatori sarebbero stati capaci di riconoscerla così com’è oggi.
In fondo, tutti quelli che la conoscevano non aspettavano altro che l’inevitabile disvelarsi di quel fatuo trucco, come accadeva nel Ritratto di Dorian Gray. Sarebbe arrivato presto il momento in cui quella maschera, stiracchiata dal livore e dall’instabilità mentale, avrebbe lasciato il posto al suo vero volto sottostante. Un volto abbrutito dalla falsità, segnato dagli anni, pietrificato dall’orrore di una vita di tradimenti, invidie e maldicenze. Maldicenze sì, perché il suo sport preferito è apostrofare tutte le sue colleghe o rivali in amore con l’epiteto di troie. Pensate un po’ a che punto arriva la faccia tosta!!!
Ciro Pastore – Il Signore delle Ancelle
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