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Le interviste dei Serpenti: Fabio Bartolomei

Creato il 23 aprile 2014 da Viadeiserpenti @viadeiserpenti

di Emanuela D’Alessio

Proseguono le interviste dei Serpenti con Fabio Bartolomei. Lo avevamo conosciuto nel luglio 2011, al Circolo degli Artisti. Eravamo tutti esordienti, lui con il romanzo Giulia 1300 e altri miracoli (e/o), e noi con il blog Via dei Serpenti. Qui la nostra prima intervista. Lo abbiamo ritrovato “Libraio per un giorno” alla libreria Pagina 348 il 29 marzo. E riprendiamo da qui.

Le interviste dei Serpenti: Fabio Bartolomei
Ti avevamo lasciato alle prese con il tuo secondo romanzo, che è diventato La banda degli invisibili. Lavoravi come pubblicitario e scrivevi dopo le otto di sera. Sono passati tre anni. Che cosa è successo nel frattempo?
Nel frattempo è uscito We are family, ho smesso di lavorare come pubblicitario e di scrivere dopo le otto di sera. Adesso posso iniziare comodamente alle otto del mattino.

L’iniziativa “Libraio per un giorno” di Pagina 348 sta avendo molto successo. Come è andata la tua esperienza?
È stato bello, divertente, faticoso. Sono stato libraio per meno di quattro ore e la mia stima verso i librai a tempo pieno è cresciuta a dismisura. Senza contare che ho lavorato con un ruolo privilegiato, i clienti si sono fidati ciecamente dei miei consigli e non mi sono capitati dei casi difficili tipo “Buongiorno, dovrei fare un regalo al fratello di una mia amica, non lo conosco, non so nemmeno se sia il caso di regalargli un libro. Cosa mi consiglia?”. Nel ruolo di libraio-veggente avrei fatto una pessima figura.

Quali libri hai consigliato e quali “hai venduto”?
Tra gli altri ho consigliato, e venduto, Il cappotto di Nikolaj Gogol, Ho servito il re d’Inghilterra di Bohumil Hrabal, Furore di John Steinbeck, L’amica geniale di Elena Ferrante, Full of  life di John Fante.

Le interviste dei Serpenti: Fabio Bartolomei
Qual è la tua libreria ideale? E chi è il libraio ideale?
Mi piacciono le librerie piccole, quelle che sono obbligate a scegliere. Mi piacciono i librai che danno la sensazione di non concepire alternative nella vita.

Che cosa diresti al Lettore Zero, quello che non ha mai letto un libro e ne va anche orgoglioso?
Dipende, anche niente. Magari questo orgoglioso non-lettore è un grande appassionato di teatro, di cinema o di fotografia. Magari ha altri modi per aprire la mente, per ampliare la conoscenza e stimolare la sensibilità. Leggere libri è un piacere che nessuno dovrebbe negarsi, ma non è indispensabile. Si può vivere anche senza. Se poi parliamo del lettore zero dell’altro tipo, quello che non legge perché con un libro in mano si annoia, non so, forse partirei dalle origini. Gli suggerirei di leggere Topolino.

Tra i libri della tua vita, ci avevi detto tre anni fa, ci sono Tompusse e il romano antico di Buzzichini e Furore di Steinbeck. Oggi ce ne sono altri?
Sì, ce ne sono altri e mi piace cambiare idea molto spesso. Una volta è Canada di Richard Ford, un’altra è Le lune di Giove di Alice Munro, poi è La paga del sabato di Giuseppe Fenoglio e per un paio di settimane è anche La schiuma dei giorni di Boris Vian. Per le scelte definitive c’è ancora tempo.

Nel 2004 hai vinto il Globo d’Oro con il cortometraggio Interno 9. Prima di scrivere libri scrivevi sceneggiature. Il tuo romanzo di esordio Giulia 1300 e altri miracoli sta per diventare un film di Edoardo Leo. Cinema e narrativa si alternano e si intrecciano nel tuo percorso. Scrivere sceneggiature non è come scrivere romanzi e visto il successo che stai incontrando come scrittore sembrerebbe questa la tua vera vocazione. Che cosa ne pensi?
Non è proprio così. Ho sempre scritto romanzi, solo che (giustamente) non me li pubblicavano. Ho iniziato a dedicarmi alle sceneggiature grazie a un bravissimo regista, Davide Del Degan, che ha letto una mia storia e ha deciso che poteva funzionare come cortometraggio. E infatti ha funzionato. Romanzi e sceneggiature sono occasioni per raccontare storie, per costruire personaggi e metterli alla prova. Preferisco di gran lunga i romanzi perché se proprio sento la necessità di un effetto speciale so che me lo dovrò costruire con le mie mani, col metodo più artigianale che esiste, parola dopo parola.

Giulia 1300 e altri miracoli è stato tradotto in inglese e tedesco. Come è stato accolto sul mercato internazionale?
Francamente non ne ho idea. Ho avuto qualche riscontro sulla versione inglese, è piaciuta a librai e lettori, della versione tedesca invece non so nulla. Così a occhio non credo che sia un buon segno.

Nell’ultimo anno stiamo assistendo all’impressionante espansione dell’autopubblicazione. Lo scrittore cubano Leonardo Padura Fuentes si chiedeva in un articolo: «Senza questo mediatore più o meno affidabile (l’editore), senza il libraio attento alle nostre preferenze, persi nel mezzo di una critica esercitata allegramente nei blog e a suon di tweet dei figli di qualunque nostro vicino di casa, chi ci guiderà nel sempre più procelloso e super-popolato mondo dei libri che ogni entusiasta della letteratura è libero di lanciare nel cyberspazio?». Che cosa ne pensi?
L’autopubblicazione non è un problema, se non ti piace puoi ignorarla. Così come puoi ignorare il marasma di blog e tweet e continuare a seguire i consigli del tuo giornalista, del tuo editore o del tuo libraio di fiducia. I veri problemi sono gli editori “meno affidabili” e i librai che sono sempre meno in generale. Se oggi il lettore rischia di finire ad annaspare nel cyberspazio è per la riduzione dei punti di riferimento non per l’aumento dei cyberautori. Poi certo, i motivi che stanno portando alla riduzione dei punti di riferimento sono molti e anche difficili da analizzare però, per cominciare, eviterei di confondere le cause con gli effetti.

Le interviste dei Serpenti: Fabio Bartolomei
Torniamo ancora a Giulia 1300 e altri miracoli. Lo hai promosso personalmente organizzando incontri ravvicinati con i lettori, senza intermediari e al di fuori delle librerie. Continui a promuovere così i tuoi libri?
Continuo a incontrare i lettori fuori dalle occasioni formali ma non si tratta di promozione, è un piacere personale.

Che cosa c’è da leggere o ci dovrebbe essere sul tuo comodino?
Ci sono Edna O’Brien, Emmanuel Carrère, Goliarda Sapienza e Marco Montemarano. Ci dovrebbero essere almeno un centinaio di classici che ancora mancano all’appello e in più vorrei metterci tutti gli autori italiani contemporanei, senza selezioni di sorta. Un comodino molto ambizioso.

C’è un libro che non smetteresti mai di leggere?
Ho letto e riletto molti libri. Ogni volta che un romanzo mi affascina ma non riesco a capirne il motivo lo smonto pezzo per pezzo finché non ne scopro il meccanismo. Poi basta, passo volentieri ad altro. Non ho mai avuto fissazioni particolari, i libri belli mi fanno venire voglia di leggerne altri, possibilmente migliori.


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