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Le leggi crudeli, parte terza: Israele e attivisti israeliani per i diritti

Creato il 17 marzo 2017 da Mcc43 @mcc43_

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L’informazione italiana si occupa diffusamente della politica estera di Israele, talvolta dei rapporti con l’Autorità Palestinese, ma trascura del tutto le narrazioni circa gli avvenimenti sociali, le proteste e le tensioni. Gli articoli pubblicati in precedenza hanno avuto per argomento il diritto di famiglia ( divorzio e i figli sottratti ai genitori). In questa terza parte, Marianne Azizi racconta in che cosa consiste l’operazione che, definita dal governo contro il “cyber terrorismo” , ha zittito vari attivisti per i diritti dei genitori.   

Israele: implosione della democrazia
sotto la repressione della libertà di espressione

di MARIANNE AZIZI

Le leggi crudeli, parte terza: Israele e  attivisti israeliani per i diritti
In Israele dal 26 febbraio oltre una dozzina di persone sono state arrestate. Blogger, giornalisti, avvocati, attivisti. Motivazione ufficiale: importante rimozione di una banda di cyber terroristi, risultato di oltre un anno di lavoro sotto copertura da parte della polizia e delle autorità.

L’operazione viene pubblicizzata in tutto il paese dai media: Ynet, news1, mynetholon, posta, e varie tv, come canale 2 e 10. Trapelano indiscrezioni che descrivono la più grande banda criminale mai catturata; accuse di ricatti, molestie sessuali, con i nomi di funzionari pubblici che vengono coperti infamia, fino all’accusa di essere un’organizzazione internazionale che si estende da Panama all’ Australia. La banda criminale più simile ad un gruppo terrorista arabo!

Allora, che storia è? Chi è stato arrestato e perché?


Alcuni sono detenuti agli arresti domiciliari, con il divieto di utilizzare internet per almeno 30 giorni. Tutti i loro siti e pagine sono stati rimossi.
Qualcun altro è stato tradotto in carcere, ecco alcuni casi:

-Lory Shem Tov – una giornalista che ha creato una pagina Facebook intitolata motherscry [il pianto di una madre]  e un sito web. Ha fatto un appello  alla comunità internazionale chiedendo aiuto. I figli le sono stati tolti, era sposata con un individuo che ha connessioni mafiose, lottare per riavere i figli l’ha portata alla bancarotta, ma ha continuato a lottare anche per altri genitori. Le è stata imposta una sanzione in denaro che supera i 4 milioni di shekel,  oltre alle consuete restrizioni della libertà di movimento e molestie.
– Eli Daniel – è padre di due figli, gestiva una pagina Facebook intitolata Yeled Va Shem. I figli gli sono stati rapiti, sono stati portati dal territorio israeliano nel Regno Unito, poi in Sud Africa. Ha combattuto in tutti i tribunali israeliani, si è rivolto all’Inghilterra e alla Corte dell’Aia. La sua vita è stata devastata e distrutta nella ricerca dei suoi figli. Ha provato attraverso la Knesset, il Parlamento, per ottenere delle riforme.
-Moti Leybel – è un noto attivista, apertamente critico verso il locale sistema di welfare. Tende a lavorare da solo, infatti spesso ha condotto proteste individuali contro gli operatori dello stato sociale. E’ stato arrestato due volte nel 2015 e trattenuto per 24 ore.
-Ariel Formanovski – il suo percorso di lotta per il figlio è un caso emblematico delle violazioni giudiziarie, ancora in corso. E’ stato arrestato in un modo scioccante, rilasciato grazie all’aiuto di uno dei migliori avvocati in Israele, Avi Amiram.
-Avvocato X – è stato arrestato il 15 marzo al rientro in Israele all’aeroporto Ben Gurion. E’ specializzato nel diritto di famiglia, combatte senza tregua contro le false affermazioni e in favore dei padri e dei figli.
-Avvocato Y – il suo nome è in un  gag [ndr. suppression order, ossia divieto di parlare, scrivere, in qualsiasi modo diffondere informazioni]. Opera anch’egli nell’ambito del diritto di famiglia e come consigliere di altri avvocati.

Le detenzioni si protraggono ormai da quasi tre settimane, i clienti degli avvocati sono senza rappresentante in giudizio.

Quali sono le accuse?  Non  c’è modo di sapere.
In un programma televisivo un intero segmento è stato dedicato a un avvocato, di nome Shahar Shwarz,e alla disputa in corso tra lui, Leybel, e altri. Sono stati trasmessi brani di conversazioni che implicano  l’attivista in quello che sembra essere un tentativo di ricatto. L’origine:  l’avvocato aveva contattato gli attivisti molti anni fa per chiedere se poteva aiutare in casi che essi avevano trovato; poi le cose sono andate male e finite in denunce reciproche.

In un’altra notizia, la storia principale riguarda dei siti web – in particolare uno  chiamato horimisrael.com. Si presume che tutte le parti arrestate siano legate a quel sito che elencava nomi e cognomi di giudici, avvocati e assistenti sociali. C’era in esso del contenuto sessuale e l’intento ironico del sito era – poiché i funzionari pubblici sono pronti ad accusare gli uomini di abuso sessuale dei bambini e distruggerne le vite – rivoltare la frittata. E ‘stata come una lotta estrema contro il sistema, perché è illegale in Israele insultare un pubblico ufficiale, ma è come vitale per le autorità citare, diffamare, distruggere la vita dei padri e figli. 

Sottofondo di tutta la vicenda  la Società Civile. CCF Israel: Coalizione per  le famiglie e i bambini; i siti degli arrestati erano collegati alla Coalizione.
La Relazione inviata a UNHRC nel 2011 è stata la prima ad uscire dai confini verso  un’organizzazione internazionale con una richiesta di aiuto per le persone all’interno di Israele. Fu uno shock per le autorità! Un relatore delle Nazioni Unite aveva visitato Israele e formulato dei “consigli” [vedere articolo].  Alcuni padri che avevano incontrato il relatore erano stati arrestati. Uno di questi è ancora in carcere, un altro, invece, è stato arrestato la scorsa settimana.
Nonostante anni di campagne, i padri sono ancora lasciati senza i loro figli e la Knesset tuttora non si è  impegnata a cambiare la legge. 

Il tasso di suicidio fra i padri è alto e quegli attivisti erano implacabili nell’esigere la giustizia. I commenti nel web sono i bianco e nero: o innocenti  o colpevoli. La lotta per la giustizia e per la riforma è in attesa. C’è disordine.

Culturalmente gli Israeliani stanno lottando per unire, dicono che ci sono troppe battaglie dettate dall’ego e avvengono molti approcci diversi e piccoli accordi. Le cause di fondo dell’attivismo non sono scomparse: lo smantellamento delle famiglie è un problema enorme. Bambini portati via dalla loro casa istituzionalizzati per lucro: è un problema di enorme gravità.

In Israele, come in molti altri paesi, vi è un termine legale: ‘sub judice’. Significa che non è opportuno discutere di un caso pubblicamente perché potrebbe interferire con la regolarità del processo. I clienti degli avvocati [ndr. arrestati] sono lasciati a bocca asciutta: le udienze sono giornaliere, non comparire significa perdere, pertanto trovarsi ad attendere anni per l’appello. Queste persone sono alla deriva senza rappresentanza, è evidente che per loro c’è un’ostruzione della giustizia e molti arrivano a misure disperate.  Ci sono cause intentate negli Usa da  molti padri israeliani che semplicemente chiedono di vedere i loro bambini.

Quel che può fare la persona dal carcere è  solo come un grido lontano, ma grazie all’attivismo il mainstream ora ne ha notizia e può vergognarsi di aver ignorato la verità.

Pubblicare i nomi degli attivisti e diffamarli è lo specchio della relazione attuale fra autorità e cittadini.
Non può essere accettabile in una democrazia che solo uno dei termini dell’equazione detenga abbia  il ‘diritto’.

Non puoi far pace con il nemico se non sei giusto con i tuoi cittadini.

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