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Le nostre (dis)avventure tra Jaisalmer e il deserto del Thar

Creato il 15 febbraio 2017 da Marika L

Se penso al nostro viaggio in India, alcuni dei giorni che ricordo in modo più vivido sono quelli trascorsi tra Jaisalmer e il deserto del Thar, luoghi nei quali abbiamo provato un misto di emozioni -dalle più positive alle più negative- e siamo stati accompagnati da una buona, enorme, immensa dose di sfiga.
Ma andiamo con ordine.

Il nostro programma prevedeva un' avventura nel deserto a bordo di una jeep che ci avrebbe portati ad ammirare un tramonto mozzafiato, per poi goderci una cena tipica con musica dal vivo e terminare la giornata rilassandoci in un lussuoso campo tendato, cullati da una coperta di stelle.

Quella mattina ci siamo preparati, abbiamo fatto colazione e siamo saliti in macchina gasatissimi.
E ad un certo punto abbiamo bucato.
Abbiamo bucato sotto un diluvio universale.
Quindi il nostro autista, con estrema pazienza, un enorme sorriso sulle labbra e senza k-way, ha cambiato la ruota, mentre noi -in stile celebrità hollywoodiane- posavamo per mille selfie con sconosciuti che accostavano accanto a noi per stringerci la mano e offrirci il loro aiuto.
E fare foto, appunto.

Vabbè, pazienza. Può succedere. E così abbiamo ricominciato la nostra corsa, sotto un sole appena spuntato ma già cocente.
Corsa che è però durata poco, perché dopo un'oretta abbiamo bucato di nuovo e in quel momento, peggio che nei migliori film di Fantozzi, i raggi solari si sono trasformati in secchiate d'acqua che di fermarsi non volevano saperne e che, anzi, ad un certo punto si sono trasformate in secchiate di grandine. Ma il nostro impavido driver si è rimesso all'opera e ci ha portati a destinazione.

Subito dopo aver raggiunto un piccolo agglomerato di bungalow, siamo stati accolti dal proprietario, il quale ci ha comunicato che non era sicuro che nel campo tendato ci fosse la corrente elettrica e che quindi, qualora la pioggia non si fosse arrestata, avremmo potuto decidere se avventurarci comunque con le candele o se dormire lì dove ci trovavamo.
E' bastato un attimo per immaginarci nel bel mezzo del deserto, senza corrente, con una candela e una tempesta sulla nostra tenda. Ok, scartato.
Poi però abbiamo guardato le condizioni dei bungalow, e -nonostante siamo persone che si adattano praticamente a tutto- improvvisamente la nostra vena avventurosa e l'amore per i campi tendati hanno raggiunto livelli mai toccati prima.

Per farti capire le condizioni climatiche: un anziano signore ci ha tenuto a ringraziarci personalmente per aver portato una quantità d'acqua che non si vedeva da anni e per aver quindi fatto sopravvivere i loro animali e i loro campi.
Mors mea vita tua, insomma.

Ad un certo punto il cielo ha deciso però di darci tregua, giusto in tempo per il jeep safari nel deserto. E così siamo partiti, insieme ad una famiglia indiana in vacanza, alla volta delle dune sfrecciando con un autista totalmente fuori di testa. Si tratta di un'escursione a stampo prettamente turistico e te ne accorgi dalla quantità di gente, dai ragazzini che cantano piazzando a caso in mezzo alle strofe il tuo nome in cambio di soldi, dal fatto che ci sia l'addetto alla vendita delle birre. Ok, questa forse è una buona cosa se se sei nel bel mezzo del nulla e devi aspettare il tramonto!

Tramonto che, visto il clima a dir poco plumbeo, però non c'è stato.
Cioè, c'è stato. Ma noi non lo abbiamo visto.
Neanche una piccola sfumatura di rosso o, comunque, di un colore appena appena lontano dal grigio.
Niente. Zero. Nada de nada.

Mentre tornavamo verso lo spazio allestito per la cena e per lo spettacolo di musica e balli, è ricomparsa la pioggia, ma ad intermittenza. Quindi il povero proprietario e i suoi prodi aiutanti hanno trascorso due ore a montare e smontare e rimontare e rismontare tutto. Poi la pioggia si è calmata e lo spettacolo è iniziato ma, proprio nel momento in cui è arrivato il nostro pasto, le secchiate hanno voluto farci nuovamente compagnia. A questo punto gli altri ospiti, che avevano prenotato i bungalow, hanno ben deciso di andarsene a dormire e noi siamo rimasti in un limbo tra il restiamo qui e il col cavolo che restiamo qui. Ah, come avrai capito l'opzione "campo tendato" era ormai nel dimenticatoio.

Proprio mentre discutevamo di questo, accovacciati sotto un tendone con i piatti sulle gambe, tutti gli indiani che lavoravano lì -gli unici superstiti oltre noi- ci hanno raggiunti e si sono uniti alla nostra cena, allestendo una tavolata piena di cibo e mettendosi a suonare così, all'improvviso, tra di loro con noi, non per compiacere un pubblico pagante, ma per il semplice e puro gusto di farlo.

Se c'è una cosa che al popolo indiano non manca è la capacità di reinventarsi, di non buttarsi giù, di trasformare una situazione tragicomica, e ad un certo punto anche parecchio snervante, in uno di quei momenti speciali che ricorderai a vita. Quelli fatti solo e soltanto di persone e sensazioni.

Alla fine, ad un orario non ben precisato, siamo rientrati a Jaisalmer e il nostro autista ci ha portati un hotel definito da lui "meraviglioso". Eravamo talmente tanto stanchi che dopo aver ucciso due blatte e aver fatto sostituire uno dei due cuscini in quanto lercio, siamo crollati.

Ma non è mica finita qui.

Il giorno dopo ci siamo svegliati gasatissimi e con una voglia pazzesca di esplorare Jaisalmer, la città d'oro del Rajasthan. Così abbiamo fatto il check in presso la Garh Jaisal Haveli, forse la più bella sistemazione dell'intero viaggio, e ci siamo accordati con il nostro driver per esplorare i dintorni di Jaisalmer nel pomeriggio, in quanto ricchi di attrazioni.
Una volta scesi in strada siamo rimasti a bocca aperta. Jaisalmer è meravigliosa, non si può descrivere a parole. Entrando nel forte, sembra di essere stati catapultati in un cartone della Disney e si viene travolti da un'atmosfera imperdibile.

Ma proprio mentre passeggiavamo beati tra quei vicoli sospesi in un'era senza tempo, ecco che la sfiga torna a perseguitarci, questa volta nei panni di una mucca gigante che, per non si sa quale motivo, decide di incornare Diego. Così, di botto.
Lui fortunatamente non si è fatto nulla, ma questo ci ha costretti a convivere con un' ansia perenne per tutti i successivi dieci giorni trascorsi in India e a cercare strade alternative quando quelle più strette erano occupate dai mostri con le corna. Ecco, ora starai pensando "Vabbè dai, che fa, si evitano" , ma se non ci sei mai stato, sappi che in India le mucche sono ovunque. Capito? Ovunque!

Pazienza, abbiamo recuperato il nostro sorriso migliore e raggiunto il luogo dell'appuntamento concordato con il driver che, dopo i primi dieci minuti, però ancora non arrivava e il telefono risultava spento. Siamo in India, avrà avuto un intoppo, può succedere.
Nel frattempo, ovviamente, erano ricominciate le secchiate d'acqua dal cielo.
Venti minuti.
Trenta minuti.
Quarantacinque minuti.
Un'ora.
Un'ora e un quarto.

Fino a quando, proprio mentre ci stavamo incamminando tutti arrabbiati verso la nostra haveli, ci ha visti il proprietario dell'hotel della sera precedente -pensa che giro assurdo!- e ci ha comunicato che il nostro autista si era appisolato e probabilmente non aveva sentito la sveglia. Così siamo andati con lui a chiamarlo e, dopo mille scuse, abbiamo deciso di non prendercela e di goderci il resto della giornata.

E lo avremmo fatto, se un'auto gigante non fosse stata parcheggiata esattamente davanti la nostra, bloccando del tutto l'uscita e costringendoci ad attendere il proprietario per ulteriori due ore, seduti su dei gradini con degli indiani super ospitali che continuavano a farci domande e ad offrirci il chai, perché carroattrezzi e polizia in questi casi non esistono.

Hai presente quelle situazioni che ti sembrano talmente surreali e tragicomiche da farti scoppiare a ridere? Ecco, ricordiamo esattamente il momento nel quale ci siamo piegati in due dalle risate, perché alla fine dei fatti la conclusione è una soltanto: l'India è imprevedibile, ma la nostra sfiga lo è di più.


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