Magazine Lavoro

Le potenti "pantere grigie"

Da Brunougolini
Scritto nell'ottobre 2009 per l'Annuario del "Diario del lavoro"
Un soggetto sociale potente. Sono i sindacati dei pensionati, un pilastro del sindacalismo italiano. Aderiscono alle tre confederazioni Cgil, Cisl e Uil, ma godono di una loro autonomia politica e finanziaria. Come fossero una vera e propria categoria del mondo del lavoro. Hanno scritto in un saggio Mimmo Carrieri e Salvo Leonardi: “Un’esperienza pressoché unica, nel panorama internazionale, di organizzazione generale e intercategoriale della rappresentanza associativa e negoziale degli anziani soggetti a qualsiasi regime pensionistico. In nessun altro Paese del mondo l’organizzazione sindacale dei pensionati ha assunto il profilo e il peso raggiunto nel nostro Paese”.
Sono organizzazioni che in questo 2009 registrano, in una fase di grande incertezza e di forti polemiche, dal punto di vista delle prospettive e dei rapporti unitari, alcune caratteristiche importanti. Hanno in sostanza una piattaforma unitaria, una serie di richieste comuni da rivolgere al livello centrale, al governo in carica. Sono quasi sempre uniti nella contrattazione sociale, territoriale che investe comuni e regioni. E qui hanno spesso raggiunto e continuano a raggiungere accordi unitari con risultati significativi. Insomma non hanno contratti biennali o triennali da rinnovare, non hanno bisogno di un nuovo modello contrattuale, ovverosia di quel sistema sul quale si è dipanata un aspra divisione a livello confederale. E però non sono certo immuni dal dissidio che si è via via costruito nel sindacato italiano. E così anche loro hanno faticato nel 2009 a trovare iniziative comuni, a promuovere nel Paese, su rivendicazioni nazionali, una soddisfacente pressione di massa. Un movimento capace di smuovere ritardi e difficoltà, costruire alleanze vincenti, nell'affrontare le problematiche degli anziani, delle moderne “pantere grigie”. Il seme della discordia, come vedremo, chiama in causa non tanto le vecchie ideologie, quelle collegate a formazioni politiche novecentesche, bensì nuove ideologie, o, meglio, comportamenti politici contemporanei. In primo luogo la linea da adottare nei confronti di un governo di centro-destra nell’ambito di un sistema bipolare e di fronte alla caduta delle vecchie formazioni politiche.
Così c‘è il rischio che una grossa forza organizzativa non riesca ad esprimere il ruolo che meriterebbe. Un rapido conteggio delle tessere denunciate testimonia di una immutata, anzi crescente, massiccia presenza. E non si tratta nemmeno di un popolo di anziani rassegnati. Una gran parte viene dalle gloriose esperienze sindacali degli anni Sessanta e Settanta. Sono spesso militanti di Cgil, Cisl e Uil che hanno vissuto quelle stagioni nelle vesti di delegati sindacali, componenti dei Consigli di fabbrica unitari. E quindi sono portati a vivere con attenzione e partecipazione le vicende sociali del Paese, nonché a mantenere una tensione unitaria frutto di quei tempi, a non capire, spesso, i dissidi di oggi.
Tentiamo un bilancio quantitativo e politico parlando con i tre segretari generali: Carla Cantone (Spi-Cgil), Antonio Uda (Fnp-Cisl), Romano Bellissima Uilp-Uil). La prima ha avuto un’esperienza importante alla guida del sindacato edili (la Fillea-Cgil) per poi passare con Cofferati nella segreteria confederale della Cgil. Antonio Uda è stato segretario generale della Cisl in Sardegna. Mentre Romano Bellissima, (succeduto a Silvano Miniati) ha lavorato a lungo come segretario generale dei chimici della Uil. Ascoltiamo, con loro, i dati organizzativi: sono 2.994.946 gli iscritti alla Cgil pensionati, 2.217.000 gli iscritti alla Cisl, 700.000 gli iscritti alla Uil. Un totale di quasi 6 milioni di iscritti. Un’organizzazione capillare estesa in tutta la penisola e nelle isole, attraverso le Leghe. Strumenti congressuali di base, organizzativi ma anche contrattuali. Lo Spi registra oltre 18.000 Leghe, nonché 118 strutture territoriali, 19 strutture regionali e due di provincie autonome. La Fnp ha oltre 140 Federazioni regionali e territoriali, nonché 2.950 strutture operative (le Leghe). Sono nate, rammenta Udda, con lo slogan “una Lega ogni campanile”. La Uil registra oltre 800 Leghe, 18 segreterie regionali (più Trento e Bolzano), 109 segreterie provinciali. E’ da segnalare il fatto che le tre organizzazioni stanno insieme, in campo europeo, nella Ferpa, il sindacato europeo dei pensionati. Tutte e tre hanno poi una presenza nutrita tra pensionati italiani all’estero: la Uilp denuncia 25 mila iscritti, lo Spi è presente in 19 Paesi, la Fnp ha a sua volta una presenza estesa. Numerose le associazioni collaterali come l’Auser per lo Spi, l‘ Anteas (associazione nazionale terza età attiva per la solidarietà) per la Fnp, l’Ada per la Uilp. Per non parlare degli organismi dedicati ai servizi previdenziali, ai Caf, all’assistenza fiscale e alle diverse problematiche degli anziani.
Un radicamento tanto capillare per fare che cosa? Il bilancio di iniziative e attività, accanto a quello dei servizi di ogni tipo e genere, non è di poco conto. C’è, innanzitutto, il capitolo della contrattazione decentrata o sociale. E’ un modo per intervenire, spiegano, sui bilanci regionali e comunali. Un’attività destinata ad esplodere, osserva Udda, con la costruzione federalista, ovverosia con l’estensione ad una miriade di enti locali di risorse, poteri, mezzi aggiuntivi. I temi toccati sono tanti e riguardano la sanità, la mobilità (ad esempio tram e autobus a prezzi inferiori), l’assistenza, le tariffe e via elencando. Un obiettivo di lotta nazionale come quello del fondo per i non autosufficienti (non recepito dal governo) ha trovato qualche decisivo miglioramento in regioni come l’Emilia Romagna e il Veneto. E’ una contrattazione continua, spesso coordinata con le strutture confederali a volte o con altre categorie, come la funzione pubblica per la sanità. La Cgil poi, ricorda Carla Cantone, ha lanciato una piattaforma nazionale sulla contrattazione territoriale nazionale per allargare la sensibilità su questi temi così legati a un ipotesi di sviluppo produttivo e di lotta agli effetti negativi della crisi.
L’unità tra sindacati appare, in definitiva, mantenuta sui territori, ma presenta subito differenziazioni a livello nazionale. Carla Cantone rammenta come col governo Prodi fosse stato strappato l’impegno di un tavolo di trattativa. Per la prima volta ai sindacati dei pensionati veniva riconosciuto un ruolo contrattuale specifico. Ma è rimasto purtroppo sulla carta. Avrebbe dovuto affrontare temi rimasti in sospeso come la quattordicesima da estendere anche a coloro che percepiscono più di 700 Euro al mese, la revisione del meccanismo di perequazione automatica alle pensioni, la legge sui non autosufficienti. Il centrodestra non ha mai voluto discutere tali questioni attorno ad un tavolo con i sindacati dei pensionati. Come non reagire a questo totale disimpegno? Ha messo in giro la “social card” e qui cominciano i distinguo perché lo Spi ha denunciato e denuncia l’esiguità del beneficio economico e la sua assai limitata diffusione spesso recepita come un’umiliazione per l’anziano. Fnp e Uilp non hanno nascosto critiche ma hanno usato toni meno aspri nel definirla. Come spiega Romano Bellezza con uno slogan “Non si butta via niente”. Neanche quella che a qualcuno potrebbe sembrare un elemosina di poco conto.
Insomma par di capire che tutti e tre i sindacati sono concordi nell’analisi sulla condizione degli anziani in Italia. Ad esempio sul fatto che le pensioni negli ultimi 15 anni siano state erose del 25 per cento. Le divisioni nascono sulle conseguenze da trarre da tali constatazioni, sul che fare per ottenere risultati tangibili e non solo promesse. Così è stato impossibile dar vita, malgrado il legame di una precedente piattaforma unitaria, ad una mobilitazione predisposta da tutti e tre i sindacati. C’è stata, a marzo del 2009, una manifestazione del sindacato aderente alla Cgil e a giugno un'altra del sindacato aderente alla Cisl. Non è stato possibile unificare i due appuntamenti.
Spiega Uda della Fnp come il Paese stia vivendo un periodo delicatissimo con una crisi devastante, un debito pubblico crescente. Certo tra i colpiti ci sono anche i pensionati. Se si allunga l’età della vita, questo comporta non una riduzione della spesa personale, ma un aumento. E ben tre milioni di non autosufficienti aspettano l'approvazione di una legge che dovrebbe sostituire, dopo cento anni, una legge voluta dall’allora ministro Crispi. Ed è vero anche per la Cisl che l’attuale governo non ha convocato i sindacati dei pensionati. Però la Cgil, secondo Uda, conserverebbe un atteggiamento preconcetto di carattere ideologico. Intenderebbe scendere in piazza, ma non per fare accordi. Questa è l’accusa e qui sta il dissidio. Par di capire che esso è in larga misura figlio della spaccatura verificatasi tra le Confederazioni sul nuovo modello contrattuale. Uda difende quel modello che considera figlio della cultura Cisl e come tale da difendere ad ogni costo. Così, ad esempio, nel riferimento alla contrattazione di secondo livello, alla democrazia economica, alla partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. E quindi Uda considera impossibile partecipare a manifestazioni unitarie che contengano polemiche con quella scelta fatta solo da Cisl e Uil e non condivisa dalla Cgil. E’ probabile che se lo Spi-Cgil avesse preso posizione a favore della nuova soluzione contrattuale, distaccandosi dagli orientamenti confederali, si sarebbero attenuati i contrasti tra le organizzazioni dei pensionati. Ma come è possibile ipotizzare un atto di sconfessione da parte dello Spi in disaccordo con l’insieme dell’organizzazione?
C’è, del resto, chi, come il segretario della Uilp Romano Bellissima, va oltre alle discussioni sul modello contrattuale come origine del malessere presente nel mondo del lavoro. Certo quel passaggio ha pesato, spiega, ma la ragione di fondo del dissenso riguarda il ruolo complessivo del sindacato in presenza di un governo non vicino ai sindacati. In un sistema bipolare, aggiunge, il sindacato è portato a fare l'opposizione e a sostituire il ruolo (a dire il vero scadente) dei partiti di opposizione. Nascono da qui, secondo la Uilp, le difficoltà odierne, con il rischio conseguente, si riconosce, di perdere autorevolezza presso l'opinione pubblica. Quella autorevolezza e quel vigore che il sindacato dovrebbe saper mantenere indipendentemente dal governo in carica. Un ragionamento che porta Bellissima a giudicare le azioni di lotta condotte (dalla Cgil, ma anche dalla Cisl) sbagliate “perché finiscono in una bolla di sapone”. Il problema di fondo, per la Uilp, è quello della conquista del consenso dell'opinione pubblica sulle proposte dei sindacati. Questo per contendere quell’esteso consenso che il governo di centrodestra conserva.
Una diversità di opinioni tra i tre sindacati che rischia di portare all’immobilismo. Mentre cresce il disagio per i il popolo delle “pantere grigie”. Carla Cantone rammenta tra i fenomeni nuovi, indotti dalla crisi, il fatto che capita spesso il caso di anziani costretti al ritiro dalle case di riposo. Le famiglie non riescono più a pagare le rette, mentre quel sia pur esiguo introito mensile può servire al reddito complessivo. Anche se oggi quell’ammortizzatore sociale rappresentato dalle pensioni dei nonni, per aiutare i giovani precari rimasti senza contratto flessibile, appare assai ridotto. Così come viene meno per motivi di risparmio ma anche per le misure governative, il ricorso alle badanti, all’assistenza dei non autosufficienti. Il problema è che almeno 6 milioni di pensionati prendono meno di 850 euro al mese mentre 4 milioni prendono meno di 500 Euro al mese.
C’è poi chi ha sollevato nel corso del 2009 un tema che trova antenne sensibili nel mondo degli anziani. E’ quello dell’età pensionabile da aumentare per tutti e in particolare per le donne. Sostiene Romano Bellissima di non credere che la differenza tra uomo e donna fosse casuale. Era una specie di risarcimento collegato al doppio lavoro (casa e azienda), a retribuzioni e prospettive di carriera diverse. C’è stata poi qualche voce, da parte del governo, che ha avvalorato la tesi che con le risorse derivanti dall’aumento dell’età pensionabile si sarebbero potuto rivalutare le attuali pensioni. Una sortita che fa chiedere a Carla Cantone perché non siano state utilizzate a tal scopo le risorse accumulate dagli enti previdenziali e dirottate invece per altri scopi. C’è comunque un opinione prevalente a favore di un aumento, ma in modo flessibile, per chi è d’accordo, dell’età pensionabile. Così come c’è un adesione diffusa alla cosiddetta partita dell'invecchiamento attivo a favore di anziani che non intendono tirare i remi in barca ma vogliono mantenere un ruolo attivo. Così che sarebbe possibile agevolare, anche con prolungamenti in attività produttive, lavoratori anziani con mansioni e orari diversi e adeguati all’età agevolando così anche un passaggio di “saperi” tra generazioni.
Sono riflessioni presenti tra i pensionati del Duemila, spesso diversi dai loro compagni del passato. Lo testimoniano i racconti dei sindacalisti reduci da convegni, dibattiti, incontri assemblee. Antonio Uda rammenta come molti portino con sé esperienze culturali non indifferenti: “Vogliono essere dentro la vita moderna”. Il problema che sentono di più? La sicurezza intesa in senso lato. Quella che investe, ad esempio, i cosiddetti non autosufficienti sprovvisti di mezzi non solo economici per affrontare gli ostacoli quotidiani di una vita spesso condotta in solitudine.
Resta il fatto che tutte e tre le organizzazioni, malgrado difficoltà e divisioni, non intendono rassegnarsi allo stato delle cose esistenti. E studiano le iniziative possibili anche se non unitarie. La Uilp, anche in preparazione del proprio Congresso, ha stampato un milione di cartoline da spedire a Berlusconi, Tremonti e Sacconi “per la difesa del reddito dei pensionati e delle famiglie, la tutela delle persone non autosufficienti, il sostegno allo sviluppo. Per far uscire dalla crisi un’Italia migliore”. Spiega Romano Bellissima: “Le persone anziane sono 18 milioni, la maggioranza relativa degli elettori di questo paese. Ci sarà pure un motivo perché di fronte ai disagi che noi denunciamo la gente va a votare per Berlusconi. E' evidente che non riusciamo ad acquisire consenso sulle nostre proposte”. Da qui la scelta di tentare di colpire l’immaginazione dell’opinione pubblica. Per parlare al governo ma soprattutto alla gente.
Per far capire, in definitiva, che occorre cambiare politiche. Basteranno le cartoline? Lo Spi-Cgil dal canto suo non demorde. Non è convinto che la mobilitazione di donne e uomini in carne ed ossa non serva. Così, racconta la Carla Cantone, organizza manifestazioni territoriali, pensa ad una giornata di mobilitazione in tutta Italia, per riprendere tutti i temi della piattaforma unitaria. Un’iniziativa significativa è quella lanciata con la Flc (federazione della conoscenza) per una legge sull’apprendimento permanente. Un modo per sostenere quello che è chiamato, appunto, l’invecchiamento attivo, la volontà di non fare dei pensionati una massa di solitari spenti e depressi. Sono prospettive e problematiche riprese e discusse nei tradizionali appuntamenti estivi delle feste di “Libera Età” la fortuna rivista dell’organizzazione.
Insomma l’esercito delle “pantere grigie” cerca un modo per incidere davvero nelle scelte politiche e sociali in questi tempi di crisi e di far fronte alle difficoltà unitarie. Qualche volta al loro interno nascono polemiche relative al rapporto con le categorie. Nel senso che c’è chi vorrebbe seguire l’esempio di altri Paesi come la Germania dove ogni sindacato di categoria ha il suo sindacato di pensionati. Un’ipotesi in tale senso era balenata all’ultimo congresso della Cgil, per volontà dei metalmeccanici della Fiom. E’ rientrata anche perché è prevalso un ragionamento che Romano Bellezza espone così: “Il sindacato si organizza a seconda degli interessi. Stai in una categoria specifica quando hai un contratto. Ma come pensionato non ho più nulla a che vedere con contratto, ferie, orari. Devi trovare un rapporto con altri pensionati che hanno gli stessi interessi”. Il rischio sennò sarebbe quello di non riuscire a sostenere con il vigore necessario le richieste degli anziani presso gli interlocutori centrali e periferici.
Certo un compito reso difficile in questi tempi bipolari. La scomparsa dei partiti storici che avevano punti di riferimento nelle organizzazioni sindacali (il Pci, la Dc, il Psi, ma anche repubblicani e socialdemocratici) ha consegnato, si può dire, nuove responsabilità a Cgil, Cisl e Uil, intente a navigare nel mare spesso in tempesta dei nuovi soggetti politici. E’ ancora più difficile da esercitare il loro ruolo di autonomia ed è già quasi un miracolo che abbiano conservato un sostegno forte nel mondo del lavoro. E’ Romano Bellissima a ricordarci il falò delle tessere sindacali tentato negli anni 90 dalla Lega di Bossi. Quel tentativo di provocare la caduta dei sindacati tradizionali accanto alla caduta di partiti storici non riuscì. Ed oggi si è di fronte al fenomeno di molti lavoratori elettori che magari votano Lega o Forza Italia (come succede al Nord) ma continuano a dare il proprio consenso alle organizzazioni confederali.
Fatto sta che può anche essere che oggi la Cgil sia portata, come si usa dire e come hanno in parte sostenuto i nostri interlocutori, ad un ruolo di supplenza di fronte ad una opposizione che stenta ad assolvere al proprio ruolo. Resta però anche il fatto che la coalizione maggioritaria di centrodestra non ha operato adeguatamente per riconoscere il ruolo contrattuale dei sindacati e quindi le loro istanze rivendicative, per agevolare la loro composizione unitaria. E resta il fatto che i problemi degli anziani rimangono intatti, come riconoscono quasi con le stesse parole i dirigenti qui interpellati di Spi, Fnp e Uilp. Ecco perché quello che appare oggi è un movimento intento a camminare diviso, con obiettivi identici. Con la speranza che questo porti comunque ad uno sbocco positivo e non ad alimentare frustrazioni e delusioni. E’ possibile del resto trovare dentro le diverse organizzazioni stati d’animo che denunciano preoccupazioni reali. Come questa conclusione di una lettera firmata da una struttura della Fnp-Cisl di una regione oggi al centro dell’attenzione, l’Abruzzo. Leggiamo sul sito stesso del sindacato nazionale: “Ci rendiamo conto che non si tratta di lacerazioni facilmente sanabili e poi, parliamoci francamente, non è che Cisl e Uil abbiano minori difficoltà rispetto alla Cgil, anzi in questo quadro l’unità si allontana sempre più come valore e come pratica. Sbaglierebbero però le nostre controparti pubbliche e private ad approfittarsene, perché potrebbe succedere che uno scatto di orgoglio e di amore proprio ricompatti il movimento sindacale, dando una cocente delusione a quanti hanno fatto di tutto per rompere il fronte sindacale in questi anni. Ma affinché nasca una nuova stagione sociale, è necessario che tutti facciano un passo indietro, e ci si ricompatti per fare emergere una nuova cultura sul proprio ruolo di rappresentanza negli interessi generale dei lavoratori, pensionati e dei cittadini del nostro paese”. Un bell’augurio.

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