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Le strane squame multicolori di Plutone

Creato il 28 settembre 2015 da Media Inaf

Le più recenti immagini ad alta risoluzione di Plutone inviate dalla sonda New Horizons della NASA hanno fatto spalancare gli occhi agli scienziati di fronte alla moltitudine di dettagli topografici, non solo inediti ma, in gran parte, inaspettati. Come nell’immagine qui sotto, che mostra una zona vicino alla linea di separazione tra il giorno e la notte plutoniani, in cui è stata catturata una vasta porzione di paesaggio caratterizzato da peculiari increspature, strane ondulazioni alternate a rilievi lineari, che hanno lasciato perplessi gli studiosi.

Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

«E’ un paesaggio insolito e sconcertante, che si estende per centinaia di kilometri», ha dichiarato William McKinnon, della Washington University. «Sembra di essere di fronte più alla corteccia di un albero o alle scaglie di un drago, piuttosto che a un’immagine geologica; richiederà certamente un bel po’ di tempo per l’interpretazione. Forse è una combinazione tra le forze tettoniche interne, che ne hanno determinato la morfologia primaria, e la successiva sublimazione del ghiaccio, indotta dalla debole luce solare che arriva su Plutone».

Questa immagine a “pelle di serpente” della superficie di Plutone è solo una delle stuzzicanti portate nel menu dei dati New Horizons rispediti a Terra negli ultimi giorni, tra le quali spicca la visione a colori a più alta risoluzione di Plutone finora ottenuta. Siccome la sonda non vede i colori ma scatta fotografie in bianco e nero a varie lunghezze d’onda, i tecnici del team di New Horizons combinano assieme le riprese in modo da ricostruire i colori che potremmo vedere se stessimo osservando direttamente il pianeta.

La nuova immagine  a “colore estesi” di Plutone, ripresa dalla fotocamera grandangolare Ralph/Multispectral Visual Imaging Camera (MVIC) il 14 luglio e ricevuta a Terra il 19 settembre scorso, alcune tonalità sono state accentuate per rendere più evidenti le differenze nelle varie aree. Nella nuova visualizzazione, in cui si possono distinguere dettagli grandi appena 1,3 km, si può così pienamente apprezzare una tavolozza dei colori di Plutone straordinariamente ricca.

Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

«Abbiamo utilizzato il canale infrarosso di MVIC per estendere la nostra visione spettrale di Plutone», ha detto John Spencer del Southwest Research Institute (SwRI). «I colori della superficie di Plutone sono state migliorati in questa immagine per rivelare i dettagli più fini attraverso un arcobaleno di azzurri, gialli, arancio e rossi. Molte morfologie possiedono un loro colore distintivo, raccontando una storia geologica e climatologica, meravigliosamente complessa, che abbiamo appena cominciato a decifrare».

Un altro suggestivo scatto, questa volta ripreso dalla fotocamera Long Range Reconnaissance Imager (LORRI), rivela parte del cosiddetto Sputnik Planum a colori e in alta risoluzione, dove è possibile distinguere due isolate formazioni collinose verosimilmente costituite da particelle di ghiaccio, nonché morfologie erosive, legate alla sublimazione di quest’ultimo.

Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Oltre alle immagini, nuove informazioni sulla composizione del pianeta nano provengono da una mappa appena ottenuta su parte della superficie di Plutone del ghiaccio di metano lì presente. La mappa rivela forti contrasti: mentre il cosiddetto Sputnik Planum presenta abbondanza di metano, la regione informalmente chiamato Cthulhu Regio non ne mostra affatto, a parte alcune creste isolate e bordi di cratere. Anche sulle montagne lungo il fianco ovest di Sputnik Planum non è presente metano.

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Lo spettrometro infrarosso Ralph/LEISA a bordo di New Horizons ha mappato la composizione della superficie di Plutone durante il flyby dello scorso 14 luglio 2015. Nella mappa a sx, il colore viola rappresenta l’abbondanza di ghiaccio di metano per l’emisfero di cui attualmente si dispone dei dati; a dx, lo stesso sovraimpresso sull’immagine ad alta risoluzione del pianeta nano. Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

La distribuzione del metano sulla superficie di Plutone rappresenta un grattacapo per gli scienziati. Al di fuori di Sputnik Planum, il ghiaccio di metano sembra preferire le aree più luminose, ma gli scienziati non sanno dire se questo si verifichi perché lì è più probabile che il metano si condensi, o se sia la sua condensazione a rendere più luminose quelle regioni.

«E’ come stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina», ha detto Will Grundy del Lowell Observatory. «Non siamo sicuri perché si presenti così, ma la cosa per noi interessante è che New Horizons abbia la capacità di costruirci queste pregevoli mappe della composizione superficiale di Plutone, che saranno fondamentali per svelare gli enigmi di Plutone».

«Con queste immagini e mappe appena scaricate, abbiamo iniziato a scrivere una nuova pagina nello studio di Plutone», ha aggiunto in conclusione Alan Stern del SwRI, responsabile scientifico di New Horizons. «Mi piacerebbe che lo scopritore di Plutone Clyde Tombaugh avesse potuto vedere questo giorno».

Fonte: Media INAF | Scritto da Stefano Parisini


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