Girando qua e la nei bar e nelle vie di tutti i paesi non si può fare a meno di sentir parlare di questa benedetta(maledetta) legge bavaglio. Chi la cita a destra, chi a sinistra, chi consapevole e chi non.
Cosa cambierà se il DDL Intercettazione approvato a Palazzo Madama dovesse diventare una legge dello Stato?
Sono diverse le questioni che affliggono i pochi (purtroppo) che si domandano le conseguenze che porterà questa legge. Come risposta ai sopracitati ho cercato cosa succede oggi e cosa succederebbe “domani” qualora filerebbe tutto liscio e ho riassunto i risultati in modo da rendere la lettura più elementare possibile, sono scritte normalmente le norme attuali, in grassetto quelle di “domani”:
- Per mettere sotto controllo un’utenza telefonica ci vuole l’autorizzazione di un magistrato, nel caso in cui stia indagando qualcuno, sospettato di aver commesso un reato di qualsiasi entità. Potranno essere intercettati solo le persone su cui pendono gravi indizi di colpevolezza e solo per alcuni reati (riassumendo, quelli puniti con più di 5 anni di reclusione, mafia, terrorismo ecc ecc)
- Attualmente i telefoni possono essere messi sotto controllo per tutta la durata delle indagini preliminari. Il limite è 75 giorni. Se ci sono ragioni motivate il pm può chiedere al gip una proroga di tre giorni in tre giorni. Per i reati più gravi, si può prorogare per 40 giorni, più altri 20 ancora prorogabili.
- Gli investigatori possono piazzare microfoni e videocamere in luoghi pubblici e privati, fino alla fine delle indagini. Le cimici saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili per altri tre.
- Le nuove regole se diventassero legge si applicherebbero anche ai processi in corso. Quindi, se nell’ipotesi dell’accusa di processi già avviati fossero state raccolte delle prove a carico degli imputati con intercettazioni e registrazioni ambientali regolarmente autorizzate con le vecchie regole, non avrebbero alcun valore, qualora fossero fuori dal tetto dei 75 giorni per le prime e dei 3 giorni per le seconde.
- Il pm può andare in tv a parlare dell’inchiesta di cui è titolare. Se il ddl intercettazioni diventasse legge se lo facesse potrebbe essere sostituito dal capo del suo ufficio. Niente più telecamere neppure durante i processi pubblici. Oggi basta l’accordo del giudice che presiede l’udienza in questione. In futuro per registrare immagini e parole dovrebbe servire l’assenzo del presidente della corte d’appello.
- Attualmente se il giornalista pubblica delle intercettazioni, su cui pende il segreto istruttorio, rischia un mese di carcere evitabile pagando 281 euro di ammenda. Nessuna multa è prevista per gli editori.
Il giornalista non può più pubblicare atti delle inchieste in versione integrale fino al termine dell’udienza preliminare. Le intercettazioni, invece, non potranno essere pubblicate né integrali né in forma di riassunto fino al processo.Nel caso in cui infrangesse questa regola il cronista rischierebbe un mese di carcere evitabile con una multa di 10 mila euro. Gli atti delle indagini, invece, potranno essere pubblicati non tra virgolette riportando il dialogo per intero ma solo con un riassunto.
- Per gli editori, invece, ci sarebbe una multa di 300 mila euro se pubblicano brani testuali di intercettazioni, 450mila euro se si tratta di intercettazioni di persone estranee ai fatti.
- Oggi chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia fino a un anno di carcere. Con le nuove norme si arriverà a un massimo di pena di 6 anni.
- Attualmente chiunque può registrare una conversazione di nascosto, come ha fatto la escort Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli con Berlusconi o come fanno spesso Striscia la notizia e Le Iene.
Con il ddl intercettazioni queste registrazioni sono permesse solo a giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all’albo, o se c’è di mezzo la sicurezza dello Stato. Per gli altri carcere da 6 mesi a 4 anni.
- Oggi se viene intercettato un sacerdote il pm non ha nessun obbligo di avvertire le autorità ecclesiastiche. Con le nuove regole il magistrato dovrà avvertire la diocesi; se l’intercettato è un vescovo bisognerà avvertire la segreteria di Stato vaticana.
- scompare la norma che eliminava l’obbligo di arresto per i reati di pedofilia di “lieve entità”.
Poveri politici, si sentono spiati e rivogliono la loro privacy, forse per poter portare a termine senza intralci tutti i malaffari di cui si sono imbrattati le mani. Ci credo che a sentir dire in giro, a fare i delinquenti per strada sono tutti stranieri, i fuorilegge italiani stanno al governo!
Per concludere riporto una frase dell’ “illustre” direttore del Tg1, Augusto Minzolini, risalente al 1994, quando forse ancora non era berlusconizzato:
“La distinzione fra pubblico e privato è maniachea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico“
Giacobbe Nitroni









Commenta