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Lettera ad Alessandro Di Battista

Creato il 31 gennaio 2014 da Nicola_pedrazzi @Nicola_Pedrazzi

   Caro Di Battista,
ho visto il tuo exploit di ieri, e ho sentito dentro l'esigenza di scriverti.
   Ti seguo dall'inizio della tua esperienza parlamentare, e ascolto le tue parole con grande interesse, con una sorta di inesprimibile affetto generazionale e con una punta d'invida della stessa natura, perché fai un gran bel lavoro (il deputato) e hai quasi la mia età. Il tuo percorso è il percorso mio e di tanti miei amici: laurea umanistica, master in scienze politiche, poi via subito all'estero, tanta passione politica (so bene che sei nel Movimento da prima del 2008, quando ti candidasti alle comunali di Roma...). Insomma sei un ragazzo normale con una buona dose di passione e magari anche qualche numero. In più, sei uno che ci crede davvero. Chiunque abbia visto l'intervista che hai rilasciato all'interno del film What is left non può che esserne certo. In sintesi, sono sicuro che se fossimo stati al liceo insieme ora saremmo amici. Ti guardo e penso: «Di Battista uno di noi». E proprio per questo, subito dopo, mi preoccupo.
   Quelli della nostra generazione hanno un serio problema con l'eroismo. Siamo cresciuti dentro caldissime stanze IKEA, piene di giochi, di affetti, con i racconti dei nonni. Faticatori indefessi, quelli, che in una vita sola hanno fatto una guerra e ricostruito, nello stesso arco di tempo in cui noi, se siamo stati bravi, abbiamo cambiato tre play-station e aperto un mutuo (con l'aiutino iniziale dei nostri, s'intende). Il tuo stesso leader, o garante, o partavoce, parla spesso e volentieri dello «spirito di comunità» che anima il vostro Movimento, come negli anni della ricostruzione. Ieri in Parlamento si rispondeva coi «Bella ciao» ai «Boia chi molla». Sono atteggiamenti che rispondono al medesimo malessere esistenziale: è il disperato bisogno di eroismo di una generazione cresciuta con il culo all'asciutto a generare questi inquietanti revival, inquietanti perché è evidente che alle parole pronunciate nel parlamento più giovane d'Europa non è più legato alcun senso storico, alcun significato profondo. Apprendo ad esempio dal Fatto Quotidiano che il deputato Massimo Felice De Rosa avrebbe urlato in Commissione «Voi donne del Pd siete qui perché siete brave solo a fare i pompini». Sia chiaro, certe cadute di stile non mi interessano - nè mi stupiscono: Sabina Guzzanti attaccò con la stessa tecnica la Carfagna e voi cittadini 5 stelle, come qualsiasi cittadino al bar, non distinguete mai tra palco e palazzo, tra satira e politica - quello che trovo interessante è come il capo della comunicazione M5s della Camera Nicola Biondo abbia difeso il collega:
   Massimo De Rosa ha detto frasi non consone, molto poco riguardose. Dettate dalla rabbia e dalla paura. Gli è stato urlato "fascista, fascista". Lui ha un nonno che è stato deportato per essersi rifiutato di passare dall’esercito italiano a quello nazista e questo lo ha colpito moltissimo, così tanto da fargli dire qualcosa di cui si pente e per cui chiede scusa.
   Il nazismo e la Resistenza a giustificazione dei pompini. Questo è il mix lessical-mentale di noi nuovi giovani, che mai abbiamo fatto una rivoluzione ma che avremmo sempre sognato. Non so come potremo fare politica in un mondo dove tutte le parole sono pronunciabili, mixabili, sempre, senza alcun limite: un cocktail. Ma il punto qui è un altro. Il punto chiave, il nodo del tuo modo di concepire te stesso e il tuo ruolo è, ne sono fermamente convinto, l'eroismo.
   Caro coetaneo (per la verità io sono un po' più giovane...), anche tu, come e più degli altri, credi di essere un eroe. Il video che hai voluto consegnare alla memoria di Youtube ne è la dimostrazione evidente: tu credi di essere un partigiano. Recentemente, da Santoro, hai non a caso dichiarato che per il tuo paese saresti disposto a morire. Voglio dirti una cosa, e dirtela chiara, e devi fidarti perché te la dice uno cui piacerebbe tanto esserlo, ma che evidentemente non lo è e forse non lo sarà mai: tu non sei un eroe. Ma non nel senso che non sei tra i miei eroi, nel senso che non lo sei proprio. Tanto per cominciare, vivi in un luogo e in un momento storico dove per lo più si muore di vecchiaia, e dunque il tuo proclama è (comicamente) sproporzionato al contesto. Ma soprattutto: l'eroismo non lo trovi cercandolo, non lo trovi dichiarandolo. Nessuna persona morta per una causa si è mai bullata, in vita, del fatto che sarebbe stata disposta a farlo. Pensi che i ragazzi nati a metà anni Venti che sono andati a sparare in montagna si percepissero eroi mentre lo facevano? Io non credo, perché da quanto ho capito io la Storia la fai se non senti che la stai vivendo, minuto per minuto, come lo senti tu, ogni volta che si accende una telecamera o un microfono.
   Caro coetaneo, non sei un eroe per diversi motivi, a cominciare dal fatto che nel caso specifico non hai rischiato nulla (lo so, ti piacerebbe, ma non è così), hai semplicemente urlato a un Roberto Speranza qualunque (si rischia di più a litigare con la signora anziana che abita nell'appartamento sotto). Ma ciò che ti bandisce a vita dall'Olimpo degli eroi cui ossessivamente vorresti appartenere, è quella telecamera che ti riprende: quella che tu chiami trasparenza. Vedi, ovunque ci sia una telecamera non è possibile alcun atto di eroismo. L'eroismo implica la gratuità del gesto: un gesto autentico che, in gran parte dei casi, nessuno verrà mai a sapere. La Storia è piena di eroi senza nome, le vicende di quelli di cui si sa il nome sono un'esigua minoranza, e sono state ricostruite, rabberciate e raccontate da chi le ha studiate (e, raccontandole, più o meno modificate, mitizzate). La Storia è piena anche di personaggi famosi, di segreti, di stanze chiuse, di decisioni prese in una notte da uomini per nulla sicuri ma con il peso della decisione sulle spalle - il contrario esatto di te: sempre sicurissimo e, al momento, senza alcuna responsabilità decisionale, perché dal potere ti tieni, vigliaccamente, lontano (come faccio io). «Se ti ungi un dito ti ungi tutta la mano», hai detto a Santoro, e giù applausi. Ma davvero pensavi di poter essere un politico, per giunta di un movimento rivoluzionario, senza sporcarti non una mano, ma tutto il corpo, e forse anche l'anima? Ti dici disposto a morire, e poi non sei disposto a "sporcarti" con Renzi per fare una legge elettorale migliore (per tutti noi)? [e non mi raccontare la solita storia che voi la proposta l'avevate, e che sono gli altri a doverle leggere e a venire da voi dopo averle lette, per favore. Te li immagini i partigiani? «Noi la soluzione l'avevamo, sono i nazisti che non sono venuti a chiedercela...»].
   Non hai mai pensato al fatto che, al di là dei privilegi e delle iniquità che giustamente combatti, le classi dirigenti dei paesi vengono pagate mediamente più dei cittadini comuni anche perché hanno sulle spalle (e sul cuore) un peso, una responsabilità collettiva che il cittadino comune non ha? Non hai mai pensato che siete lì per "sporcarvi", in nome nostro, con il potere e con le sue dinamiche? Credi davvero che il tuo lavoro sia come il mio (io al momento insegno italiano agli stranieri...)? E credi che Roosevelt, Churchill, e i soldatini e i partigiani delle campagne che, sotto di loro, hanno messo fine - loro sì, a prezzo della vita - alla Seconda Guerra Mondiale passassero tutto il tempo a guardarsi vivere, o a misurarsi l'eroismo, o la pulizia delle mani? Secondo me pensavano alle loro ragazze a casa... Lo sai che i partigiani ammazzavano altre persone? La Storia li ha collocati dalla parte giusta, dalla parte degli eroi, ma credi che la loro coscienza di uomini del presente ne sia rimasta indenne, pulita? Credi davvero che l'eroismo sia una faccenda così semplice? Che basti essere dei «puri»? E cosa vuol dire «puri»? Lo sono tutte le persone che sono all'inizio di qualcosa? Sei sicuro poi di essere così «puro»? Dove le metti le tue (legittime, e certo non illegali) ambizioni? Io di essere umani perfetti (cioè inumani) non ne ho visti, dal tempo in cui Adamo ed Eva si accorsero di essere nudi. E diffido di chiunque mi dipinga di fronte agli occhi scenari nitidi, manichei, senza sfumature.
   Il mio consiglio, sia chiaro, non è di interrompere la battaglia. È di capire che dalla battaglia non si esce puliti, mai. Si esce (più o meno) vincitori o (più o meno) perdenti. Il mio consiglio, da amico mancato del liceo, è di farla, in nome nostro, per davvero, questa battaglia: smettendola di guardarsi vivere attraverso i propri alterego digitali, smettendola di sentirsi eroi, e sporcandosi. Perché è proprio in questa (ridicola) percezione che voi avete di voi stessi (di persone diverse e incorrotte) che risiede non la vostra forza, no, ma la vostra maggiore mediocrità (e debolezza) politica. Smettila, smettetela, di sentirvi speciali. Per il momento siete solo nuovi ed il tempo dell'uomo non è il tempo della Storia: lo vedremo, chi siete. Smettila, smettetela di pensare, mentre vivete, a cosa ricorderanno di voi i posteri. In cinque parole: smettetela di guardare in camera. Criticate giustamente i talk-show, ma è con quelli che per anni vi siete (in)formati, ed è quello il vostro linguaggio favorito. Riguardalo, il video in cui "umili" Speranza (strani eroi, gli umiliatori di persone): il tuo sdegno patetico e artificiale mi ha ricordato gli interventi del pubblico (di cittadini) delle trasmissioni pomeridiane di Alda D'Eusanio. Se proprio ci tenete a questo parallelo Storico con i resistenti e i ricostrutturi di comunità del passato, allora dovete volare alto (che in politica significa: raso suolo, dovete sporcarvi di fango). Altrimenti rimanete quello che siete, dei mediocri impegnati - essere eroi non è un obbligo - ma smettetela di tirare in ballo la Storia con la S maiuscola: perché non vi riguarda.
   Ti ringrazio molto di avermi ascoltato: questa lettera non è uno sfogo, nè un esrcizio di scrittura. Farò tutto ciò che posso affinché tu la legga. Conto sul fatto che lo farai, e sulla tua risposta.
   Con affetto e gratitudine per il tentativo che state facendo, nella triste convinzione che siate mediocrissimi. A differenza vostra, però, io le opinioni le so anche cambiare. Speriamo.
Nicola
   PS: io, al posto di Speranza, la cui inettitudine mi preoccupa al pari del tuo edonismo, ti avrei contrastato sui seguenti punti:
«Sei un dipendente del popolo italiano!»
Guarda che l'idea della nazione come azienda l'ha inventata Berlusconi. È un'idea aberrante, perché confonde l'economia con la politica: ma eravate contro questa confusione?
«La gente ha fame Speranza, tagliati lo stipendio»
Di Battista, non è legittimo dire a una persona «tagliati lo stipendio!». È un'intimidazione di una volgarità intollerabile. E se a pronunciare questa frase fosse un dirigente di azienda a un dipendente? Un conto è fare un discorso di sistema, e combatterne l'iniquità. Un conto è andare da un lavoratore, di qualsiasi rango, e intimarlo di guadagnare di meno, come se il denaro guadagnato legalmente fosse sporco. Se la legalità non è più il discrimine, chi fissa quanto deve prendere un dipendente pubblico? Tu, Di Battista? E se io ti dicessi a muso duro, davanti alle telecamere, che anche il tuo stipendio decurtato è troppo alto? Dopotutto io prendo 300 euro al mese (non scherzo), e ci vivo, in Albania. Perché tu devi prenderne più di 2000? Di Battista, siamo tutti contenti che voi facciate questa battaglia sugli sprechi, e che coerentemente (e necessariamente) partiate da voi stessi. Ma sei io faccio beneficenza al Chad tramite l'ONU, non è che ti insulto perché tu non lo fai. La coscienza delle altre persone non è la tua, a meno che tu non sia di CL, o un comunista. L'etica non la si impone con la forza, la si forgia con l'esempio. Dunque basti tu, la tua esistenza, non c'è bisogno che urli agli altri. Se no diventi un moralizzatore. Anche Mario Monti ha fatto il premier rinunciando allo stipendio, ma non l'ha mai menata così. E soprattutto: questo non fa di lui un buon soggetto politico, a prescindere da quello che fa.
«Noi siamo dalla parte dei poveri»
Robin Hood e Little John van per la foresta... Di Battista, nessuno può arrogarsi il diritto di dire che è dalla parte dei poveri, nemmeno Madre Teresa di Clacutta. Nemmeno i ragazzi della Caritas che vanno a dare da mangiare ai barboni. Nemmeno un medico di Emergency. Sei volgare, una frase così è volgare. Il tuo manicheismo è volgare: "Noi e solo noi con i poveri, gli altri di là". E poi, usando lo stesso determinismo etico che usi quando urli agli altri di tagliarsi lo stipendio, io potrei chiederti perché in questo momento non stai distribuendo mais ai poveri delle Favelas. Se continuate così, prima o poi morirete anche voi per mano del forcone del populismo.
«Gli italiani hanno fame, e voi gli avete tolto il pane agli italiani!»
Beh, la tua è una citazione letteraria. Questa del pane è manzoniana, ... Ricordi il «pane e giustizia» del governatore spagnolo durante la rivolta del pane a Milano? Mentre urli «pane», la tua voce si incrina di un buonismo commosso ed esibizionista: come tutti quelli che nella Storia, prima di te, hanno usato le parole «pane» e «popolo».
«Grida "fascista" a me che mi sento dipendente del popolo italiano...».
Ma allora a questa storia del dipendente ci credi proprio... Ma davvero non ti ricordi questo cartello? Ma come fate a dire ancora delle cose così? Dopo vent'anni...
Lettera ad Alessandro Di Battista
«La giusta informazione...»
La "giusta informazione"? Scusa ma qual è la "giusta informazione"? Credevo esistessero solo l'informazione e la disinformazione.
«Basta guardarli negli occhi per capire che non sono sinceri...»
Certo, basta la cravatta. Meno male che non ve le mettete perché io delle cravatte proprio non mi fido. Tu poi sei talmente "sincero" che invece di guardare il tuo interlocutore guardi in camera. Ma più importante: sei davvero sicuro che la sincerità sia un valore per un politico? Allora Berlusconi fa bene quando dice che la Merkel è inchiavabile, perché è verissimo!

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