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LIBERTÀ DI EDUCAZIONE IN ITALIA COME IN EUROPA: parità tra scuole pubbliche statali e non statali.

Creato il 19 maggio 2017 da Libera E Forte @liberaeforte

Da tempo il M5S corteggia il voto dell’elettorato cattolico con dichiarazioni di “vicinanza” che poi vengono smentite dalle proposte di legge e dai comportamenti dei principali leader del Movimento. Nei giorni scorsi nel blog di Grillo è emersa l’intenzione di inserire nel programma di governo l’abolizione del pur modesto finanziamento pubblico alle scuole paritarie per lasciare in vita solo un tipo di scuola, quella gestita dallo Stato, quindi con l’espulsione delle scuole non statali, in gran parte cattoliche. Verrebbe così cancellato un diritto previsto dalla Costituzione, la libertà di scelta educativa, la cui importanza è messa in risalto dal seguente articolo del Prof. Donato Petti, responsabile del settore formazione di SERVIRE L’ITALIA.

LIBERTÀ DI EDUCAZIONE IN ITALIA COME IN EUROPA: parità tra scuole pubbliche statali e non statali.

LIBERTÀ DI EDUCAZIONE IN ITALIA COME IN EUROPA

Parità tra scuole pubbliche statali e non statali

di Donato Petti

Professore, perché la libertà di scelta educativa?

La famiglia, che per diritto naturale, è il soggetto primario dell’educazione dei figli, deve godere di una reale scelta educativa (tra scuole statali e non statali, cattoliche e non), secondo propri convincimenti ideologici e religiosi, senza discriminazioni giuridiche, sociali ed economiche. Lo Stato ha il dovere di garantire concretamente alle famiglie il diritto alla libertà di educazione. La libera scelta educativa pertanto, è pienamente legittimata non solo sul piano giuridico, ma anche su quello storico, culturale e pedagogico. D’altro canto, la libertà di scelta educativa concorre a migliorare la qualità dell’intero sistema scolastico nazionale attraverso il confronto dialettico ed emulativo tra scuole statali e non statali, siano esse laiche o indirizzo religioso, su un piano di piena parità giuridica ed economica. La scuola non statale è garanzia di libertà, offrendo alle famiglie la possibilità di un’alternativa sia sul piano dell’indirizzo culturale, politico o religioso, che sotto il profilo della qualità e del contenuto dell’insegnamento. Infatti, la pluralità di indirizzi, la varietà e la diversità di contenuti rappresentano una componente essenziale della libertà. La scuola non statale, proprio perché rispetta la propria identità, contribuisce al pluralismo culturale – educativo e scolastico di uno Stato democratico. Dunque, diritto di libertà nella scuola (pluralismo culturale) ma anche delle scuole (pluralismo delle istituzioni scolastiche). Una lettura culturale e non ideologica della libertà di scelta educativa porterebbe serenamente a imboccare la strada del pluralismo scolastico, in ragione non solo di principi teorici incontrovertibili, ma soprattutto per dare risposta, in Italia, alla sfida dell’emergenza educativa, dando vita ad una nuova alleanza per l’educazione tra tutti i soggetti coinvolti (studenti, genitori, docenti, società civile).

Qual è la situazione italiana in tema di libertà di scelta educativa?

Oggi, in Italia, non esiste la libertà di scuola, cioè la possibilità di scegliere, a parità di condizioni, una scuola diversa da quella statale. Infatti, mentre in quasi tutti i Paesi d’Europa, lo Stato consente alla famiglia di scegliere, per i propri figli, la scuola (statale o non statale, confessionale o laica), assumendosi l’onere dei costi, in Italia, vuoi per ignoranza dei termini della questione, vuoi per pregiudizi ideologici, vuoi per l’ignavia colpevole dei politici, di qualsiasi colore, il tema della libertà di educazione è rimasto fino ad oggi vittima dell’aria greve e soffocante dello statalismo e delle sue conseguenze: la partitocrazia e la sindacatocrazia. Mentre chi manda un figlio ad una scuola statale riceve un servizio che ha pagato con le imposte, il contribuente che, nel rispetto dell’art. 30 della Costituzione della Repubblica Italiana, sceglie una scuola non statale, paga tale diritto due volte: la prima con le imposte per un servizio (statale) di cui non si avvale, e, la seconda volta, con la retta scolastica da corrispondere alla scuola scelta per i propri figli. Il sistema attuale, da un lato, consente un lusso che non tutti si possono permettere (pagare due volte l’istruzione dei figli), dall’altro restringe proprio la libertà di scelta dei meno abbienti, che non possono permettersi una scuola diversa da quella statale.

Cosa risponde a coloro che accusano la scuola paritaria cattolica di essere la scuola per i figli dei ricchi?

Sul piano socio – politico, la scuola paritaria (cattolica e laica) soffre acutamente di un’emarginazione normativa ed economica, che la costringe a vivere unicamente delle proprie risorse e del contributo delle famiglie, con la conseguenza di apparire spazio di privilegio, aperto soltanto a coloro che sono in grado di garantire a se stessi strumenti educativi selezionati e costosi, e di compromettere così la stessa validità del suo operare. In questo modo viene anche ratificata una palese discriminazione nei confronti delle famiglie e dello stesso diritto alla libera scelta della scuola. All’origine di questa situazione sta il misconoscimento del servizio di pubblica utilità reso da istituzioni private; il che rende difficile l’interazione tra scuola statale e non statale in un contesto di complementarità e di libertà educativa e produce l’esclusione delle istituzioni paritarie dalla possibilità di accedere alle pubbliche risorse.

Ma le scuole paritarie ricevono già contributi pubblici!

Il contributo dello Stato italiano alle scuole paritarie è poco più che una miseria, soprattutto se paragonato al contributo elargito alle scuole non statali dagli altri Paesi europei. Mentre il costo medio allo Stato per alunno di scuola statale è di € 5.246,60 euro, il costo per ogni alunno di scuola paritaria ammonta a € 481,40. Le scuole paritarie, dunque, in un anno, hanno fatto risparmiare allo Stato la bella cifra di 5.000.000.000 (cinque miliardi) di euro. Uno Stato che costringe a comprare pezzi di libertà non è uno Stato di diritto.

Finanziamento pubblico alle scuole non statali in Europa

Belgio: Gli stipendi di tutto il personale sono a carico dello Stato.

Francia: Sono possibili quattro alternative: a) integrazione amministrativa, con tutte le spese a carico dello Stato; b) contratto di associazione, con spese di funzionamento e per i docenti a carico dello Stato, a condizione che i docenti abbiano gli stessi titoli dei colleghi statali; c) contratto semplice, con spese per il solo personale docente a carico dello Stato; d) contratto di massima libertà, che non prevede alcun contributo.

Germania: Sono a carico dello Stato e delle Regioni (Länder) lo stipendio dei docenti (85%), gli oneri previdenziali (90%), le spese di funzionamento (10%) e la manutenzione degli immobili (100%).

Inghilterra: Nelle maintained school sono a carico dello Stato tutti gli stipendi e le spese di funzionamento, oltre all’85% delle spese di costruzione.

Irlanda: Le spese di costruzione degli immobili sono a carico dello Stato: in misura completa per le scuole dell’obbligo; per l’88% nelle scuole superiori.

Lussemburgo: Sono a carico dello Stato tutte le spese.

Olanda: Sono a carico dello Stato tutte le spese nella scuola dell’obbligo; sono forniti sussidi per la costruzione e il funzionamento delle scuole superiori.

Portogallo: È erogato dallo Stato l’equivalente del costo medio di un alunno di scuola statale.

Spagna: Sono a carico dello Stato tutte le spese.

(Fonte: Agesc 2012 – Associazione Genitori Scuole Cattoliche) .
Qual è la situazione oggi in Italia delle scuole paritarie cattoliche?

La situazione delle scuole paritarie cattoliche oggi, in Italia, è, a dir poco drammatica. Ogni anno decine di esse, gestite da Congregazioni Religiose, con tradizioni ultracentenarie o da Diocesi e enti senza finalità di lucro, sono costrette a chiudere i battenti; altre, a denti stretti, cercano di reggere alla crisi…, ma fino a quando? Il problema della parità scolastica, nei suoi nessi inscindibili con i temi dell’autonomia e della qualità, si presenta, oggigiorno, con il carattere della ineludibilità, ripetutamente segnalato nelle sedi opportune, ma soprattutto necessario per consentire la costruzione di un sistema pubblico integrato di istruzione, di respiro europeo. Sono maturi i tempi perché in Italia, come negli altri Paesi d’Europa, prevalga, sulla concezione monopolistica della scuola, il principio dell’utilizzazione di tutte le proposte educative, secondo la categoria della reale parità, per giungere ad un’adeguata legislazione in materia. E poiché la scuola non statale, e quella cattolica in particolare, non ha funzione di supplenza ma di effettiva integrazione nel sistema scolastico italiano, è importante che si abbandoni la logica dei sussidi discrezionali e d’una certa visione totalizzante e assistenzialistica delle attività scolastiche nei riguardi dei cittadini, per assicurare loro, anche sul piano economico, piena uguaglianza e libertà, in modo che lo stesso trattamento sia garantito agli studenti che frequentano le scuole statali e non statali. In definitiva mi sembra davvero paradossale impedire alle famiglie di esercitare il loro sacrosanto diritto di istruire i loro figli nel rispetto della libertà di scelta educativa prevista dall’art. 30 della Costituzione, nonché dalle risoluzioni del 1984 e del 2012 del Parlamento europeo, quando si è concessa la libertà di abortire, si reclama la libertà di morire quando si vuole e si è ottenuta la libertà delle unioni civili per gli omosessuali. Qui si tratta di ottenere e difendere una delle libertà fondamentali per una società che si definisce civile.


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