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Lo smantellamento del Pool - chi era Paolo Borsellino

Creato il 17 luglio 2017 da Funicelli
Lo smantellamento del Pool - chi era Paolo Borsellino

Un altro passo nel racconto di chi fosse realmente il giudice Paolo Borsellino (visto che ci avviciniamo all'anniversario dei 25 anni dalla sua morte): siamo nel 1988, è appena celebrato il maxi processo in prima grado. I "giuda" dentro il CSM bocciano la nomina di Giovanni Falcone a capo Ufficio Istruzione (oggi i garantisti esulterebbero per la bocciatura di un giudice comunista), al suo posto viene nominato per anzianità Antonino Meli, senza alcuna competenza specifica sulla mafia. Falcone è iniziato morire quel giorno - dirà più tardi Borsellino, commemorando l'amico ucciso nella strage di Capaci (e che tanti avevano ucciso moralmente nel corso della sua carriera - come racconta Giovanni Bianconi nel libro "L'assedio").

Di certo il pool antimafia voluto da Caponnetto inizia a morire, per l'opera di smantellamento di Meli: tutti i giudici (compreso Falcone, l'eroe Falcone) devono saper fare di tutto, anche i processetti.

Paolo Borsellino non ha paura di denunciare questo smantellamento in un intervista prima ad Attilio Bolzoni e poi a Saverio Lodato:

Attilio Bolzoni, giornalista di Repubblica, intervista Paolo Borsellino"Lo Stato si è arreso: del pool antimafia sono rimaste macerie"
Signor procuratore, perché questo sfogo, 
perché ha deciso di uscire allo scoperto su un tema così scottante? 
"P
erché dopo tanti anni di lavoro, prigioniero nel bunker di Palermo, sento il dovere di denunciare certe cose. E anche perché non sono venuto qui a Marsala per isolarmi. Io sono venuto a fare il procuratore della Repubblica a Marsala per continuare ad occuparmi di mafia, per lavorare qui ma lavorare contemporaneamente anche con Falcone a Palermo, con il giudice ad Agrigento, con altri magistrati a Catania o a Trapani. E invece tutto questo non sembra possibile. Le indagini si disperdono in mille canali e intanto Cosa Nostra si è riorganizzata,come prima, più di prima". 
Saverio Lodato, giornalista de "L'Unità", intervista Paolo Borsellino"Vogliono smantellare il pool antimafia"
Dottor Borsellino, tutti conoscono il clima di polemiche che ha preceduto e seguito la nomina del nuovo capo dell'Ufficio istruzione. Falcone non ce l'ha fatta. Non c'è il rischio di riaprire antiche polemiche?"Sono fra quelli che non hanno ami pensato che si dovesse dare un "premio" particolare a Falcone. Si trattava semmai di tutelare la continuità con le direzioni di Chinnici e Caponnetto. Si trattava cioè di garantire una soluzione interna all'Ufficio, senza pause o pericolose soluzioni di continuità in certe indagini".Lei è procuratore capo a Marsala. Vuol dire che con l'Ufficio istruzioni si sono "rotti i telefoni"?"Qui, a Marsala, ho avuto modo di occuparmi di una potente cosca di Mazara del Vallo sulla quale indagano anche i giudici palermitani. Mi sembrava quindi di fare la cosa più normale rivolgendomi all'Ufficio istruzione: non ho avuto alcuna risposta. Strano, davvero molto strano".Qualche giorno fa, ad Agrigento, durante la presentazione di un libro sulla mafia in quella città, curato da Giuseppe Arnone, lei si è detto molto preoccupato anche della situazione delle forze di Polizia."Bene: l'ultimo rapporto di Polizia degno di questo nome risale al 1982. Era il dossier intitolato Michele Greco più 161. Da allora ad oggi non è stato presentato più alcun rapporto complessivo sulla mafia nel Palermitano. Se si escludono alcuni contributi del reparto anticrimine dei carabinieri, il vuoto è assoluto: nessuno, per esempio, che si sia posto il problema di capire quali effetti ha provocato negli equilibri fra le famiglie di Cosa Nostra la sentenza del maxi-processo. Recentemente, invece, il dottor Nicchi, capo della squadra mobile di Palermo, ha dichiarato pubblicamente che lui "lavora per la normalizzazione". Francamente non capisco una frase del genere detta da un funzionario di polizia."Il capo della sezione omicidi della Squadra Mobile, Francesco Accordino, è stato trasferito a Reggio Calabria e da qualche mese si occupa di raccomandate rubate, presso la polizia postale. E' un caso?"So solo che la Squadra Mobile, dai tempi delle uccisioni dei poliziotti Cassarà e Montana, era rimasta decapitata. Lo staff investigativo è a zero".Qualche giorno fa il giudice Falcone ha affermato che non esistono prove dell'esistenza di un "terzo livello", inteso come superdirezione politica della "cupola" militare della mafia; ha aggiunto che molti uomini politici siciliani erano e sono adepti di Cosa Nostra. Che ne pensa?"Sull'inesistenza del terzo livello concordo con lui. Per la seconda parte del ragionamento non dispongo di informazioni particolari, poiché da due anni vivo a Marsala, ma è risaputo che esiste un'area di reticenza dichiarata, da parte di Buscetta, proprio nelle sue confessioni".Perchè lancia oggi questo grido d'allarme?"Il momento mi sembra delicato. Avendo trascorso tanti anni negli uffici-bunker di Palermo sento il dovere morale, anche verso i miei colleghi, di denunciare certe cose".

Ecco, era questo il giudice Paolo Borsellino, un magistrato che non aveva timore delle sue denunce anche alla stampa, per far sapere alla pubblica opinione i problemi della lotta alla mafia.
Chissà che ne pensano quelli secondo cui i magistrati dovrebbero parlare solo con le sentenze.

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