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Logan di James Mangold: la recensione

Creato il 20 marzo 2017 da Ussy77 @xunpugnodifilm

Logan di James Mangold: la recensioneIntramontabile Wolverine

Il saluto di Wolverine è molto più appagante di quanto si possa pensare. Difatti Logan è un cinecomic atipico, che esibisce il lato umano dei supereroi e rende tangibile la forza bruta di un mondo dimenticato dagli uomini.

El Paso, 2029. I mutanti sopravvissuti si nascondono all’occhio umano. Logan si è riciclato come chaffeur, mentre Charles Xavier vive in una cisterna perché le sue crisi sono estremamente pericolose. Quando una donna messicana incontra Logan per presentargli una bambina di nome Laura affiorano nuovi problemi.

Per analizzare il canto del cigno di Wolverine bisogna necessariamente partire dal titolo del film diretto da James Mangold; infatti quel Logan porta lo spettatore a entrare in contatto con il lato umano di uno dei supereroi più amati di sempre. Perché se Wolverine è la controparte eroica, Logan è il nome che si porta appresso il personaggio impersonato (da sempre) da Hugh Jackman. Questo è il passo in avanti che la cinematografia dedicata all’ eroe con gli artigli effettua con coraggio e dedizione. Per il resto Logan assume le sembianze di un cinecomic crepuscolare, ambientato in un (apocalittico) futuro prossimo, nel quale i mutanti sono estinti e il cervello più pericoloso del pianeta (quello del professor Xavier) è affetto da una malattia degenerativa.

Logan si fa apprezzare e si dimostra un intrattenimento coinvolgente, laddove il dramma del protagonista (afflitto da una depressione diffusa e da una mancanza di fiducia nei confronti del genere umano) si sposa a meraviglia con le responsabilità a cui deve andare incontro. Umano e fallibile, Wolverine viene interpretato in maniera sofferente da un Jackman in splendida forma, che mette anima e corpo in un progetto che chiude, in maniera commovente, una saga che ora può procedere solo a ritroso.

Brutale e realistico, Logan mostra tutta la cattiveria e la necessaria reazione (nei confronti della vita) di un personaggio che troppo spesso non si era dimostrato all’altezza della sua fama. Difatti dopo aver analizzato i suoi demoni interiori e aver affrontato il suo passato (Wolverine – Le origini) e dopo aver effettuato una gita in terra orientale (Wolverine – L’immortale), la personale trilogia chiude il sipario con un capitolo in cui si respira violenza fisica e che trasuda verosimiglianza.

Scorretto e “sporco”, Logan scansa la Cgi e trasmette emozioni che oltrepassano la rigida e formale compostezza di alcuni precedenti capitoli dedicati agli X-Men. Il film di Mangold “soffre” l’operazione politicamente scorretta di Deadpool, cinecomic in grado di scompaginare le carte, rendendo meno “puliti” i supereroi metropolitani, e ne trae giovamento. Difatti quest’ultimo film è un mix di generi che comprende la ruvidezza del western e la polverosita dell’on the road di confine (dal Messico al Canada); nel mezzo c’è la caducità di un mondo in cui non si crede più e che l’essere umano ha preferito abbandonare.

Bolso, brizzolato e malato, Wolverine ritrova quell’alone di oscurità utile per rivelarsi umano e commovente. Un degno canto del cigno che consegna al pubblico un eroe disposto a tutto pur di ergersi a “cavaliere solitario” senza macchia e senza paura.

Uscita al cinema: 1 marzo 2017

Voto: ****

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