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Logan - The Wolverine (James Mangold, USA, 2017, 137')

Creato il 20 marzo 2017 da Misterjamesford
Logan - The Wolverine (James Mangold, USA, 2017, 137')
Senza ombra di dubbio, quasi quanto e forse più del buon, vecchio Spidey, e ben oltre il livello degli eroi "cosmici" come gli Avengers, Wolverine ha rappresentato una svolta ed una fortuna enorme per Mamma Marvel, la casa editrice di fumetti mainstream più importante degli USA e del mondo.
Il mutante artigliato, spigoloso ed arcigno, lontano dalle regole eppure cuore ed anima degli X-Men per decenni, rappresenta senza dubbio il prototipo perfetto dell'antieroe tanto quanto finisce per esserlo Batman nella diretta concorrente DC - nonostante la versione marvelliana del Cavaliere Oscuro sia senza dubbio più quella fornita da Daredevil -: un catalizzatore perfetto dell'attenzione sia del pubblico molto nerd e sfigato - che Wolverine vorrebbe essere per esorcizzare le proprie debolezze - che di quello cool e cocky - che nello stesso si specchia per massaggiare il proprio ego -.
L'idea - ispirata da una graphic novel all'esterno della normale continuity, per quanto io ormai sia fuori da tutti i giochi, come lettore - di portare in sala un film - che dovrebbe essere l'ultimo con protagonista Hugh Jackman - che almeno per il momento chiuda i conti con la sua figura risulta interessante principalmente perchè giunta quasi a fungere da botto d'addio ad una saga cinematografica - quella, per l'appunto, dedicata a Wolverine - decisamente non esaltante, e che per la prima volta si propone di rendere il giusto onore ad un charachter che ha fatto la Storia del Fumetto.
James Mangold, artigiano di grande esperienza e qualità - portano la sua firma titoli che ho molto amato come Identità e Walk the line -, centra il bersaglio con un on the road crepuscolare dal vago sapore Western che mostra un Logan invecchiato e messo alle corde dalle cicatrici delle fin troppe battaglie muoversi in un mondo in cui i mutanti sono solo un vecchio ricordo, fatta eccezione per sparute eccezioni come lui stesso, il tracker Calibano ed il vecchio Xavier, ormai novantenne e sboccato come si era visto solo nella sua incarnazione giovane e scombinata fornita da James McAvoy.
Un mondo con ben poche speranze, al quale cercano di sopravvivere nuovi e giovanissimi mutanti creati in laboratorio a partire dai DNA di esemplari più "anziani" - come lo stesso Wolverine - pronti a tentare il tutto per tutto per raggiungere il Canada e la speranza di un futuro migliore - ed in questo senso, pare quasi di osservare una critica agli States made in Trumpence -: braccati dai Reavers guidati dal bieco Pierce - si rivede il Boyd Holbrook di Narcos - e lanciati, tra ironia, malinconia, rapporti genitoriali ed uno sguardo appena accennato al futuro, i protagonisti della vicenda abbracciano la grande epopea degli outsiders tipica dei film action di Cimino, Peckinpah e Friedkin, buttandosi a capofitto in un'impresa apparentemente suicida senza voltarsi indietro, o sperare che le cose, il mondo, dio o chissà cos'altro possano cambiare la realtà e regalare un sogno colori pastello, tutti amici ed andate in pace.
E vedere quello che, da sempre, è il supereroe ribelle per eccellenza, sopra le righe e praticamente immortale vecchio - o quantomeno, invecchiato -, stanco e ferito dentro e fuori, aggiunge epicità ad un prodotto che pare la versione crepuscolare dello scanzonato e grottesco Deadpool, che dotato di poteri simili a quelli di Wolverine pare rappresentarne l'aspetto più ludico e larger than life.
Qui, al contrario, c'è spazio solo per la polvere.
Ma attenzione: non parliamo di un film cupo e triste per il quale i fan potranno essere contenti solo pensando alla violenza per una volta resa in modo decisamente più esplicito, quanto di una sorta di poesia, di canto del commiato di quella che è una leggenda, Fumetto o Cinema che sia.
E come amo ripetere, in fondo si sa che nel West, quando la realtà incontra la leggenda, vince la leggenda.
E vince Logan.
MrFord
 Logan - The Wolverine (James Mangold, USA, 2017, 137')

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