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Lorenzo Calogero - Tre poesie in doppia traduzione

Da Ellisse

Tre poeLorenzo Calogerosie di Lorenzo Calogero, poeta tanto grande quanto oggi sconosciuto ai più, nella duplice versione inglese e francese ad opera di John Taylor e Valérie Brantôme, che a mio avviso hanno ben interpretato, anche in qualche caso superando i limiti insiti in ogni traduzione, l'intima e dolorosa liricità dell'autore. Spero vivamente che questo interessante esperimento possa avere un seguito.
Lorenzo Calogero è un altro dei grandi poeti italiani in cui si è incarnata insieme una esistenza difficile e quella strana parabola - che si è consumata soprattutto dopo la sua morte - di indifferenza, notorietà disperatamente inseguita e di nuovo dimenticanza. Nato nel 1910, aveva infatti atteso fino al 1956 che qualcuno si accorgesse della sua arte, Leonardo Sinisgalli, che sarà suo amico fino alla morte e che gli scriverà la prefazione a "Come in dittici", pubblicato in quell'anno, sempre a sue spese come i precedenti. Muore nel 1961, (v. il resto della biografia QUI) ed è solo l'anno dopo che scoppia il "caso" Calogero, quando personaggi come Giorgio Caproni e Eugenio Montale scrivono articoli di vivo apprezzamento, a seguito della pubblicazione presso l'editore Lerici, nella collana "Poeti europei", del primo volume della vasta opera poetica di Calogero. Il secondo volume seguirà, sempre presso Lerici, nel 1966. Poi l'editore, che avrebbe dovuto pubblicare un altro tomo, chiude le attività. Comincia così, salvo sporadiche e parziali pubblicazioni, la parabola discendente del "caso" Calogero. Rimane da essere esplorata, studiata e sperabilmente pubblicata ancora una sterminata produzione di poesie, scritti vari, lettere contenuta nel vasto archivio dell'autore. (g.c.)


Ella ha anche un corpo, un corpo violento

. . .Ella ha anche un corpo, un corpo violento
nella luce della chiarità fantastica
nella chiara lievità dei sentieri che subirono
altri occhi, in questa chiara densità della luna
che per tutti ebbe vita e colore.
Io non ti sapevo cosí erma,
sulla rupe di una città fantastica,
come ella ti amò un giorno.
Io non sapevo di una tiepida veste
cosí arduo, arido il calore
il calore tiepido di tutti i tuoi occhi
che si sparsero dalla palpebra
alla mano nel calore beato di una delusa,
disillusa tua poesia,
e un viso era tenero o una tenera spoglia.
da Quaderni di Villa Nuccia, Poesie, p. 160
She also has a Body, a Violent Body
. . .She also has a body, a violent body
in the light of the fantastic clarity
in the clear lightness of the paths that other eyes
followed, in this clear density of a moon
possessing life and warmth for everyone.
I didn’t know you were so alone,
on the cliff of a fantastic city,
how much she loved you one day.
I didn’t know that in a half-warm coat
the heat could be so arid, arduous
the half-warm heat of all your eyes
strewn from your eyelid
onto your  hand in the blessed heat of your
disappointed, disillusioned poetry,
and your face was tender or tender spoils.
Elle, a aussi un corps, un corps violent
Elle, a aussi un corps, un corps violent
dans la lumière de la clarté fantastique
dans la claire légèreté de sentiers qui subirent
d’autres yeux, dans cette claire densité de la lune
qui eut pour chacun vie et couleur.
Je ne te savais pas si solitaire,
sur le roc d’une cité fantastique,
comme elle t’aima elle, un jour.
Je ne sentais pas d’un vêtement tiède
à quel point ardue, aride fut la chaleur
la chaleur tiède de chacun de tes yeux
courant de la paupière
à la main, dans la chaleur bienheureuse d’une poésie tienne,
déçue, désenchantée,
et tendre était ce visage ou tendre sa dépouille.
***

Evaporò nella mano

Evaporò nella mano
quanto ella sapeva.
Era un mattino infermo
e non so piú come il sonno verde amaro
s’inumidì di sogno. Dal letargo
una luna trasse a riva
una linea d’una vita.
La veste diafana trasmigrò.
Una pallida scintilla era discesa.
Oh! Vedi, non piú da lontano
ritornano le ombre e il giuoco si dissolse
in un grido che mutava
a sommo per amore la sua pena. Di seta
era una larva: sapeva nulla
ella nella sua misura. La sua sete
d’alba ora ritorna trepida
e passeggera. Era donna
una sua giuntura, una falsa
piega in una sera falsa
o una lagrima leggera.
da Ma questo. . ., Poesie, p. 97.
In My Hand Evaporated
In my hand evaporated
what she knew.
The morning was sick
and I no longer know how the green bitter sleep
was dampened with dream. A moon
pulled a lifeline ashore
from its lethargy.
The sheer gown migrated.
A pale spark had come down.
Oh, look! the shadows return
no longer from afar and the game broke up
in a shout that utterly changed—
because of love—its pain. From silk,
a larva: it knew nothing
within its measure. Its own thirst
for dawn now returns anxiously
and fleetingly. It was female
in one of its joints, a false
crease in a false evening
or a light tear.
De la main s’évapora
De la main s’évapora
tout ce qu’elle savait.
C’était un matin infirme
et je ne sais plus comment le sommeil vert d’amertume
s’humecta de rêve. Une lune
tira à la rive
une ligne de vie de sa léthargie.
Son enveloppe diaphane transmigra.
Une pâle étincelle était descendue.
Oh ! Vois, les ombres ne reviennent
plus de loin et le jeu fut dissous
en un cri qui, d’amour souverain,
transformait sa peine. De soie,
une larve : ceinte à sa mesure
elle ne savait rien.  Sa soif
de l’aube à présent revient à son heure anxieuse
et passagère. Elle était femme
cette jointure sienne, un faux-pli
dans une soirée fausse
ou une larme légère.
***
Quando il riso
Imparai ad esser quieto,
ad udire più armoniosi accenti.
Quando il riso mi venne a ferire
aspettato lungamente
su per i baratri immensi,
usci sulle amorose grotte.
Canti di gallo erano
che mi aspettavano.
La natura si spingeva
coll’occhio dell’alba.
da Parole del tempo, p. 201, Poesia, p. 68

When Laughter
I learned to be quiet,
to hear more harmonious accents.
When laughter came to wound me
I waited long    
up along vast chasms,
pathways into loving caverns.
Cockcrows
were awaiting me.
Nature kept pushing forward
with the eye of sunrise.
Quand le rire
J’appris à être serein,
à entendre davantage d’harmonieux accents.
Quand le rire vînt et qu’il me meurtrit,
longuement attendu
en haut d’immenses gouffres,
ces passages vers les antres d’amour.
C’étaient chants de coqs
qui m’attendaient.
La nature poussait en avant
avec l’œil de l’aube.
English translations by John Taylor - © All rights reserved
Versions françaises de Valérie Brantôme - © Tous droits réservés
John Taylor è uno scrittore, critico e traduttore americano che ha vissuto a lungo in Francia. E' autore di Paths to Contemporary French Literature, in tre volumi, e di Into the Heart of European Poetry, tutti pubblicati da Transaction. Ha inoltre scritto sette libri di narrativa, racconti e poesia, gli ultimi dei quali sono  The Apocalypse Tapestries (Xenos Books), Now the Summer Came to Pass (Xenos Books), and If Night is Falling (Bitter Oleander Press). Il primo è stato tradotto in italiano da Marco Morello con il titolo Gli Arazzi dell'apocalisse (Hebenon). Taylor ha di recente tradotto importanti selezioni di poesia e prosa poetica di Pierre-Albert Jourdan, Philippe Jaccottet e Jacques Dupin.
Valérie Brantôme è nata nel '68. ha fatto lunghi soggiorni in Italia, tra Roma e Verona, che le hanno permesso di acquisire una notevole conoscenza della realtà culturale del nostro paese. Attenta lettrice di poesia, è traduttrice dall'italiano. Ha creato il blog di poesia "Enjambées fauves " (http://enjambeesfauves.wordpress.com/), dedicato principalmente alle traduzioni in francese, sue e di altri, di importanti poeti.


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