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Luino: Alberto, ragazzo con la sindrome di down, lavora nella lavanderia di una casa di riposo

Creato il 30 gennaio 2016 da Stivalepensante @StivalePensante

Alberto Bonvicini è un ragazzo con la sindrome di down che vive a Nasca con la propria famiglia: da settembre 2014 lavora nella lavanderia della casa di riposo Monsignor Comi di Luino. E’ impegnato nel piegare e sistemare gli indumenti e i vestiti degli “ospiti” della struttura. Alberto, come Andrea Gozzi, fa parte dell’associazione Costa Sorriso di Luino.

Alberto Bonvicini, insieme ai suoi colleghi Roberta e Michele

Alberto Bonvicini, insieme ai suoi colleghi Roberta e Michele

Luino: Alberto, ragazzo con la sindrome di down, lavora nella lavanderia di una casa di riposo. Da settembre 2014 il 22enne Alberto Bonvicini lavora nella lavanderia della casa di riposo di Luino, il Monsignor Comi. Ogni mercoledì, giovedì e venerdì mattina intorno alle 7, Alberto puntualmente prende il pullman da Nasca e, arrivando in piazza Risorgimento a Luino, poi si incammina verso l’Ospedale, dove alle 8 inizia il proprio turno di lavoro. Dalle 8 alle 11, in questi tre giorni, Alberto, un ragazzo affetto dalla sindrome di down, è addetto a piegare i vestiti, metterli nelle asciugatrici o sistemarli in alcuni carrelli, in base ai piani di destinazione ed ai nomi dei pazienti. I suoi colleghi sono soddisfatti del suo lavoro, visto che dimostra impegno e tanta voglia di fare. Una volta finito il turno Alberto riprende il bus in viale Dante a Luino e torna a casa. Il contratto di tirocinio viene rinnovato ogni tre mesi e prevede un compenso mensile di 100 euro circa, che vengono regolarmente emessi dal Nucleo Inserimento Lavorativo (N.I.L..) del Comune di Luino.

“Mi piace quello che faccio e non mi stanco quasi mai – spiega Alberto -. Mi trovo molto bene con Roberta, Lorena, Maria, Elena, Ornella e Michele (ndr, i colleghi)”. ”Anche noi ci troviamo molto bene con Alberto – spiega la collega Roberta Bianchi -. E’ molto simpatico, ci fa ridere, è un grande lavoratore e ci sgrida anche: è molto preciso in quello che fa e infatti è sempre pronto a controllare tutto se ci sfugge qualcosa. Lui è partecipe all’attività lavorativa a tutti gli effetti, anche quando facciamo qualche pausa e ascoltiamo la radio”.

“Noi saremmo più contenti se il lavoro di Alberto fosse più stabile e che il contratto non venga rinnovato ogni tre mesi – spiega la mamma Cinzia Bonvicini -. I ragazzi come Alberto fanno il doppio della fatica di un normo-dotato e vederli lavorare è una grande soddisfazione. Però credo sia ora di smettere di pensare che loro fanno del volontariato o che si pensi che dandogli un posto di lavoro si faccia dell’assistenzialismo. Loro lavorano a tutti gli effetti: sicuramente rendono di meno rispetto un normodotato, anche se non è detto. Quel poco che fanno, però, lo fanno con sacrificio ed impegno. Il loro non è un progetto solo legato alla socializzazione, ma hanno una percezione ben determinata, quella del lavoro. Per lui è una grande gioia andare ogni mese a ritirare i soldi in banca. Una felicità che riconosce il concetto di lavoro e il rispetto della persona in primis. Riconoscere quello che fa, con il lavoro, è un ottimo punto di partenza, in caso contrario sarebbe avvilente”.

Per approfondire:

Luino: Andrea, il nuovo cameriere del “Caffè Clerici” con la sindrome di Down


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