La notizia di stamattina è che l’FBI ha fatto chiudere i celebri servizi di condivisione contenuti on-line Megaupload e Magavideo, arrestando Kim Schimitz (il fondatore del sistema) e sette suoi collaboratori. Queste persone adesso rischiano fino a cinquant'anni di prigione, con incriminazioni di pirateria e riciclaggio di denaro. Il The Associated Press riporta che l’accusa rivolta alla compagnia sia quella di costare 500 milioni di mancati profitti alle società detentrici del copyright. Megaupload ha però sempre negato le accuse dicendo che “La stragrande maggioranza del traffico generato dal sito è legale. Siamo qui per restare”.
Ovviamente l’Anonymous non se n’è mica stato con le mani in mano, mettendo subito sotto attacco i siti di alcune major (Universal e Warner Bros), di pubbliche istituzioni USA (come il Dipartimento della Giustizia e lo stesso FBI) e di associazioni varie come la MPAA (Motion Picture Association of America) e la RIIA (Record Industry Association of America) ma soprattutto tentando un ritorno di Megaupload attraverso un server in Belize. In questo momento Megaupload è nuovamente raggiungibile attraverso l’IP http://109.236.83.66, sul provider olandese WorldStream, (senza alcun dominio) e stanno cercando di ripristinarne le funzionalità (ma non è ancora chiaro se è un tentativo di pishing o meno). Nel frattempo si è anche scatenata la rabbia degli utenti su tutti i social network come Facebook e Twitter, dove sono già nate diverse pagine di sostegno a Megaupload e Megavideo.
![]() |
| Screenshot del comunicato su Twitter dell'Anonymous |
Questo avviene l’indomani della serrata di Wikipedia in lingua inglese (ma non solo, anche Google era a lutto ieri), anch’essa in pericolo per via delle manie oscurantiste del parlamento Americano, che cercava di far approvare due leggi gemelle, una alla camera e una al senato. La SOPA, Stop Online Privacy Act, che prevede di permettere ai detentori del copyright e al Dipartimento di Giustizia di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti. Vuol in pratica dire che le major possono venire a casa mia e spegnermi il server per aver pubblicato un’immagine (tipo il mio avatar)? E poi magari arrestarmi? In questo modo qualunque sito (o social Network, pensate a Facebook, Twitter, Yahoo!, ma anche Reporter Senza Frontiere, Greenpeace e la già citata Wikipedia), che faccia effettivamente informazione o pirateria, finirebbe sotto il mirino di questi sceriffi virtuali, con il risultato di paralizzare la rete in modo indecente e inaccettabile. In ogni caso lo sciopero di ieri è servito, la discussione in aula è stata rimandata e la legge ha perso diversi sostenitori da entrambi i fronti, tra cui il co-sponsor Marco Rubio, giovane senatore della Florida, considerato un plausibile candidato alla poltrona di vice-presidente in caso di vittoria del suo partito alle presidenziali.
![]() |
| Stamattina su Tumblr |
A quanto pare le major e le lobby non hanno ancora capito due cose fondamentali della rete. Innanzitutto la condivisione di contenuti per loro è solo una gran pubblicità, secondo, che non è cercando di controllare tutto che risolvono i loro problemi (non ce la fanno le dittature a fermare la rete). Seriamente, quante persone che guardano contenuti piratati pagherebbero per averli? Quante serie non sarebbero neppure conosciute senza prima un passaggio attraverso la rete? Quanto merchandising rimarrebbe nelle scatole dei produttori? Meditate gente meditate. Specialmente quando si parla dei nostri amati fansub, che non ledono alcun diritto d’autore (in quanto applicati ad opere non licenziate in Italia) e portano solo profitti alle case produttrici (per dire chi, si sarebbe mai calcolato qui qualcosa come Hetalia Axis Powers o Kuroshitsuji, se non avessimo prima guardato l’anime subbato?). 









9
Commenta