Forse tutti non sanno che la cultura emo è sempre esistita nel corso dell’esistenza dell’uomo. I primi grandi esponenti di questo stile risalgono all’antica Roma. Celebre è stato l’eroismo di Seneca e del suo rifiuto della vita; è stato lui che ha rilanciato la teoria del “non sto bene e m’ammazzo”, tipica dello stoicismo. C’è da dire, però, che è stato solamente una anticipatore del movimento autolesionista più famoso del mondo.
Si è continuati per vari anni fino ad arrivare al Medio Evo: questo era un periodo dove la Chiesa Cattolica Romana dettava legge e la gente non disdegnava l’obbedienza. Per di più, proprio in quel periodo, arrivò la grande peste e l’anno mille, che sono un po’ come la caduta del muro di Berlino dei giorni nostri: perdita temporanea dei requisiti psico-fisici. La gente andava in giro con le fruste (atte a struggere il dorso) e i carretti con le ruote triangolari e, forse, è proprio qui che possiamo cogliere l’alba dell’individuo emo e della sua storia contemporanea. Nacque il movimento dei flagellanti, gente che disprezzava la vita e non voleva altro che il dolore (contemptus mundi), ma, visto che ancora i taglierini non erano stati inventati, gli emo si auto-frustavano o alla peggio si auto-bastonavano.
In quel periodo, come è facile intuire, le spinte al disprezzo del mondo venivano quasi esclusivamente dalla religione. Ecco allora che, nel corso del ’700/’800, ci fu la svolta: il giovane Werther. Con lui il dolore aveva perso quel carattere esclusivamente religioso, ed era quasi da considerarsi un modus vivendi. Il disprezzo del mondo era una passione e una speranza.
Cosa non poco importante è che il movimento emo si è rafforzato sempre in periodi di sfiducia nel futuro e in altri momenti dove le speranze o le certezze venivano meno. Infatti, se nel Medio Evo si pensava che la Terra aveva compiuto il suo ultimo giro su se stessa (anno mille), nel Romanticismo si erano oramai rotti le balle dei moti e delle insurrezioni che andavano sempre (o quasi) male e avevano capito che l’unica via d’uscita era ammazzarsi (basta pensare anche alle disillusioni portate dalla Rivoluzione Francese).
Il 68, allo stesso modo, è stato l’anno delle speranze di libertà per i giovani di tutto il mondo, ma il suo conseguente fallimento ha fatto ricomparire sulla scena ragazzi dall’aspetto oltre-tombale (nel video). Se negli anni 70/80 gli emo erano solo dei casi isolati e fine a se stessi, oggi ne siamo circondati. Il fatto è che tingersi i capelli o fare il frangettone è molto meno emo di quanto sembra.
L’emo di oggi non ha più quel carattere individualista tipico del Romanticismo, ma ha mutato le sue abitudini vivendo in branco; sembra, inoltre, che abbia assorbito il carattere guerrigliero che c’era negli anni della lotta operaia, mutando il concetto di lotta di classe tra padrone ed operaio in lotta tra emo e truzzi o cazzi vari, come ci illustra un intelligente servizio di Studio Aperto. Lotta per la sopravvivenza? Strano.

* vorrei evidenziare che non ho mai parlato di problemi individuali o psicologici di qualsiasi sorta, ma solamente di MODA emo in quanto moda in maniera più che ironica…
Mimmo Carini











COMMENTI (1)
Inviato il 17 giugno a 23:03
Boh...
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