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Messico e Nuvole: Guadalajara

Creato il 16 aprile 2015 da Agipsyinthekitchen

Cara Mamma ti scrivo.

Si perché è un po’ che non lo faccio e da troppo tempo fraintendiamo spesso ogni virgola e punto esclamativo mentre ci interfacciamo nelle chiamate odierne.

Quante cose vorrei chiederti e quante cose invece rimangono mozzate nella gola, nell’incudine tra l’orgoglio e i pregressi che ci basiscono sempre un po’.

Vorrei chiederti del tempo. Vorrei appoggiare la testa sulle tue gambe come quando ero piccola e supplicarti di dirmi che andrà tutto bene, che quella famiglia che voglio si realizzerà.

Vorrei chiederti perché non sono una di quelle donne che gli uomini sposano dopo un mese e da cui vogliono subito tre figli, un cane e una casa con giardino: tu lo sai, qual’è la mia chiave di sbaglio? Forse nessuno sbaglio: semplicemente ci si arriverà quando siamo veramente pronti. Come in tutto. La maturazione dei tempi è ciò che mi terrorizza di più, perché non sempre coincidono con orologi biologi sparsi.  Ed io ho bisogno di eternità come ossigeno puro.

Potrei arrabbiarmi con te per non avermi fatto nascere ereditiera o con il sedere alla Belen: ma tralascerò questi piccoli dettagli. Dovrei ringraziarti per avermi insegnato a scegliere la gentilezza e a ridere spesso.

Mi hai fatto nascere con un tornado di vita ma con costellazioni negli occhi perché hai sempre preteso che guardassi oltre ad ogni tempesta, con un incedere severo ma metodico. E questo ad ora mi ha sempre aiutata ad andare lontano.

Mi hai fatta così: leale, trasparente. Incoerente sicuramente. Ma amante del rossetto e dello smalto delle pieghe di capelli perfetti, del sale tra i ricci che ti fa sembrare un po’ una medusa ma chissenefrega perché sei al mare e al mare tutto è permesso. vedi? Cambio idea sempre. Forse è per questo che non ti annoi mai con una gispy così come me. Cioè puoi contare su di me: sempre e comunque. Ma preparati al roller coast perché mi diverte far fluire i pensieri e le idee come Schumacher faceva con la Ferrari.

E soprattutto, è allora forse vero che quello che cerchiamo alla fine non cerca noi, per cui magari è l’occasione buona per smettere di cercarlo, ingannando un po’ il destino, facendo finta che in realtà si vuole altro, per ottenere poi il sogno vero.

Ti ho fatto piangere molto. Ho sempre saputo che l’ultima meringa funghetto che la nonna portava, la volevi tu, ma me l’hai sempre lasciata. So quanto hai – abbiamo- sofferto quando il papà se n’è andato. Ed ogni volta che sei stata lasciata, io soffrivo con te. Forse da qui deriva la mia tremenda ansia da separazione. So che hai sempre avuto paura di sbagliare: ma ehy mamma, sai che non hai sbagliato nulla? Forse un paio di costine – ma trascurabili sul lungo tratto. So che hai passato notti a guardarmi dormire – pensavi dormissi, io sapevo che eri lì. So che ti si spezza il cuore ogni volta che mi vedi piangere. E è forse per questo che mi hai sempre insegnato ad essere solare con tutti e con tutto – non potevi tollerare di vedermi triste.

Di base tu sei il mio manuale di istruzioni per la vita.

Vorrei chiederti del rispetto. Vorrei sapere qual’è il punto mino di tolleranza, tra l’amore per chi abbiamo accanto e l’amore per noi stesse. Perché la gelosia tira brutti colpi e ti fa vedere mostri che nemmeno sapevi che esistessero. Ho imparato però che i dubbi uccidono più di qualsivoglia altra cosa i sogni. E quindi non dubito, non dubito più e cerco di rimanere salda sulle mie gambe, appoggiandomi come si fa con un bastone, a ciò che più di concreto trovo negli altri: e tutto convoglia sempre nell’amore.

Perché i minuti non bastano mai e non riesco a sedermi con te raccontandoti con calma e serenità della mia giornata. Sono sempre di corsa: mi auto giudico una figlia superficiale, che con poca pazienza si arrabatta tra mille incombenze.

Mamma la verità è che io non accetto di vederti perdere colpi: mi rendo conto di essere poco carina quando tu ti dimentichi i pensieri ma io non ce la faccio a vedere quella che è sempre stata la mia super mamma avvicinarsi con leggerezza alla terza fase della vita, quella dove la lentezza diventa il modus operandi naturale per guardare il mondo.

Mamma la verità è che a volte mi fai così arrabbiare che ti sbranerei.

Aspetta, vorrei dire a questo tempo che corre: era ieri che eravamo in macchina verso Spotorno, su quella Y10 un po’ scassata, a cantare Minghi ed ora invece sono io che guido, e a volte ho così paura di perdere la direzione. Però sai cosa ho imparato?Che a volte ti trovi nel mezzo di nulla, spaesata. E in quel nulla ritrovi te stessa, così, all’improvviso e molto semplicemente.

Vorrei sapere perché il mio mirto non dura più di una stagione e perché i capelli bianchi fanno capolinea ogni mese, sempre più abbondanti.

Vorrei che indossassimo tu quel Chanel che sogni da sempre di indossare, io quell’abito bianco di Valentino pieno di pizzi e insieme camminassimo verso la chiesa di Lanzo, che tu stai aspettando da una vita di vedermi sposata, camminare verso la navata che così piangi un po’. Vorrei darti un paio di nipoti e vorrei quelle scene che tanto amiamo: camino acceso, albero pieno di addobbi e cuori sempre a profusione.

Adesso sei arrabbiata: per usare le tue parole “amareggiata offesa e delusa”.  Perchè ho deciso di dedicare il libro a quell’orso di papà.Mi sembra di stare un po’ in quel libro che tanto ci era piaciuto, le Yaya sisters. Tu con il tuo bicchiere di gin in mano, arrabbiata a parlare male di me con le tue amiche mentre ti inventi un dolce da servire per cena.

Hai ragione mamma: anche io mi arrabbierei. Ma sai anche perché lo faccio: la tesi a te, il primo libro a lui. Lo promisi in primis a me stessa. Ciò non vuol dire che io ti ami meno. Vuol dire solo che faccio ciò che reputo giusto.

Cosa posso prometterti adesso? In teoria, mi piacerebbe giurarti mille e più speranze. Invece mi limito a dirti che ci sarò sempre. Anche sbadatamente, presa da mille affar, ma ci sarò sempre perché io conosco il tamburo del tuo cuore dall’interno e mai mi permetterò di lasciarti sola.Che andremo a farci massaggiare alla spa di Armani per il tuo compleanno e che mi pettinerò più spesso i capelli. Ti prometto anche che veniamo a cena e A. ti spiegherà come usare il forno nuovo.

Mamma ci sono. Con tutti i miei difetti e piena di amore per te.

Guadalajara. La Parigi messicana, mi piace ricordarla così.

Il posto nativo dei mariachi e delle loro tradizioni.

Strade colorate, musica nell’aria. Ordine. Rispetto. Wifi libero in ogni piazza – e actually, il wifi funziona. Esercizi architettonici importanti alternati a case simili popolari ma perfettamente pulite e graziose.

Mercati, un’anima viva di tesori da scoprire. Scheletri – i teschi messicani- bracciali e ogni genere di peculiarità da scovare. Leggerezza: la lievità è la caratteristica di questo luogo.

Da vedere e non perdere, perlustrare e amare. Lo street food come in tutto il Messico è eccezionale: il mio consiglio è provare tutto. Non ve ne pentirete.

Ecco il mio vademecum di indirizzi:

La Fonda de San Miguel, 25 Donato Guerra. Quesadillas di farina di zucca. basta a convicervi?

La Rinconada, 86 Morelos. Oh tu, flan!

La Feria, 291 Corona. Guacamole a iosa e mariachi che suonano.

Dormire: http://www.demendoza.com.mx/site/es/

Si ringrazia:

Don Julio Tequila

Abiti

Kway

Nike

Stella McCartney

Chanel


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