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Million dollar baby (di Clint Eastwood, 2004)

Creato il 07 dicembre 2012 da Iltondi @iltondi

Il vecchio Frankie Dunn (Clint Eastwood) ha fatto della boxe la propria vita, e dopo gli anni passati a bordo ring gestisce da tempo una palestra. Insieme a lui, l’amico e assistente Scrap (Morgan Freeman), ex pugile e ora tuttofare. Un giorno si presenta da loro una ragazza, Maggie Fitzgerald (Hilary Swank), decisa a diventare campionessa di boxe. Dunn, scorbutico e legnoso, all’inizio non ne vuole sapere di essere il suo allenatore, ma poi accetta di aiutarla. million-dollar-baby-locandina

Se in due anni dirigi pellicole come Mystic river e Million dollar baby, mi sa che il mondo ha qualche debito con te. Dopo l’orrore della pedofilia e la sete di vendetta raccontati in Mystic River, Clint Eastwood cambia registro, ma fa ancora centro. Stavolta ognuno dei suoi personaggi principali si impone per le qualità positive: eroi ed eroine che sprizzano coraggio, saggezza, autenticità, tonalità emotive di ogni gradazione. E con il tratteggio dell’anziano scontroso che piano piano si apre ai sentimenti, Eastwood prepara la strada al Walt Kowalski di Gran Torino, tra battute condite di ironia pungente e un cuore grande così. Il suo Frankie Dunn è caratterizzato alla perfezione: studia il gaelico, si diverte a infastidire il prete con domande provocatorie, ha perso l’affetto della figlia che non ne vuol più sapere di lui. Sequenze veloci di combattimento, piene di vita, e altre lente, soffocate dall’angoscia. Sceneggiatura magistrale di Paul Haggis (Oscar nel 2006 per Crash – Contatto fisico), nella quale brillano dialoghi quasi filosofici, che fanno correre la boxe sul binario parallelo dell’esistenza (“A volte, per tirare un colpo vincente, bisogna arretrare. Ma se arretri troppo, non combatti più”, “Invece di allontanarti dal dolore come farebbe qualunque persona sana, gli vai incontro. Tutto nella boxe funziona al contrario”). Quattro premi Oscar (miglior film, regia, Hilary Swank e Morgan Freeman) e fotografia scura, efficacissima del fido Tom Stern (lui sarà Oscar per Changeling qualche anno dopo). Riprese che danno il senso di una maturità registica ormai paragonabile a pochi altri autori, una musica che piangi solo a sentirne le prime note (di Eastwood anche quella), e il resto sta tutto in “Mo cuishle” (il soprannome affettuoso dato a Maggie). Storia d’amore, di sport, di fede e di scelte (chiesa ed eutanasia riescono a stare nello stesso film e tutto trova il suo equilibrio). Soprattutto un film di scelte, dolorose e insieme necessarie. Million dollar Clint.



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