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Monti chiama la riforma del lavoro. Pronto ad essere sacrificato l’accordo con le parti sociali

Creato il 21 febbraio 2012 da Ilreferendum

di Stefania Manservigi

Monti chiama la riforma del lavoro. Pronto ad essere sacrificato l’accordo con le parti sociali

Monti e Fornero

Dopo il passaggio turbolento di testimone tra anno vecchio e anno nuovo segnato da sacrifici lacrime e sangue, sembra essere giunto il momento di ricostruire un nuovo futuro più “a portata d’Europa” sotto il cielo della bella penisola addormentata.

Riforme dovevano esserci, e riforme ci saranno, fa sapere Monti. Tema caldo e di assoluta priorità resta quello del lavoro, che necessita di un adeguamento ai tempi che corrono, anche a costo di derogare conquiste secolari che hanno rappresentato diritti fondamentali e imprescindibili per le generazioni passate.

E se da tempo ormai le trattative tra governo e sindacati proseguono senza grandi risultati, incentrandosi soprattutto attorno al tema delicato dell’art. 18, il premier fa sapere che il tempo a disposizione sta giungendo al termine e che la riforma si farà e sarà presentata entro fine marzo in Parlamento, a prescindere dall’intesa.

Questo è stato l’annuncio di Mario Monti ieri mattina, dinanzi alla comunità finanziaria a Piazza Affari, che ha tenuto a precisare la non necessarietà di una manovra, nonostante la recessione.

Ma Monti è andato oltre, e ha parlato anche di altro. Dal punto di vista fiscale, infatti, il premier ha espresso “l’obiettivo di far affluire ai contribuenti onesti, in forma di minore aggravio, il gettito della lotta accresciuta contro l’evasione” e ha annunciato che venerdì il pacchetto di semplificazione sarà all’esame del CdM. Previsto poi il taglio di tre punti dell’Irpef per i redditi più bassi e la revisione delle detrazioni e agevolazioni fiscali, mentre arriva uno stop secco sulla riforma sulle authority in quanto, spiega Monti, occorre commisurare tempo, ambizioni e priorità.

E se di crescita si vuole e si deve parlare, per intrecciare le tele del futuro dell’Italia che sarà, non si può prescindere dal considerare una prospettiva più ampia, quella europea. Mario Monti lo sa bene, e spiega come il gioco in Europa debba essere più ampio rispetto a Francia e Germania, con uno sguardo su quei Paesi fuori dall’eurozona con voglia di riforma e crescita.

In questa ricerca dei tasselli giusti per ricomporre il Paese, l’Italia non può quindi giocare da sola, ma volgere l’attenzione anche ai piani superiori.

Ha proseguito poi il premier italiano, dichiarandosi favorevole all’introduzione della Tobin Tax a livello europeo, ma non nazionale come invece auspica fare Sarkozy in Francia.

Chiusura significativa del suo intervento è stata dedicata al tema della trasparenza della Casta. Monti ha infatti previsto per oggi la pubblicazione sui siti dei ministeri le dichiarazioni patrimoniali dei membri del governo, annunciando in un futuro si presume non troppo prossimo lo stesso trattamento anche per gli altri funzionari amministrativi e politici di un certo livello.

Tante idee quindi che prendono il posto delle lacrime, e che nei prossimi mesi delineeranno in modo più concreto la situazione italiana, dando il nuovo volto di questo paese che sta provando a rinascere.

Monti chiama la riforma del lavoro. Pronto ad essere sacrificato l’accordo con le parti socialiE l’intervento di Monti, specie in chiave riforma del lavoro, sembra essere una risposta forte e decisa alle dichiarazioni rilasciate dalla Camusso nei giorni scorsi, ferma e stregua paladina dell’art. 18.

Proprio il segretario della CGIL infatti, dagli studi di “Che tempo che fa”, aveva ricordato la necessarietà di un confronto con le parti sociali sulla tematica lavoro, imprescindibile per poter fare il salto di qualità che tutti i cittadini richiedono. Intoccabile viene definito l’art. 18, conseguenza altrimenti l’indebolimento della norma che equivarrebbe a trasformare i lavoratori in una sorta di servi, lanciando il messaggio “Potete farci quello che volete”.

E se il braccio di ferro estenuante tra le parti, non ancora giunto al termine, sembra essere ormai destabilizzato dalle parole forti e sicure di Monti, continuerà dunque ancora un po’ il tormentone “posto fisso” e “articolo 18”. Proprio in un Paese in cui posto fisso e art. 18 già per molti, allo stato attuale, rappresentano una bellissima utopia.

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