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Nelson Mandela e la stima per la Chiesa cattolica

Creato il 17 dicembre 2013 da Uccronline

Nelson MandelaE’ morto in questi giorni Nelson Mandela, storico leader del movimento di liberazione dall’apartheid nel Sud Africa e primo presidente realmente eletto da tutto il popolo sudafricano. Ha vinto il premio Nobel per la pace nel 1993.

Tutti conoscono il suo grande impegno per i diritti umani e per la riconciliazione nazionale, l’apparato mediatico trasmette notizie a ritmo continuo su questo. La Chiesa cattolica in Sudafrica ha espresso la sua gratitudine «per il sacrificio offerto per tutti i popoli del Sudafrica e per la sua guida e la sua ispirazione con le quali ci ha guidato sulla via della riconciliazione», ha scritto Mons. Stephen Brislin, Arcivescovo di Città del Capo e Presidente della Southern African Catholic Bishops’ Conference (SACBC) nel messaggio di cordoglio. Anche Papa Francesco ha inviato il suo messaggio ricordando per aver saputo «forgiare un nuovo Sud Africa costruito sulle solide fondamenta della non violenza, della riconciliazione e della verità».

Mandela, da sempre un devoto cristiano metodista, fu molto vicino alla Chiesa cattolica, di cui aveva molta stima. «Sono molto grato alla Chiesa cattolica», disse. «Quando i neri non potevano nemmeno salire su un autobus, la Chiesa cattolica li faceva vescovi e cardinali». Anche in questi giorni è stato ricordato che furono le scuole cattoliche le prime, sul finire degli anni Settanta, a sfidare la segregazione razziale nelle aule. In un discorso del 1993, il premio Nobel per la pace ebbe a dire ad esempio: «La Chiesa è importante nella vita di ogni giorno ma uno deve essere stato in una prigione sudafricana per apprezzare il ruolo cruciale da lei rivestito nel cercare di alleviare la sofferenza causata dai tribunali governativi». Lodò anche «il ruolo molto importante giocato dalla Chiesa cattolica nel lottare per la giustizia» e apprezzò particolarmente la figura di Giovanni Paolo II. Nel novembre 1984 scrisse una lettera dalla prigione di Pollsmoor al neovescovo di Città del Capo, monsignor Stephen Naidoo, di cui Mandela era diventato amico durante una visita del presule a Robben Island, prigione nella quale partecipava alla Messa cattolica, ricevendo i sacramenti. La tua «nomina è un evento che, ne sono sicuro, sarà ben accolto non solo dai tuoi parenti e amici più stretti», scrisse Madiba a mons. Naidoo, «ma anche dai credenti di differenti confessioni religiose e da tutti coloro che sono sufficientemente perspicaci per apprezzare il ruolo innovativo giocato sul piano storico dalla Chiesa in generale, e in modo particolare la sua formidabile presenza, oggi, nella lotta per un mondo migliore e fondato sulla pace».

Gli sbagli storici della Chiesa, ha proseguito nella lettera, «sono stati completamente rimpiccioliti dagli enormi successi conseguiti e questo è l’aspetto sui quali si concentreranno chi è ottimista e coloro che devono costruire il futuro». Occorre ricordare, comunque, che lui stesso non fu esente da errori, anche molto gravi, che però non hanno intaccato la sua meritata fama. Lo scrittore Zakes Mda ha accusato gli europei di averne fatto «un santo della pace, un nuovo Mahatma Gandhi», in realtà la storia è vera a metà: «Tutti i suoi sforzi sulla via della riconciliazione hanno riguardato le divisioni tra bianchi e neri. Le divisioni tra neri sono continuate». Mandela, questo lo si sa, chiuse gli occhi sulle ruberie dei compagni: «La corruzione in cui oggi annaspiamo è cominciata durante la sua presidenza. Lui personalmente non fu coinvolto. Però sapeva e non fece niente per sanare la piaga. Chiesi di incontrarlo una volta, gli parlai della corruzione ma lui rimase freddo. Perché era fedele al partito, leale con i compagni. Per lui erano tutte persone integre. Il risultato: mentre lui era presidente la corruzione ha messo radici. E quando mette radici sappiamo quanto è difficile da estirpare».

Lo stesso Mandela rifiutò la nonviolenza di Gandhi e ritenne che le repressioni del governo si potevano contrastare soltanto con un movimento di guerriglia. Nella sua autobiografia intitolata “Il Lungo Cammino Verso la Libertà”, ha ad esempio ammesso di aver dato lui l’ordine per la bomba di Church Street, scoppiata alle ore 16.30 di Venerdì 20 Maggio 1983, nella cui strage morirono 19 persone e altre 217 rimasero ferite innocenti. Venne inoltre finanziato dalla rete comunista internazionale, la quale prima sosteneva il regime razzista dell’Apartheid e considerava Mandela un terrorista, la quale costruì la sua immagine occidentale come messia nero. L’apertura all’aborto e alle nozze e adozioni gay in Sudafrica vanno lette in questo contesto. Il suo progetto per un Sudafrica migliore, infine, non ha funzionato molto, ancora oggi il Paese è in cima alle classifiche mondiali per tassi di omicidi, stupri e diffusione dell’Aids.

In ogni caso è giusto concentrarsi su quel che di buono c’è nella storia di ognuno. Occorre anche ricordare all’ipocrisia della stampa che nel mondo sono tanti i Mandela ignoranti dall’Occidente, forse perché cattolici. Antonio Socci ha citato mons. Giacomo Su Zhimin, vescovo cattolico di Baoding (Hebei), che ha trascorso 41 anni in lager e prigioni varie, senza alcuna accusa e senza alcun processo. Oppure mons. Cosma Shi Enxiang, vescovo cattolico di Yixian, che ha passato 52 anni fra lager, prigioni e lavori forzati, arrestato nuovamente nel 2001 e da allora sparito. Entrambi chiedevano semplicemente diritti umani e libertà religiosa. Pensiamo anche ad Asia Bibi e alla violenza contro i cristiani del Pakistan. Niente di questo però fa notizia e suscita scandalo.

I media creano a tavolino santoni e messia, l’incredibile idolatria verso Che Guevara di cui ancora oggi sono vittime migliaia di persone nel mondo è davanti agli occhi. Di Madiba è già stato fatto un marchio del valore di 53 miliardi di dollari tra magliette, ristoranti, poster, vino, fino a reality show, “tutto fa Mandela”. Secondo il Daily Telegraph dietro al business ci sarebbero le figlie e le nipoti del leader sudafticano, che vendono le stampe delle mani a 14mila euro l’una. L’Occidente, povero di Dio, ha evidentemente bisogno di idoli.

La redazione


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