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Neve

Da Laconiglia
Quanto ero bambina avevo un libro pieno di piccole storie e poesie legate alle varie stagioni.
Adoravo tutto ciò che era legato all'estate, ma ogni stagione aveva il suo perché e nel periodo invernale c'era una poesia sulla neve che mi incantava. Ne ricordo solo un pezzetto, perché era molto lunga, ma questo pezzo mi faceva sognare per l'armonia dei suoni che si susseguivano.
Danza la falda bianca
Nell'ampio ciel scherzosa
Poi sul terren si posa,
Stanca.
La me bambina stava china su quel libro, immaginando quei fiocchi di neve che componevano la loro danza nel cielo, fino ad atterrare sul terreno per riposarsi.
La me bambina immaginava tanto la neve e la vedeva poco. Anzi la vedeva praticamente niente.
Tre volte in tutta l'infanzia. Una a due anni, una a sette come richiesta per il suo compleanno e una a dieci, dove per miracolo Cagliari si vestì per un giorno di bianco, cogliendo tutti di sorpresa per quel suo vestito così inusuale.
Ho aspettato i 29 anni per poter assaporare come una caramella i versi della poesia sulla neve della mia infanzia.
E anche ora che sono seduta sul parquet del salotto, non posso che sollevare lo sguardo verso la finestra che mi sta di fronte per osservare la danza dei fiocchi di neve, la loro discesa solenne e giocosa, che li porta a inseguirsi, amarsi, perdersi e ritrovarsi in un turbinio che ha dell'ipnotico.
La notte per strada. La temperatura è sotto lo zero ma io alzo lo sguardo incantata ad osservare la falda bianca che che gioca alla luce dei lampioni. Sento questi fiocchi sul viso, sento le guance che perdono calore e sono loro grata , perché hanno scelto di finire il loro viaggio sul mio viso. Baciandomi e facendomi assaporare ancora una volta quei versi che tanto mi piacciono.
Danza la falda bianca
Nell'ampio ciel scherzosa
Poi sul terren si posa,
Stanca.

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