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No a Facebook e Twitter in Rai: i giornalisti non ci stanno

Da Ilreferendum

di Manuel Lai

No a Facebook e Twitter in Rai: i giornalisti non ci stanno

La lettera della dirigenza Rai ai giornalisti e collaboratori

Cari giornalisti Rai, Facebook e Twitter non fanno per voi. Così ha tuonato Lorenza Lei in una lettera che impedisce a giornalisti e collaboratori di rilasciare dichiarazioni via internet, in particolare attraverso i social network. La circolare, datata 8 luglio, estende ai due più importanti social network le regole sulle dichiarazioni agli altri media e sulle informazioni da fornire agli organi di stampa.

Una comunicazione che ha quasi del paradossale. “Negli ultimi tempi – si legge – si è verificato un numero sempre crescente di casi in cui sono state rilasciate, con diverse modalità, da parte di dipendenti e collaboratori dell’Azienda, dichiarazioni improprie agli organi di informazione. Alla luce dell’evoluzione tecnologica e produttiva dei mezzi e sistemi di comunicazione, quanto stabilito con riferimento alle dichiarazioni agli organi di informazione, deve intendersi riferito anche alle dichiarazioni rilasciate su siti internet, blog, social network e similari”.

Non si è fatta attendere la risposta dei giornalisti, indignati da una presa di posizione così dura e incomprensibile. In una lettera pubblicata su molti profili Facebook si sono rivolti direttamente alla direttrice generale con toni decisi e forti.  “Le impostazioni della privacy da me selezionate prevedono – dice la lettera – che il contenuto del mio profilo Facebook sia visibile solo a un ristretto numero di persone da me considerate, in base a criteri di mia scelta e insindacabili da alcuno, ‘amici’. Pertanto, qualunque informazione, commento, opinione o materiale da me pubblicato sul suddetto profilo non può costituire in nessun caso ‘Dichiarazioni agli organi di informazione’, ma deve essere piuttosto assimilato, da tutti i punti di vista compreso quello legale, a contenuto di corrispondenza privata”. La missiva fa poi appello agli articoli della Costituzione e del Codice penale che tutelano la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione e la manifestazione libera del pensiero: “l’elementare principio giuridico della gerarchia della fonti normative non può prevedere in nessun caso che una circolare aziendale prevalga sul diritto alla libera manifestazione del ‘proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni

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Lorenza Lei, ex direttrice generale Rai

altro mezzo di comunicazione’ sancito nell’art. 21 della Costituzione”. Il finale è invece ancor più ironico e dissacrante. “Pertanto – conclude la lettera – nell’improbabile caso che Lei stia leggendo queste righe, La informo che sta già commettendo un reato e la diffido dal persistere”.

Così la televisione pubblica fa ancora parlare di sé. E sempre per sterili e inutili polemiche. La Lei si è esibita nel suo ultimo canto del cigno, prima di essere sostituita alla dirigenza dal premier Mario Monti. E anche la Rai sembra sempre più sull’orlo del precipizio, in un tracollo ormai grave e irrimediabile. Vittima della partitocrazia e delle decisioni dettate dall’alto non riesce ad uscire da quella situazione di grave crisi economica e d’immagine. Chiusa in una concezione antiquata di servizio televisivo è sempre più schiacciata dai suoi più diretti concorrenti, con funzionari e collaboratori sul piede di guerra. Situazione sempre più insostenibile, dove nessuno sembra più capace di rimettere assieme quei pezzi che continuano a cadere, facendosi via via sempre più piccoli.


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